Colazione for dummies – Quadrotti cocco e arancia

Che la colazione sia una delle mie fisse non è più una novità.. l’ho già detto tante volte che la colazione per me è assolutamente irrinunciabile, e che tutto prende una piega ancora migliore quando ad attendere il tuo risveglio c’è qualcosa di fatto in casa, magari di soffice e confortante.

Così, quando trovo sui blog che seguo qualche torta semplice e veloce ho una vera e propria compulsione, devo provarla al più presto, testare se sia adatta o no alla colazione e, se sì, metterla nella mia cartella “preferiti” e riproporla ancora, ancora, e poi ancora.

Quando ho visto la ricetta dei quadrotti al cocco e arancia da Margherita  (aka La petite casserole) credo sia trascorso solo il tempo necessario a procurarmi il cocco grattugiato, prima di passare da “wow, questa la faccio” a pre-riscaldare il forno. Fatta e spazzolata in poco tempo, ho già spacciato la ricetta a non so quante amiche e colleghe, convinte dal mio entusiasmo per una torta morbida e buona, ma anche dal fatto che questa è una ricetta per colazioni for dummies: non solo la torta si prepara in 5 minuti e cuoce in 20, ma per prepararla lo strumento più tecnologico di cui avrete bisogno è un cucchiaio. Nemmeno la bilancia, per capirci.

Vi ho convinti, eh?! Se non vi basta, sappiate che questi quadrotti hanno un profumo inebriante e che, se li preparate a ridosso del Natale, impacchettati a modino sarebbero anche un bel pensiero per il collega che esce sempre di fretta senza fare colazione o per un’amica, magari abbinandoli ad un buon the agli agrumi.

Quadrotti cocco e arancia

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Quadrotti cocco e arancia finale

I muffin di Marsiglia per l’MTC – Pastis, mandorle, fichi secchi ed uva passa

Questa volta bisso, con l’MTC.. impossibile resistere alla tentazione di proporre un altro muffin ispirato!

Ma se l’altra volta era stata Parigi a contagiare i miei muffins, questa volta mi sono spostata verso il mare, verso la Provenza, e nei miei muffin ho voluto che si respirasse l’aria “carica di odori” e le genti diverse che popolano Marsiglia, non una Marsiglia qualsiasi, ma quella raccontata da Jean-Claude-Izzo. In particolare, questi dolci si ispirano all’ultimo libro della trilogia marsigliese di Izzo, “Solea“, quello che più mi è piaciuto dei tre e nel quale mi è parsa più vivo e vibrante il racconto di Marsiglia, anch’essa protagonista di questo splendido e struggente romanzo.

Marsiglia, che io trovo abbia un fascino simile a quello di Napoli e di Genova, nei libri di Izzo non è lo sfondo sul quale si dipanano le vicende raccontate, è la cornice che diventa parte del quadro, il presupposto imprescindibile, senza il quale alla storia e ai personaggi mancherebbe qualcosa. La Marsiglia che si legge nelle pagine di “Solea” è patetica e poetica, senza speranza eppure alla ricerca di un riscatto, è sole ed ombra, è cibo e musica.

Il cibo nei romanzi di Izzo è un protagonista, perché il cibo occupa un ruolo importante nella vita del protagonista Fabio Montale, figlio di italiani, un eroe-antieroe figo e sfigato, donnaiolo impenitente e reietto dell’amore, che nel secondo libro della trilogia, “Chourmo”, afferma “[…] e poi adorava mangiare, e per me era essenziale. Non do nessuna fiducia a chi mangia poco e qualsiasi cosa“.. e io insieme a lui.
In questi libri è facilissimo imbattersi nella ricetta dell’orata ripiena ai finocchi, leggere di tapenade e di soupe au pistou, sognare i piatti greci e turchi e italiani che affollano i locali di Marsiglia frequentati da Montale, o sentire la gola secca a forza di “veder” sorseggiare vini di Provenza e Pastis.

