Happy Birthday Ale! [e buona focaccia a tutti]

Ho sempre pensato che il mondo virtuale fosse un po’ strano.. cioè, che qualcuno potenzialmente dall’altra parte del globo legga ciò che scrivo a qualsiasi ora del giorno e della notte è una roba strana forte, ammettiamolo.

Ma è ancora più strano, se ci penso, che persone conosciute in questo modo virtuale ormai siano parte talmente integrante della mia quotidianità da considerarle come persone che frequento tutti i giorni, anche se sono sparse per l’Italia o, ancor più, per il mondo.

Ed è così che, quando una persona che conosci in rete da al massimo un paio di anni e di persona da poco più di anno (al Med Diet Camp in Sardegna) compie gli anni e si trova per caso dall’altra parte del mondo, a centinaia di migliaia di chilometri e a sette ore di fuso da qui, ti senti come se li compiesse un’amica che vive a due fermate di metro da te, o la collega con cui lavori cinque-giorni-su-sette. Forse è perché, allo stesso modo o forse più, noi ci sentiamo (fosse pure in una conversazione di gruppo, in un commento en passant) tutti i santi i giorni.

Alessandra, questo post e questi auguri (come sempre studiati a puntino da quella macchina “infernale” e precisissima che si chiama Redazione MTC) sono tutti per te, che ora probabilmente ti starai svegliando e che mi auguro sarai fin da subito invasa da una mole di auguri virtuali pari alla produzione di banane di tutto il continente Asiatico.

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Disegno, come sempre azzeccatissimo della Mai

 Buon compleanno, Alessandra, di tutto cuore. E a te che hai sconvolto per sempre l’idea del genovese “braccine corte” grazie alla tua generosità senza pari, a te che mi hai fatto scoprire angoli di Genova che non conoscevo e una bellezza che non immaginavo tale e tanta, non posso che dedicare la ricetta di qualcosa senza cui Genova non sarebbe tale, la sua fugassa. Ovviamente con la tua ricetta, che copio e incollo pari pari dal tuo blog non per mancanza di fantasia o di voglia di scrivere ed elaborare, ma perché anche quella ricetta, senza il tuo modo di scrivere e di essere,  non sarebbe così dannatamente buona.

Happy (Singaporean) Birthday!

Focaccia della Van Pelt

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Buon Natale.. e una fetta di Pandoro per festeggiare

Oggi sarò brevissima, poiché saremo tutti impegnatissimi fra preparativi, regali e cibo.

Ma non posso e non voglio farvi mancare né i miei auguri né una bella fetta di Pandoro fatta in casa per festeggiare insieme. La ricetta è quella di Adriano aka Profumo di Lievito (con le dosi modificate per ottenere un solo pandoro da chilo), e il risultato è stato al di sopra delle mie aspettative; è solo rimasto un po’ palliduccio rispetto a quanto mi aspettassi, ma nulla che una generosa spolverata di zucchero a velo non possa risolvere.

Poche parole, ma un grande pensiero per augurarvi un Sereno Natale.

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Pane senza impasto a lievitazione naturale per “I magnifici 6”

Questo mese è denso di iniziative importanti, alle quali desidero proprio dare il mio contributo. L’altra volta vi ho parlato di un contest incentrato sulla salute, mentre questa volta vi parlo di dieta mediterranea, e i due argomenti non sono poi così dissonanti.

La Dieta Mediterranea, infatti, come ho imparato l’anno scorso al Med Diet Camp, è stata riconosciuta nel 2010 come Patrimonio Immateriale dell’Umanità proprio in virtù della sua completezza e della sua importanza per il mantenimento di un’alimentazione sana ed equilibrata, un aspetto fondamentale per rimanere n buona salute.

Proprio per celebrare la dieta mediterranea, l’AIFB, insieme all’Associazione Nazionale Città dell’Olio, promuove un contest che concentra la sua attenzione su 6 macro-categorie di cibi tipiche di questo schema alimentare: pane, pasta, pesto, timballi, scapece, pani dolci.

Io ho scelto di cominciare dalla base, e la base per me non può che essere il pane.

Pane blog

Il pane, oltre ad avere per la cultura cristiana un significato liturgico e religioso importantissimo, è una delle basi della nostra alimentazione quotidiana, oggi come cento, mille o duemila anni fa. Pane che spesso, in tempi non così lontani da noi, nei ceti più poveri nulla aveva a che fare con il grano a cui oggi siamo abituati, ma era fatto di farine povere, come quella di castagne o di cereali inferiori.

