Tartufi di ricotta e Parmigiano alle mandorle per #PRChef2015

Quando ho letto del contest lanciato quest’anno dal Parmigiano Reggiano mi sono innamorata subito: un contest in cui lo scopo è andare all’essenza, abbandonare gli inutili orpelli e utilizzare solamente 4 ingredienti per creare una ricetta di cui il Parmigiano sia protagonista.

Non che sia difficile, intendiamoci, visto che secondo me il Parmigiano nasce protagonista: a me basta un buon bicchiere di vino per trasformarlo in sfiziosa cena e, aggiungendo qualche goccia di aceto tradizionale di Modena, diventa un fine pasto da re, capace di farmi snobbare qualsiasi dessert.

Sì, io sono della scuola antica, quella secondo cui il formaggio è l’unico, vero e solo fine pasto. Sarà il mio passato universitario, ma io sposo la teoria del XIV secolo secondo cui il formaggio abbia una virtù “sigillatoria”, in grado cioè di chiudere lo stomaco e favorire il processo digestivo. Diciamo che non mi spingo a dire che favorisca la digestione, ma coloro che hanno ideato il detto che il pasto non è finito “finché la bocca non sa di formaggio” potrebbero tranquillamente essere miei parenti.

In questo caso, però, complice l’atroce caldo di questi giorni e la conseguente volontà di astenermi da forno e fornelli, vi propongo il Parmigiano Reggiano in veste di aperitivo (un ruolo che peraltro gli si addice assai, secondo me), in un semplicissimo e super-veloce tartufo di ricotta e Parmigiano 33 mesi, stagionatura che ho scelto proprio per il suo gusto intenso, che dona il giusto sprint alla delicatezza della ricotta e delle mandorle di copertura. Io ho scelto le mandorle per la loro dolcezza, ma nulla vi vieta di provare la copertura di pistacchi (non salati, mi raccomando) o di nocciole… ma anche tutte e tre!

 

Tartufi di parmigiano

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Tartufi di parmigiano finale

Con questa ricetta partecipo alla Parmigiano Reggiano Chef2015

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PRchef

Parmigiano Reggiano Academy

Sabato scorso sono stata invitata a Milano dal Consorzio Parmigiano Reggiano per la presentazione in anteprima della Parmigiano Reggiano Accademy 2, ospiti dell’Ernesto Meda Loft.

Il Consorzio quest’anno ha deciso di lanciare una serie di iniziative rivolte al mondo del web, volte ad aumentare la conoscenza di base di questo eccezionale prodotto, a promuovere una cucina di qualità e semplicità (Parmigiano Reggiano Chef, a cui partecipai anche io) e a ricordarci l’importanza della convivialità a tavola (la futura Parmigiano Reggiano Night).

L’incontro della scorsa settimana era proprio finalizzato a fare scoprire queste iniziative, in particolar modo la Parmigiano Reggiano Academy, il primo corso di degustazione web della storia. Ovviamente non ha la pretesa di completezza di un corso di degustazione tradizionale, ma può sicuramente aumentare la conoscenza di base di questo prodotto incredibile che spesso diventa protagonista della nostra tavola.

Il corso è sviluppato in 3 livelli, di difficoltà crescente, e prevede un video (ma anche un pdf scaricabile) e poi un quiz sulle competenze acquisite; il premio è una coccarda di “palato raffinato” di livello 1, 2 o 3 (simile a quella che vedete svettare qui, sulla destra).

I video hanno una grafica semplice ed accattivante, e vi consiglio di seguire questo piccolo corso per imparare qualcosa in più su come apprezzare al meglio le qualità organolettiche di questo prodotto che io adoro.

Diciamo che il mio vantaggio è stato poter applicare le nozioni contenute nel video all’assaggio live, che ovviamente si può (anzi, si auspica di) ripetere a casa.