Quello stesso Pastis che, per me, si lega ad una tradizione che sa anche di casa (lo sapevate che l’abitudine del pastis all’ora dell’aperitivo è anche piuttosto diffusa in Piemonte?), oltre che al ricordo di uno splendido viaggio on-the-road in Provenza e Camargue.

Per questo, per la duplice importanza del Pastis per Fabio e per me, sono partita dall’idea che questo alcolico dall’inconfondibile sapore di anice (che all’aperitivo di allunga con acqua e ghiaccio) dovesse fare la parte del leone nei miei muffins marsigliesi, lasciando una chiara traccia della sua presenza. Ma, al contempo, volevo che fosse percepibile l’anima profondamente mediterranea e multietnica di Marsiglia.. e così ho scelto di mettere l’olio extra-vergine, le mandorle siciliane, i fichi secchi greci (che non erano secchi come li intendiamo noi, a volte fino a parer rinsecchiti, ma conservano ancora tanto del rosa e del carnoso del frutto fresco) e l’uvetta turca.

Ho amato moltissimo il sapore e la consistenza di questi muffin, così come ho amato la Marsiglia di Izzo e Fabio Montale.

Sono in cammino verso la gente del mio silenzio. Lentamente, verso coloro presso cui posso tacere. Verrò da lontano, entrerò e mi siederò. Vengo a prendere quel che mi serve per ripartire

Vi lascio con questa frase tratta da “Solea” ma, mutatis mutandis, se volete prendere un muffin prima di ripartire, siete miei graditi ospiti.

Muffin al pastis blog

Muffin al pastis pp blog

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 43

banner

“When life gives you bananas…” (forse è meglio che non continui) – Banana bread all’olio di oliva

Non so bene il perché, ma ho una stramba predisposizione ad utilizzare, spesso senza una volontà ben precisa, battute che contengono evidenti doppi sensi.

Sarà che mi diverto tanto a strappare un sorriso che il più delle volte mi viene naturale cercare ogni mezzo per farlo.

E così, quando ho iniziato a pensare al titolo giusto per questo post, mi sono detta che sarebbe stato carino iniziare con una rielaborazione di quel famoso detto inglese “when life gives you lemons, make a lemonade“, sostituendo ai limoni il frutto oggetto della ricetta del giorno, la banana.

Solo a metà frase ho colto che sarebbe stato difficile trovare una continuazione socialmente accettabile alla frase “when life gives you bananas“. Ma, se la vita vi offre davvero delle banane (e per di più in via di marcescenza), non pensate al peggio, fate un bel banana bread, che così farete contenti tutti con un ottimo dolce da colazione.

Inoltre, questo post vi ha offerto una preziosa lezione di vita: qualsiasi cosa vi offra la vita (o un acquisto sproporzionato di banane) si può trasformare in un’occasione positiva, almeno per la colazione.

La ricetta di questo banana bread è presa dal sito 101 cookbooks e da me lievemente modificata.

 

Banana bread blog

Semplicità vestita di radical chic – Nidi di asparagi con cialda di Parmigiano e tuorlo marinato alle erbe di Provenza

Giorni fa ho letto di un’iniziativa assai meritoria, promossa da Parmigiano Reggiano, nome d’arte Smart Cooking.  Si tratta di una competizione gastronomica internazionale mossa dall’idea (smart come il titolo) di valorizzare il cibo attraverso “la riduzione degli sprechi, la riscoperta di ingredienti dimenticati e il riutilizzo degli avanzi“.

