Pane significa casa – Stecche di pane senza impasto (a lievitazione naturale) per lo Starbooks Redone

Da quando ho iniziato il trasloco ho già utilizzato diverse volte il forno, e ciò comprende sia la pizza cucinata a casa vecchia con il forno appoggiato per terra nella cucina ormai vuota sia la pizza cucinata a casa nuova senza avere la corrente, con una prolunga calata dal balcone per arrivare alla casa vecchia, che fa molto nonna che cala il paniere in vimini dal terrazzo con una corda.. oppure vicino abusivo che vi ruba la corrente elettrica (starà a voi scegliere quale versione preferire).

Ma finché non ho cotto il primo pane non è stata davvero casa.

Casa è dove prepari il pane, quel pane che rappresenta il quotidiano, il pane e marmellata del mattino, quello sbocconcellato qui e là fra pasti, quello dei crostini nella zuppa della sera, quello del panino da preparare al volo per il pranzo fuori casa, quello del pane grattugiato, perché il pane non si butta mai.

E così, ho deciso che era ora di inaugurare davvero casa, rinfrescando povero lievito madre che languiva privo di attenzioni da un po’ e mettendo le mani in pasta.

In realtà ho scelto una “scorciatoia” e mi sono affidata a Jim Lahey e al suo Pane senza impasto, recensito alla fine dello scorso anno dalle ragazze dello Starbooks. Io ho nel cuore una ricetta per pane senza impasto, ma mi avevano così incuriosito le stecche (o bastoni, o mini-baguette) proposte da Ale di Ale only kitchen, che ho dovuto provarci. La sola modifica alla ricetta originale è quella del lievito madre invece del lievito di birra secco, per cui ho ri-tarato anche le dosi di acqua e farina; vi riporto comunque le dosi originali e, in calce alla ricetta, le mie impressioni.

Bastoni senza impasto

Il pane è di semplice esecuzione, non richiede abilità particolari, nessuno strumento (come una pentola di ghisa, solitamente necessario per i pani senza impasto), solo la pazienza di lasciar corso ad una lunga lievitazione.
Le stecche ottenute sono deliziose: leggere, umide al punto giusto dentro, ben alveolate, croccanti fuori. Appena un po’ sciape per i miei gusti, ma divine quando si incontra sotto i denti un granello di sale grosso (ingrediente che, quindi, io aumenterei un pochino rispetto alla ricetta originale). La ricetta viene al primo colpo, e vi permette con pochissimo sforzo di ottenere un pane buono e fragrante. Per me, quindi, assolutamente promossa.

Bastoni senza impasto primo piano

Con questa ricetta partecipo allo Starbooks Redone di marzo

a Redone

Pumpkin pull apart bread a lievitazione naturale con Emmentaler e prosciutto cotto alla brace per #noiCHEESEamo

Se la prima ricetta del cuore proposta per #noiCHEESEamo, il contest lanciato da Formaggi Svizzeri in collaborazione con Peperoni e Patate, era un piatto di famiglia, la zuppa di cipolle di mia mamma, per la seconda ricetta ho scelto di giocare un po’.

Giocare con una preparazione che amo moltissimo, i lievitati salati, quelli ricchi di ripieno e di sapori, che profumano di convivialità e di condivisione, come il babà rustico con cui ho aperto questo blog quasi quattro anni fa, che per me rappresenta tuttora un’ode all’amicizia, o come il danubio.

Così, siccome da un po’ mi frullava l’idea di provare a fare un pull apart bread (più o meno da quando ho visto questa ricetta, da cui ho preso ispirazione), un pane ripieno che è l’insieme di tanti piccoli pezzi da strappare con le mani, mi ci sono cimentata per una cena con gli amici, e questo pane aromatizzato alla zucca è stato l’aperitivo perfetto da gustare in compagnia, insieme ad un bicchiere di prosecco.

