Non solo “cacio e pere” – Gelatina di melograno all’aceto balsamico tradizionale di Modena D.O.P

Giusto qualche post fa vi raccontavo delle origini del detto “al contadino non far sapere quanto è buono il cacio con le pere” e di quanto effettivamente sia felice il loro matrimonio, e ora son già qui a smentirmi..

Vabbè, smentirmi, diciamo che spezzo una lancia a favore della teoria che un amore felice non ne escluda necessariamente altri. E così, se è vero che cacio e pere si ameranno nei secoli dei secoli amen, secondo me cacio e melograno possono tranquillamente avere una relazione parallela.

Se poi al melograno aggiungiamo qualche goccia di aceto balsamico tradizionale di Modena D.O.P, magari buonissimo ed intenso da sembrare vin cotto come quello dell’Acetaia La Tradizione, allora capirete anche voi che il matrimonio con il formaggio, specialmente quello stagionato, è quasi scritto nel destino.

Ecco così che vi propongo la mia gelatina di melograno con aceto balsamico tradizionale, perfetta per accompagnare formaggi stagionati (io ho scelto un Parmigiano Reggiano 36 mesi) e come regalo home-made in vista del Natale (considerando anche che il melograno è un frutto benaugurale).

Non so se ve ne siete accorti, ma è la seconda volta in due post che parlo del Natale (qui il liquore al bergamotto, se ve lo foste persi).. io fossi in voi comincerei ad avere paura, del Natale alle porte, mica di me!

Gelatina di melograno blog

Gelatina di melograno finale blog

Con questa ricetta partecipo al contest di Cucina Semplicemente

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e al Gluten Free (fri)day

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Profumo di autunno – Marrons glacés e loro crema

Non so come la pensiate voi, ma io credo che ci siano dei prodotti davvero iconici di una stagione: non c’è estate senza albicocche, pesche, anguria e melone, non c’è primavera senza asparagi ed erbette spontanee e non c’è inverno senza arance, clementine e mandarini.

Così, allo stesso modo, non c’è autunno senza zucca, funghi e castagne.

È inequivocabile, se vedete una castagna o un marrone al mercato, è sicuro che, alzando gli occhi al cielo, vedrete qualche foglia gialla o rossa sugli alberi. E, ugualmente, non vedrete mai un marron glacé nelle vetrine di una  pasticceria (una di quelle vere, almeno) prima che sia arrivato ottobre.

Così, ora che siamo nel periodo giusto, non ho saputo resistere al fascino dei marrons glacés e mi ci sono cimentata.. mi sono affidata in tutto e per tutto al mitico Adriano e sono riuscita nell’intento. Solamente qualche piccola premessa: la ricetta non è per nulla difficile, è solo lunga da eseguire (se cominciate oggi avrete i vostri marrons glacés tra una settimana), ma richiede un impegno limitato (mezz’oretta al giorno, tranne il primo e l’ultimo giorno, che avrete un po’ più di lavoro). Quindi non vi fate intimorire e, se vi intrigano, provateci, perché non ve ne pentirete.

L’unica accortezza che vi consiglio sentitamente è di utilizzare un cestello che abbia il fondo piatto (perfetto quello da frittura, ma anche uno di quelli per la cottura a vapore), in modo da sistemare i marroni ordinatamente, così che non sfreghino l’uno con l’altro in cottura;  essi infatti durante il processo di canditura sono molto fragili, e solo il toccarsi fra loro o uno sciroppo portato a bollore eccessivo può risultare nella rottura dei marroni stessi (che poi è una bella rottura di marroni). Ve lo dico perché ci sono passata e, seppure i marroni rotti siano buoni esattamente come quelli interi, capisco bene la delusione di non ottenere un prodotto perfetto dopo aver seguito il lungo procedimento. Ma, anche in questo caso, non perdetevi d’animo,  visto che in calce alla ricetta vi suggerisco una crema di marrons glacé che non vi farà rimpiangere nulla.

Marrons glacés blog

Crema di marrons glacés blog

Con questa ricetta partecipo al Gluten Free (fri)day

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Voglia di Sicilia – Tre conserve di arancia

C’è poco da fare, a volte basta poco per fare grandi cose.