I principi dello Smart Cooking sono sette:

Smart cooking

 

Io ho deciso di prendere parte all’iniziativa, con una ricetta che prevede pochissimi ingredienti, ma il cui effetto finale ha del tutto conquistato papille gustative ed occhi. Ho utilizzato infatti degli asparagi, assolutamente di stagione (li avevo già sbollentati per mangiarli nature, con un po’ di maionnaise home-made), Parmigiano Reggiano grattugiato (che avevo già in frigorifero) e tuorlo d’uovo fresco (cortesia delle galline di una collega; e non buttate gli albumi, eh, che potete anche surgelarli se non li riutilizzate immediatamente), marinato con sale, zucchero ed erbette provenzali (o con qualsiasi erba vi piaccia, o anche in purezza).

Semplicissimo, di riutilizzo, di stagione e d’effetto anche per una cena elegante, complice un po’ di scenografia e una cocotte.

Continua a leggere Semplicità vestita di radical chic – Nidi di asparagi con cialda di Parmigiano e tuorlo marinato alle erbe di Provenza

Elogio della semplicità e della salute (almeno ci si prova) – Torta di mele all’olio extra-vergine d’oliva

Su questo blog funziona così, spesso e volentieri: una volta si pranza o si cena, e la volta successiva ci si dedica alla colazione (o al dessert, se l’occasione è propizia). Così, visto che l’ultimo post era dedicato ad una portata salata (e che portata, ho ancora l’acquolina) e, complice il fatto che nel mentre ho finito la materia prima per la mia indispensabile colazione, eccomi qui alla carica con una torta da credenza, perfetta per iniziare bene la giornata.

Spesso e volentieri i dolci che preparo per la colazione rispondono a due requisiti: la semplicità e la leggerezza, e in questo caso devo dire che entrambi sono stati ampiamente rispettati.

Infatti, cosa risponde più al criterio di semplicità e genuinità rispetto ad una torta di mele? E, per la ricerca della maggiore leggerezza possibile, anche questa torta ha come grasso principe l’olio extra-vergine di oliva  (ma qui troverete altre idee sul tema, sotto la voce “Dolci all’olio“). Certo, sempre di grasso si tratta, ma sicuramente più sano e più leggero rispetto a quelli di origine animale (e badate, non sono una talebana dell’olio, però in questo genere di dolci lo prediligo).

La ricetta è di Patty di Andante con gusto, e fa parte di una appuntamento  quindicinale dal titolo “La cucina dell’extra-vergine“, promossa dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio e condivisa con altri blog, interessantissima per conoscere nuovi oli extra-vergine e la loro assoluta versatilità in cucina. Lei ha utilizzato un olio extra-vergine ligure, io ho optato per un extra-vergine del lago di Garda, profumato e delicato, perfetto per i dolci.

Continua a leggere Elogio della semplicità e della salute (almeno ci si prova) – Torta di mele all’olio extra-vergine d’oliva

Sciué sciué – friselle con pomodorini Pachino e mozzarella di bufala

In diretta dalla Calabria (ve lo dicevo che avrei scritto da un altro posto, no?!), in piena modalità marittimo-vacanziera, vi lascio un post sciué sciué come il piatto che ho preparato, con pochi (ma buoni) ingredienti, senza cottura, senza strumentazione particolare (basterà un piatto, una terrina e un coltello), ma di grande gusto.

Inoltre, questo semplice piatto mi riporta alla mente echi lontane, di quel pane e pomodoro che mia nonna preparava per me e mio cugino a merenda, poi consumata sull’amaca all’ombra del pruno e, ancor più, mi ricorda le miriadi di pranzi estivi a suon di friselle che io e mio padre abbiamo mangiato negli anni, quando proprio di avvicinarsi ai fornelli non se ne aveva alcuna voglia. Sarà che semplicemente pane (o frisella), pomodoro, sale, olio e origano (oggi con un aggiunta un po’ più sofisticata) sono un mix tanto semplice quanto azzeccato, saranno questi ricordi d’infanzia teneri e sfumati o quelli che d’ora in poi aggiungerò, legandoli a questo piatto, ma la frisella per me è e rimarrà un must estivo al quale difficilmente rinuncerò… e perché mai dovrei, poi?!