Il pane, in ogni sua forma, è stato il trait d’union fra poveri e ricchi, fra chi si poteva permettere di accompagnarlo solo ad una zuppa di legumi o ad un pezzo di formaggio, e chi invece poteva mangiarlo insieme a companatici più raffinati, potendo godere, grazie al pane, del piacere di un succoso intingolo, magari di carne.

Il pane ha una storia antica, che profuma di lievito madre, che racchiude in sé il sudore e la fatica di generazioni e generazioni di panificatori e di fornai e che ha il potere confortante che solo un cibo semplice può avere. Ma è anche storia di oggi, di un alimento capace di metterci in contatto con le nostre radici più profonde, fatte di mulini, di forni a legna in comune, di cotture una volta alla settimana, di sapori antichi eppure sempre uguali.

Per tutte queste ragioni ho deciso di partire dal pane, cercando di declinare il pane più antico, quello a lievitazione naturale, in chiave moderna, senza cotture a legna, senza impasto, con tempi brevissimi di lavorazione e lunghissimi di lievitazione, per sposarsi meglio con quella vita frenetica così lontana dai tempi che furono, a cui non posso che adattarmi, ma che non voglio che mi allontani o mi privi di quei piaceri senza tempo, proprio come il pane appena sfornato.

Inoltre, per  non dimenticare l’incredibile versatilità del pane, ho deciso di abbinarlo non tanto ad una pietanza, quanto ad una confettura fatta in casa (di pesche noci e vaniglia, nel mio caso), per non dimenticare quante colazioni e merende sane e gustose si possano fare con una semplice fetta di pane.

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Pane Olivia blog

Nota di servizio: non notate un’oscura presenza alle spalle del pane?

Pane marmellata finale blog
Con questa ricetta partecipo al Contest “I magnifici 6”, categoria pane.

BANNER CONTEST

Buona Pasqua: colomba a lievitazione naturale di Giovanni Pina con metodo Massari

Anche quest’anno non posso esimermi dal postare una ricetta tipicamente pasquale.. tre anni fa fu la pastiera (in una versione molto easy, nulla a che vedere con quella tradizionale provata quest’anno e di cui spero di parlarvi presto), due anni fa la colomba con lievito di birra, l’anno scorso la torta pasqualina, e quest’anno è finalmente giunto il momento di cimentarmi con la colomba a lievitazione naturale.

Ci avevo già pensato a Natale, per il panettone, ma né io né il mio lievito eravamo preparati per l’occasione, poi i ritmi serrati e i due lavori hanno deciso per me: non era cosa.

Ma a Pasqua le cose sono andate diversamente: il lievito era ormai pronto, con alle spalle qualche bella pagnotta, ed io con lui, complici i giorni di vacanza ed una particolare baldanza, derivata da non so dove, che invece di farmi provare una mezza dose, per evitar disastri, me ne ha subito fatte provare due, così, perché il rischio è il mio mestiere.

Poi sono arrivati i dubbi, le paure: lieviterà abbastanza? Lieviterà troppo? Saprà di acido? Ma per fortuna quando sei in crisi, a volte giungono in tuo soccorso persone che hanno fatto o che fanno insieme a te, e che ti sostengono con piccoli ma concreti aiuti. Chi si informava dell’andamento, chi mi consigliava di assaggiare l’impasto per testarne l’acidità, e passo dopo passo sono arrivata a sfornare le mie prime colombe a lievitazione naturale, splendide e deliziose. Quindi grazie a Teresa di Scatti Golosi per la ricetta passo-passo, le notizie essenziali e l’aiuto live su Gennarino, e grazie a Loredana de La cucina di mamma Loredana per aver sedato le mie preoccupazioni e per aver “colombatoinsieme a me.

Non troverete una foto della fetta, perché non l’ho ancora affettata; so però che il gusto è delizioso, perché mi ero preparata una mini-colombina per fare il test-drive. Una bontà.

Ora bando alle ciance, vi lascio con questa lunga e splendida ricetta (e i link per le cose indispensabili da sapere) e gli auguri di Buona Pasqua, da parte mia e della mia piccola ladra di mandorle.