Per il ripieno, ho scelto di utilizzare un prosciutto cotto alla brace, dal sapore intenso e quasi affumicato, unito all’Emmentaler D.O.P, quello coi buchi, dal gusto dolce, fresco, di latte e fieno. Ne è risultato un pane gustoso, morbido e molto equilibrato nei sapori, che di sicuro riproporrò sulla mia tavola appena ne avrò occasione.

Pull apart bread collage blog

Pull apart bread finale blog

Soda Bread per il San Patrizio che fu e per lo Starbooks Redone

Il 17 marzo si festeggiava San Patrizio, patrono d’Irlanda e, come ogni anno, mi sono trovata a festeggiare questa occasione con una  piccola cena a tema.

Pare ironico: io che non festeggio nemmeno i santi della mia città mi trovo a festeggiare quelli altrui. Sì, ironico, ma non troppo, se pensate che ormai da dieci anni l’Irlanda occupa le prime posizioni della mia top 10 dei luoghi che vorrei visitare. Sì, dieci anni, cioè dal mio diciottesimo compleanno, quando il mio desiderio maggiore era quello di organizzare un lungo viaggio post-diploma in Irlanda, il tutto in bicicletta.

I miei genitori mi regalarono persino quella bicicletta, bella come il sole e tutta attrezzata per un lungo viaggio. Il destino però ha voluto che quella bicicletta rimanesse quasi inutilizzata per 10 anni, per vivere poi di una tratta casa-lavoro e venire infine tristemente rubata nel cortile della mia nuova casa.

Lo so, sembra una metafora sugli infranti sogni di gioventù, e in effetti non è che oggi vi abbia proprio accolto con un’iniezione di allegria e buonumore!

Rimedio subito… intanto ascoltate qui, che non fa mai male, e poi aiutatemi a pensare che prima o poi l’Irlanda arriverà (o meglio, io arriverò da lei, anche se con un filino di ritardo). Di sicuro con questo soda bread e lo spezzatino alla Guiness che l’ha accompagnato sembra assai più vicina.

Soda bread collage blog

Soda bread finale blog

Puntavo questo soda bread da quando l’ho visto da Cristina di Vissi d’arte .. e di cucinanello Starbooks di ottobre . Non è la prima volta che preparo un soda bread, ma la ricetta qui è diversa, e credo che la differenza la giochi tutta il riposo della pagnotta prima di infornarla, in modo che il bicarbonato inizi ad agire. Il risultato è una pagnotta dalla mollica morbida e fragrante, con una crosta dorata e croccante e con quel lieve retrogusto “di torta” (passatemi il termine, ma è quel cicinin -come si dice dalle mie parti- di dolciastro dato dal bicarbonato) che lo rende adattissimo ad accompagnare piatti sapidi ed importanti… ma se spalmato di burro e marmellata o di crema al cioccolato diventa una cosa che non si spiega a parole.

Per di più la ricetta è ben spiegata, facile, veloce e a  prova di bomba, anche per chi ha poca o alcuna dimestichezza con i lievitati (visto che questo è decisamente un lievitato sui generis).

Ricetta assolutamente PROMOSSA

Innamorarsi di un chicco di grano – Pane 100% semola di grano Senatore Cappelli a lievitazione naturale

La scorsa settimana, un pomeriggio qualsiasi. Suonano al campanello, è il corriere, per la terza volta in tre giorni.

Ma questa volta appena stringo fra le mani il pacco, privo di insegne, capisco cos’è, da un impercettibile velo di semola che ritrovo sulle mani. Mi precipito in casa e lo apro, incurante del fatto che stavo montando la rete a doghe del letto (fortunatamente me ne sono ricordata, altrimenti forse ora dormirei su un letto a tre gambe), e mi ritrovo catapultata a Matera, estasiata di fronte a quei prodotti che bramavo di provare, ma che qui in Piemonte non sono così semplici da reperire.