Questo vale nella vita quotidiana e, pertanto, anche in cucina: a volte è un ingrediente semplice a rendere una ricetta eccezionale, ma anche solo una piccola aggiunta, una leggera sfumatura può avere il potere di mutare un piatto. Ma anche un medesimo ingrediente può cambiare radicalmente a seconda di come lo si utilizza, o a seconda di ciò a cui lo si abbina.

Così, una semplice arancia di Sicilia può trasformarsi in modo incredibile a seconda dei procedimenti, delle parti utilizzate e degli aromi aggiunti, dando così origine a tre conserve molto differenti per consistenza, gusto e colore.

Oggi vi propongo, quindi, ben tre modi per trarre il meglio delle arance e conservarne l’inconfondibile gusto anche col mutare delle stagioni.

In ordine di altezza (del vasetto, dal più piccolo al più grande), vi propongo quindi una gelatina di arancia al the nero, una marmellata di arance al profumo di rum e una conserva di arance a fette intere, sperando che almeno una (o più d’una) solletichi la vostra voglia di conserve di frutta.

Anche in questa occasione, è d’obbligo ricordarvi (e ricordarmi, sigh!) che ancora non ho avuto occasione di mettere piede in terra sicula.. com’è, allora, che la mia cucina è tanto influenzata dai frutti di questa terra? E qualcosa mi dice che anche prossimamente tornerò, almeno virtualmente, in Trinacria (mod. suspance ON)…

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Ritorno alla colazione: plum cake alla confettura extra di ciliegie

Dopo un po’ di post a tema differente, torno alla colazione.. non che io nel frattempo abbia smesso di produrre dolci per la colazione (giammai), ma semplicemente perché nel mentre ho rispolverato dei grandi classici della colazione, che non escludo prima o poi vedrete anche qui.

Ogni tanto, però, devo (è una necessità vera e propria) sperimentare qualcosa di nuovo, possibilmente anche per sfruttare tutte le prelibatezze che mi trovo per casa, siano esse hand-made, vinte con qualche contest o gentilmente offerte da qualche ditta, del territorio et non.

Qui ho messo insieme una ricetta base (presa dal blog La farfalla di cioccolato) e una prelibatezza incredibile, cioè una confettura extra di ciliegie che mai più userò per una torta… non fraintendetemi, la torta è venuta deliziosa, ma quella confettura richiede di essere mangiata a cucchiaiate o usata per guarnire una panna cotta, da tanto è buona… e io solitamente detesto la confettura di ciliegie, per capirci.

Ho unito i due ingredienti, et voilà, la colazione perfetta: un plumcake con marmellata, facile da fare (con il trucchetto per ottenere un plumcake con cuore di marmellata e non con “sedere di marmellata”, come ho invece ottenuto io dimenticando il mio stesso trucchetto), buono e genuino.

Un pane e marmellata 2.0: il plumcake alla marmellata!

Crostata di grano saraceno con marmellata di lamponi

Qualche tempo fa mi è arrivata in regalo una fantastica confezione di farina di grano saraceno, e stavo attendendo l’ispirazione per un fare dolce particolare, che ne esaltasse il sapore deciso, appena appena amarognolo, e la sua genuinità. Avevo in mente dei biscotti (che comunque non escludo di proporvi in futuro, visto che di farina me ne è avanzata), ma poi ho pensato ad un dolce veramente genuino, semplice e iper-adattabile, e ho così deciso di fare una crostata.

E, per sposarsi al meglio con il sentore forte del grano saraceno e con la dolcezza intrinseca della frolla, ho scelto una marmellata che fosse dolce, ma non troppo, con un retrogusto appena appena asprigno, che ha creato un connubio secondo me perfetto: ho scelto, infatti, una marmellata di lamponi del Trentino Alto Adige (marca Terre d’Italia), dolce al punto giusto e con l’accento aspro che cercavo.

Ne è risultato un dolce semplice, gustoso, per niente stucchevole, perfetto per la colazione, a fine pasto o per l’ora del the.

Sperando che siate conquistati anche voi da questo felice (a mio avviso) accostamento, vi lascio alla ricetta!

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