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Due premesse: la prima, indispensabile, sul lievito. Per approcciarvi ad un grande lievitato come questo, il vostro lievito madre dovrà essere ben in salute. Rinfrescatelo spesso nei giorni precedenti almeno giornalmente e prima di cominciare fate tre rinfreschi ravvicinati. La prova del nove per sapere se il lievito è pronto è vedere se raddoppia in tre ore a temperatura ambiente (circa 20°C) ; se sì, potete mettervi all’opera. Per leggere qualche informazione in più, vi rimando da Teresa.
La seconda premessa è sulla mia versione della colomba, diversa da quella originale: la mia non è una colomba all’arancia, ma è aromatizzata con arancia, limone e vaniglia, mentre all’interno vi sono arancia e cedro candito e uvetta. Per quella all’arancia, vi rimando sempre a Teresa.

COLOMBA A LIEVITAZIONE NATURALE DI GIOVANNI PINA CON METODO MASSARI

Ingredienti totali per una colomba da 1kg (e ne uscirà anche una da 100g)

Per la glassa e la decorazione

  • 55 g di farina di mandorle dolci
  • 25 g di farina di mandorle amare
  • 200 g di zucchero
  • 4 g di farina gialla (che io ho omesso, raddoppiando la quantità di farina bianca)
  • 4 g di farina
  • 80 g di albumi
  • mandorle intere non spellate
  • granella di zucchero

Per la colomba

  • 330 g di farina forte (preferibilmente di mulino; la qualità della farina è essenziale per la riuscita della colomba. Se proprio non la trovate, optate per una manitoba di buona qualità)
  • 80 g di pasta madre
  • 120 g di tuorli
  • 128 g di zucchero semolato
  • 125 g di acqua
  • 180 g di burro
  • 4 g di sale
  • 15 g di miele d’acacia
  • scorza di un’arancia naturale
  • scorza di un limone naturale
  • i semi di mezza bacca di vaniglia
  • 80 g di arancia candita a cubetti
  • 80 g di cedro candito a cubetti
  • 80 g di uvetta sultanina

Ora che abbiamo tutto, partiamo. Io, per comodità, vi indicherò i tempi che sono occorsi a me per questa colomba (ovviamente sono solo di massima, viste le differenze di temperatura, umidità e forza del lievito).

Il giorno prima – La glassa

Per ottenere la farina di mandorle (se non l’avete acquistata già pronta), frullate lentamente e ad intermittenza le mandorle con lo zucchero, utilizzando un macina-caffè. Poi, aggiungete le farine e incorporate lentamente gli albumi, sempre mescolando. Mettete quindi in frigorifero fino al giorno successivo.

Giorno 1 – 1° impasto (per me ore 21,00)

Ingredienti

  • 240 g di farina forte
  • 80 g di lievito madre
  • 60 g di tuorli
  • 68 g di zucchero semolato
  • 95 g di acqua
  • 80 g di burro morbido

Procedimento

Utilizzando l’impastatrice con il gancio, lavorate la farina, lo zucchero sciolto nell’acqua, il burro morbido e 1/3 dei tuorli, fino ad ottenere una prima incordatura dell’impasto. Aggiungete quindi il lievito madre ridotto in piccoli pezzi e poi il resto dei tuorli, un po’ per volta (io vi consiglio di sbatterli e poi aggiungerli a filo).
Lavorate la pasta fino ad ottenere un composto liscio, ma non eccessivamente lucido. Durante questa fase controllate la temperatura, per due motivi: per non superare i 26 gradi e per chiudere a questa temperatura l’impasto finale, in modo da consentire un avvio veloce della lievitazione.

Coprite con la pellicola e mettete a lievitare a 26/28° C fino a che non sia triplicato di volume. Per la lievitazione, a meno che non abbiate una camera di lievitazione o un forno con questa funzione, vi consiglio di scaldare il forno a 50°C, quindi spegnerlo, lasciando solo accesa la lucina, mettere l’impasto e sul fondo del forno porre un tegame largo pieno di acqua calda, che cambierete qualche volta, in modo da mantenere l’ambiente caldo ed umido.

Nota importante di Teresa: per non commettere errori, è bene prepararsi un sistema di controllo delle lievitazioni, su una piccola quantità di impasto. Prima delle due lievitazioni, prelevare un po’ di impasto, pirlarlo e metterlo in un contenitore trasparente graduato (o in un bicchiere contrassegnando il livello con un elastico); questo servirà come spia di lievitazione per valutare la crescita durante la prima lievitazione. 