Per questo, per quei prodotti, non ho saputo resistere al contest organizzato da Mangiare Matera con la collaborazione di Teresa alias Scatti Golosi. E ora mi ritrovo fra le mani tre pacchi di pasta (paccheri, calamarata, cavatelli) che attendono solo il momento giusto per essere assaggiati, una forma di pane di Matera che è stata la colazione più buona degli ultimi anni, un pacco di semola ed uno di semola rimacinata di grano duro Senatore Cappelli.

Sono mesi che sento parlare di questo grano, che ne ascolto tessere le lodi, e ormai mi pareva di averne persino immaginato il profumo, il sapore. Quindi ho saputo immediatamente quale sarebbe stata la mia prima ricetta per questo contest (eh sì, non credo che potrò fermarmi qui), un pane semplice, a base di sola semola Senatore Cappelli e a lievitazione naturale, per mettere alla prova il mio Gustavo.

Gustavo è il mio lievito in coltura liquida (o li.co.li), nato da neppure un mese grazie a questo post della mitica Sandra e cresciuto a colpi di consigli e dritte degli amici di Panissimo. Ho provato solo poche volte a panificare usando il mio piccino, e questa è la seconda volta che utilizzo una medesima ricetta, cosa che mi ha davvero illuminato su quale enorme differenza faccia la farina, o in questo caso la semola. Non è un mistero, certo, ma fino a quando non lo vedete coi vostri occhi è difficile crederci. E la semola Vero Lucano è semplicemente perfetta.

Sono riuscita ad ottenere un pane fragrante, ben alveolato, croccante e morbido insieme, un pane capace di farvi sognare ad occhi aperti le rocce di Matera.

Fette di pane blog

Data la mia inesperienza in materia, per ottenere un pane con idratazione al 60%, per  quantità e procedimento mi sono ispirata al bellissimo pane di campagna di Manuela del blog Con le mani in pasta, mio personale guru in merito a lievitati ed utilizzo del li.co.li.

Pane senatore Cappelli blog

 

Con questa prima ricetta inauguro la mia partecipazione al contest Mangiare Matera

cropped-mangiare-matera

 

Inoltre, sono lietissima di inserire questa ricetta nella raccolta di Panissimo (ideata da Barbara e Sandra) di novembre, ospitata questo mese da Michela.

 

Ho scoperto l’acqua calda (ovvero “l’idea stupida del martedì”): crostini rustici con battuto di lardo al pepe nero

Il week-end da poco passato potrebbe essere senza dubbio rinominato “paura e delirio in cucina“… un sabato intero (e per intero intendo intero) trascorso fra le quattro mura della cucina alle prese con cinque preparazioni natalizie diverse, con un multi-tasking esagerato e, ovviamente, con gli inevitabili sbagli da ansia da prestazione (non posso ancora rivelare il mio errore, ma sappiate che comprende della carta stagnola ed una lunghissima serie di improperi). Ma, quando si condivide tutto ciò con una buona amica, e lo si condisce con una gran dose di ironia (e vi assicuro che è stata assolutamente necessaria), anche le cavolate si trasformano in una risata e tutto passa, anche la stanchezza per una 12 ore di delirio culinario.

E poi, la domenica, un’epica polentata in montagna, con tanto di turni per girare la polenta sulla stufa, uno spezzatino come Dio comanda, funghi, formaggi e un buon vino rosso.

Ed è così che, in una cucina o intorno ad una tavola, con amici vecchi e nuovi, credo che tutto trovi il proprio equilibrio, che tutto torni al giusto posto.

Il prossimo week-end sarà Natale, molti di noi passeranno questa settimana a cucinare piatti elaborati, lunghi, corposi, e a digiunare (tranne che nelle immancabili cene/merende/dopo-cene per scambiarsi auguri e regali.. ok, quindi in fondo non si digiunerà mai) per prepararsi agli imminenti bagordi. Oggi non vi propongo una ricetta della tradizione (anche se in realtà in alcuni luoghi dell’astigiano si annovera tra gli antipasti più o meno tipici) nè una ricetta elaborata ma, appunto, una ricetta tanto stupida quanto efficace, velocissima e di sicuro impatto.