Qui sotto potete vedere le degustazioni delle tre stagionature diverse di Parmigiano Reggiano (oltre i 15, oltre i 22 e oltre i 30 mesi); assaggiarli in sequenza a mio avviso conferisce un valore aggiunto all’esperienza di degustazione, poiché si riescono ad apprezzare con semplicità ed immediatezza quelle differenze di profumi, aromi, consistenze e sapori a cui spesso non prestiamo sufficiente attenzione.

Degustazione

 

Ma questa esperienza è stata memorabile anche perché abbiamo potuto assistere ad un momento fondamentale nella vita di una forma di Parmigiano Reggiano e che non si ha spesso l’occasione di vedere: la battitura della forma (ovviamente la forma era già stata battuta in stabilimento per verificarne la qualità, ma abbiamo potuto assistere ad una seconda battitura).

Battitura

Ma, ancor più emozionante, è stato poter vedere l’apertura della forma di Parmigiano Reggiano. Vi lascio qui sotto un video girato per l’occasione (scusate la qualità scarsina, ma è stato girato con il mio smartphone, mentre con l’altra mano tentavo di scattare qualche foto con la reflex… sì, provate ad immaginarmi mentre lo faccio, e potete anche ridere), che spero possa interessarvi ed incuriosirvi.

 

Poi, dopo qualche minuto di attesa per far sì che la frattura creata dai coltelli “corra” all’interno della forma, ecco il miracolo… e non potete immaginare il profumo di una forma appena aperta, e il gusto intensissimo delle sue prime scaglie.

Per chi invece preferisce un riassunto visivo, ecco una foto che racchiude tutti gli eventi salienti, dall’inserimento dei coltelli al taglio di quelle prime, deliziose, scaglie.

Apertura della forma

La giornata è poi proseguita con un pranzo alle Fonderie Milanesi, tutto dedicato al Parmigiano Reggiano: antipasto di verdurine miste e scaglie di Parmigiano Reggiano (stagionatura oltre i 30 mesi), primo piatto di cannelloni tricolore al ragù bianco di manzo, secondo di involtini di vitello (ripieni di capperi e olive) con fondutina di Parmigiano Reggiano e, per dolce, un semifreddo al Parmigiano Reggiano con fichi caramellati e croccante di sesamo.

Fonderie Milano

Insomma, considerando che io amo, venero ed adoro il Parmigiano Reggiano, è stato un po’ come tornare bambina e trovarsi in un negozio di giocattoli.

E, siccome la mia formaggiofilia non è stata sufficientemente accontentata, vi ricordo che questo week-end a Bra ci terrà Cheese (di cui il Parmigiano Reggiano è sponsor), una manifestazione biennale interamente dedicata ai formaggi. Secondo voi, io ci sarò?

Ma non vi preoccupate, prima ve la lascio ancora una ricetta per il week-end… poi tornerò a parlarvi di formaggi.

Di cene in bianco e Caesar salad

Questa volta ho intenzione di cogliere due piccioni con il proverbiale post (una sorta di fava 2.0). Infatti, se qui vi raccontavo ed invitavo a prendere parte ad un entusiasmante evento organizzato a Torino, ora sono qui a dirvi che entusiasmante era un aggettivo a dir poco riduttivo. È stata una serata magica: un numero impressionante di persone (si dice 7000, io non sono una brava ragioniera, ma eravamo tantissimi) che mangiano insieme, in armonia, in una location bellissima e suggestiva come la Villa della Tesoriera, in una serata di inizio estate in cui la pioggia ha lasciato il posto ad un venticello appena accennato e ad un cielo azzurro, arricchito da benevole nuvole di meringa.

Cena in bianco Tesoriera blog

Grazie alla cena in bianco ho potuto scorgere una Torino candida ed immacolata, ho osservato l’esistenza di una gamma incredibile di sfumature di bianco, ho potuto gioire della condivisione di cibo, chiacchierate o anche solo di un sorriso, con vicini di tavolo mai incontrati prima..  anche se alcuni incontri si programmano con piacere, in una serata così; perché avere come vicini di tavolo Serena e consorte mica ti capita tutti i giorni.