Attenzione: se il primo impasto non è sufficientemente lievitato, farà ritardare la successiva lievitazione pari ad un tempo uguale a tre volte la mancanza di tempo sottratto all’impasto precedente.

 

 Giorno 2 – 2° impasto (per me ore 14,00)

Ingredienti

  • 90 g di farina forte
  • 60 g di zucchero
  • 60 g di tuorli
  • 4 g di sale
  • 15 g di miele d’acacia
  • 30 g di acqua
  • 100 g di burro morbido
  • la scorza di un’arancia naturale, grattugiata
  • la scorza di un limone naturale, grattugiata
  • i semini di mezza bacca di vaniglia
  • 80 g di arancia candita a cubetti
  • 80 g di cedro candito a cubetti
  • 80 g di uvetta sultanina ammollata e strizzata

Procedimento

Prima di riprendere l’impasto, riponetelo per un po’ a bassa temperatura, questo faciliterà la lavorazione successiva. Io l’ho messo una mezz’oretta in frigorifero e, nel mentre, ho organizzate gli ingredienti per il secondo impasto.

Nella planetaria a velocità bassa reimpastate l’impasto lievitato e aggiungete la farina e il miele, lavorando fino ad ottenere un composto liscio. Aggiungete quindi lo zucchero leggermente sbattuto con 1/3 dei tuorli mantenendo sempre l’impasto liscio, aggiungete quindi il sale e di nuovo 1/3dei tuorli (sempre dopo averli sbattuti, a filo). Quando la pasta è di nuovo bella elastica ed omogenea incorporate il burro morbido ed i tuorli residui. Impastate quindi aggiungendo a filo l’acqua; lavorate fino a quando l’impasto non si presenta ben elastico (deve fare il velo). Aggiungete quindi gli aromi (arancio, limone e vaniglia),  i canditi e l’uvetta precedentemente ammollata, strizzata ed asciugata ed impastate a bassissima velocità finché siano ben distribuiti.

Rovesciate quindi l’impasto su un piano di lavoro imburrato e  lasciate  puntare per un’ora circa (importante per la formazione della pelle). Pesate quindi l’impasto, prelevandone un chilo e tenendo il resto da parte (dovrebbe avanzarne circa 1 etto, con cui potrete fare una colombina o qualcosa di simile per assaggiare il risultato prima del tempo). Pirlate l’impasto e lasciate riposare, sempre all’aria, per trenta minuti.

Ripetete per tre volte,  quindi tagliate la pasta in 2 pezzi, che sistemerete nel pirottino, prima le ali e poi il corpo sopra (io ho messo nel pirottino alle 20 circa). Coprite con la pellicola e mettete quindi a lievitare, in forno spento come avete fatto precedentemente.

Una volta che appaia a ben lievitata (l’impasto deve arrivare circa ad 1 cm sotto il bordo del pirottino; per me ci sono volute circa 3 ore e mezza, ma potrebbe volerci anche il doppio), togliete la pellicola e lasciate all’aria per circa 30 minuti (serve a fare la pelle)  e procedete alla glassatura, quindi distribuite la granella di zucchero e le mandorle intere.

La cottura

Io, su indicazione di Teresa, ho cotto  su pietra refrattaria, che ho inserito nella tacca più bassa del forno, a 175°C . Dopo circa 40 minuti misurate la temperatura al cuore (se potete): quando questa è arrivata ad 87°C circa spegnete il forno, lasciandolo socchiuso, e lasciando le colombe al suo interno per cinque minuti; se invece volete sfornarle subito, la temperatura al cuore non deve salire oltre i 92°C.
Se non avete un termometro, usate uno spaghetto, che dovrà uscire asciutto, ma non troppo (lo so, è un metodo un po’ empirico,  ma è meglio di nulla).

Una volta sformate, fate raffreddare le colombe capovolte, appoggiate con dei ferri da calza su una pentola; io puntualmente mi dimentico di questo passaggio e le faccio raffreddare normalmente e, per il momento, non ho mai avuto particolari disastri. Però, se potete, fatele raffreddare capovolte.

