Fideuà in bianco e nero per l’MTC

 Sono solo tre mesi che partecipo all’MTC, ed ogni mese è una sfida maggiore. Questo mese Mai ci ha sfidato giocando in casa, proponendo la fideuà, un piatto spagnolo (catalano, per la precisione, ché Castigliano e Catalano non sono la stessa cosa, questo l’ho imparato), un piatto di pesce, un piatto elaborato e allo stesso tempo semplice, perché nato al bordo di un peschereccio, e quindi di preparazione necessariamente facilitata dall’utilizzo di pochi ingredienti e strumenti (credetemi, cucinare su una barca non è cosa semplice).

Inoltre questo piatto è stato richiamare alla memoria un passato (quello del 2009) ormai molto lontano, un viaggio a Barcellona in pieno inverno, in una città alla quale forse non ho permesso di affascinarmi, di catturarmi con la sua eccentricità, le sue forme sinuose, la sua vita pulsante. Un periodo tanto diverso della mia vita, in cui la bellezza dell’eccentrico, del particolare, aveva su di me un potere minore, un periodo in cui non ero pronta a vedere l’essenza di Barcellona. Credo pertanto di avere un ricordo sfalsato di questa città: nella mia mente la rivedo come una città del colore della sabbia, in cui nulla mi è parso finito o definitivo (ma, mentre ora ciò mi appare come segno della speranza, dell’evoluzione, una volta mi pareva come semplice mancanza). Non ne rivedo i colori, non ne risento gli odori, i gusti, e la ricordo algida (e fredda lo era, almeno climaticamente, quando vi andai, sferzata da un vento gelido) e lontana, lontanissima dalla Barcellona vista con gli occhi di Pepe Carvalho, letta tante volte come calda, pulsante, fremente di profumi e di vita.

Incredibile come gli stati d’animo o le fasi della vita possano mutare a tal punto la propria percezione, tanto da cambiare un’intera città. E dire che io sono un’amante del mare, e di solito le città di mare mi piacciono a prescindere: anche nella più infima, nella più banale riesco a trovare qualcosa da amare, di cui serbare un ricordo positivo. Per Barcellona, invece, sento poco o niente (e non è strano come, per un problema informatico accaduto tempo fa, le foto di questo viaggio siano le uniche andate perdute?), è tutto sfocato, confuso, ovattato.

Ma ora ho qualcosa da cui partire, prima di tornare a Barcellona con occhi mi auguro mutati: ho questo piatto di mare, un piatto che ho cercato di trasformare senza trasfigurare, aggiungendo i carciofi (reperibili anche per un peschereccio del 1915 che attracchi in qualsiasi porto spagnolo – mi sono documentata, la Spagna produce carciofi) ed utilizzando quasi esclusivamente seppie nere (eccezion fatta per i gamberoni) con il loro nero (idea di mia mamma, devo riconoscerne il merito).

Una sorta di foto in bianco e nero della fideuà originale, come è in bianco e nero la mia foto di Barcellona. Chissà che prima o poi non vada aggiungendo i necessari colori.

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Fascino in nero: risotto al nero di seppia

Ultimamente mi sono concessa troppa allegria, troppi colori, troppa primavera! Quindi oggi dico basta, e mi depuro con un post total-black, in cui il nero, proprio lui, la fa da padrone.

E questo per quanto riguarda la vista, ma per il gusto?!

Il gusto rimane primaverile, fresco e deciso, che fa pregustare l’estate con le sue note di mare, ma che rimane ancora in questa terra di mezzo che è la primavera, visto l’utilizzo del risotto (che io non vedo affatto come piatto estivo, se si esclude la sempreverde insalata di riso).

Sull’olfatto non mi dilungo, visto che di pesce si tratta, e il pesce o lo si ama o lo si odia, odore incluso… certo non acquisterei un’eau de toilette alla seppia, ma per cucinare e, quindi, mangiare pesce (e non mi veniate a dire che la seppia non è un pesce, ma un mollusco cefalopode, che il concetto l’avete capito benissimo) sono pronta a sopportare anche il non profumatissimo odore (sebbene, in realtà, le seppie non abbiano poi questo gran olezzo).

Sul tatto che dire?! Se proprio ci tenete a saperlo, le seppie sono abbastanza scivolose e durette, non possiedono quindi una consistenza particolarmente piacevole, ma tant’è, come per l’odore, c’è di peggio! Sul nero di seppia, invece, posso solo dirvi che, in presenza di strani desideri legati a tinte atipiche per capelli, potrebbe andare bene!

Direi che ci manca solo l’udito… ma siccome nella mia –pur breve– vita non ho mai sentito una seppia parlare nè, ancor meno, cantare, dovrete attendere che sviluppi dei poteri sovrannaturali appositi.

Finita questa filippica immotivatamente lunga sui cinque sensi, vi lascio in pace e vi presento questa semplice ricetta per un buon risotto al nero di seppia e seppie.