Il giorno dopo, una volta fredde, imbustate in sacchetti per alimenti. E non assaggiatela subito: come per tutti i dolci a lievitazione naturale, non è al meglio appena cotta, ma lo diventa dopo un minimo di maturazione. Per cui, cercate di resistere, e non assaggiatela prima di 3-4 giorni.

 

Se avete resistito con la lettura fino in fondo vi siete proprio meritati una seconda serie di AUGURI DI BUONA PASQUA!

Colomba lievitazione naturale finale blog

Soda Bread per il San Patrizio che fu e per lo Starbooks Redone

Il 17 marzo si festeggiava San Patrizio, patrono d’Irlanda e, come ogni anno, mi sono trovata a festeggiare questa occasione con una  piccola cena a tema.

Pare ironico: io che non festeggio nemmeno i santi della mia città mi trovo a festeggiare quelli altrui. Sì, ironico, ma non troppo, se pensate che ormai da dieci anni l’Irlanda occupa le prime posizioni della mia top 10 dei luoghi che vorrei visitare. Sì, dieci anni, cioè dal mio diciottesimo compleanno, quando il mio desiderio maggiore era quello di organizzare un lungo viaggio post-diploma in Irlanda, il tutto in bicicletta.

I miei genitori mi regalarono persino quella bicicletta, bella come il sole e tutta attrezzata per un lungo viaggio. Il destino però ha voluto che quella bicicletta rimanesse quasi inutilizzata per 10 anni, per vivere poi di una tratta casa-lavoro e venire infine tristemente rubata nel cortile della mia nuova casa.

Lo so, sembra una metafora sugli infranti sogni di gioventù, e in effetti non è che oggi vi abbia proprio accolto con un’iniezione di allegria e buonumore!

Rimedio subito… intanto ascoltate qui, che non fa mai male, e poi aiutatemi a pensare che prima o poi l’Irlanda arriverà (o meglio, io arriverò da lei, anche se con un filino di ritardo). Di sicuro con questo soda bread e lo spezzatino alla Guiness che l’ha accompagnato sembra assai più vicina.

Soda bread collage blog

Soda bread finale blog

Puntavo questo soda bread da quando l’ho visto da Cristina di Vissi d’arte .. e di cucinanello Starbooks di ottobre . Non è la prima volta che preparo un soda bread, ma la ricetta qui è diversa, e credo che la differenza la giochi tutta il riposo della pagnotta prima di infornarla, in modo che il bicarbonato inizi ad agire. Il risultato è una pagnotta dalla mollica morbida e fragrante, con una crosta dorata e croccante e con quel lieve retrogusto “di torta” (passatemi il termine, ma è quel cicinin -come si dice dalle mie parti- di dolciastro dato dal bicarbonato) che lo rende adattissimo ad accompagnare piatti sapidi ed importanti… ma se spalmato di burro e marmellata o di crema al cioccolato diventa una cosa che non si spiega a parole.

Per di più la ricetta è ben spiegata, facile, veloce e a  prova di bomba, anche per chi ha poca o alcuna dimestichezza con i lievitati (visto che questo è decisamente un lievitato sui generis).

Ricetta assolutamente PROMOSSA

Aria di Torino – Grissini torinesi stirati delle Sorelle Simili

Torino = Grissino

I grissini qui sono un’istituzione. Trovarne di buoni e fragranti, però, non è sempre così facile. E, chi lo ha provato lo sa, un grissino gnecco, vecchio e molliccio, è veramente un affronto alla loro infinita e semplice bontà.

Così, se non sapete dove procurarvi degli ottimi grissini stirati a mano, se non siete di Torino o se volete togliervi uno sfizio per l’ora dell’aperitivo (e si sa che qui a Torino di aperitivo ne sappiamo qualcosa), eccovi la ricetta per farli da voi (che poi, come si dice…”chi fa da sé fa per tre“).

La ricetta non è mia, ma delle sorelle Simili, anche se io l’ho rubata impunemente alla Greg.. da quando ho visto il suo post sui lunghi lunghi (come li chiamerebbe la sua pulce) ho vissuto come un affronto il fatto di essere torinese e di non aver mai fatto i grissini con le mie mani… ma ora mi sento decisamente a posto con la mia coscienza.

Abbastanza veloci da fare, facili e ci si diverte pure. Ma, soprattutto, vi garantisco che rimarrete sbalorditi dal risultato.

Grissini così buoni è difficile trovarli!

Grissini blog

Grissini finale blog