Cena in bianco preparativi blog

Ho visto tavoli stupendamente decorati ed imbanditi, pietanze bianche e non da acquolina in bocca, gruppi iper-organizzati con attrezzature che neanche i migliori caterer posseggono, future mamme con pancioni enormi e bambine bellissime nei loro vestitini bianchi correre per i prati.
Poter vedere una cascata di persone invadere un luogo pacificamente, mangiare, bere e poi scomparire con velocità e discrezione non capita tutti i giorni, ma almeno una volta l’anno sì. E quella volta va vissuta appieno, fino al calar della sera.

Cena in bianco by night bn blog

Chiudere gli occhi per un istante, riaprirli e ritrovarsi immersi in quel verde e in quel bianco, trovarsi seduti ad un piccolo tavolo imbandito con buon cibo, una fresca bottiglia di bollicine, una candela e con di fronte la mia dolce (o golosa?!) metà ha saputo trasformare la mia già bella Torino in un luogo davvero unico, capace di mutare un sabato sera normale in un evento di cui serbare a lungo il ricordo.

Cena in bianco us blog

… almeno fino alla prossima volta…  À bientôt…

Sventolare blog

Tra le pietanze preparate per l’occasione ho scelto una Caesar salad, in tema con l’MTC di questo mese e con la grande ristorazione d’altri tempi, in cui l’insalata era tutt’altro che un contorno, ma una portata degna di rispetto e cura. Per me, infatti, questa insalata è stata il piatto principale della serata.

Per conoscere le altre due portate (o almeno l’antipasto) dovrete attendere ancora un pochino, ma mi auguro che l’attesa sarà ripagata!

Caesar salad blog

 Con questa ricetta partecipo all’MTC di giugno

MTC Caesar salad

Semplicità vestita di radical chic – Nidi di asparagi con cialda di Parmigiano e tuorlo marinato alle erbe di Provenza

Giorni fa ho letto di un’iniziativa assai meritoria, promossa da Parmigiano Reggiano, nome d’arte Smart Cooking.  Si tratta di una competizione gastronomica internazionale mossa dall’idea (smart come il titolo) di valorizzare il cibo attraverso “la riduzione degli sprechi, la riscoperta di ingredienti dimenticati e il riutilizzo degli avanzi“.

I principi dello Smart Cooking sono sette:

Smart cooking

 

Io ho deciso di prendere parte all’iniziativa, con una ricetta che prevede pochissimi ingredienti, ma il cui effetto finale ha del tutto conquistato papille gustative ed occhi. Ho utilizzato infatti degli asparagi, assolutamente di stagione (li avevo già sbollentati per mangiarli nature, con un po’ di maionnaise home-made), Parmigiano Reggiano grattugiato (che avevo già in frigorifero) e tuorlo d’uovo fresco (cortesia delle galline di una collega; e non buttate gli albumi, eh, che potete anche surgelarli se non li riutilizzate immediatamente), marinato con sale, zucchero ed erbette provenzali (o con qualsiasi erba vi piaccia, o anche in purezza).

Semplicissimo, di riutilizzo, di stagione e d’effetto anche per una cena elegante, complice un po’ di scenografia e una cocotte.

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Back to cooking – risotto ai fiori di zucca e zafferano

Parlo, parlo, prometto, prometto, e poi non mantengo (perché mi è venuta in mente “T’appartengo” di Ambra Angiolini, perchè?!?! Qualcuno mi sopprima).. sono solo chiacchiere e distintivo (e la citazione è 10000 volte meglio: ho dato un colpo al cerchio e uno alla botte). Ogni volta, infatti, vengo qui, vi dico che la mia presenza sul blog si è ridotta in maniera indecorosa, che porrò rimedio, che mi vedrete più spesso, e poi mi ritrovo a cucinare meno e, quindi, a ridurre ancora la mia presenza sul povero blogghino, ormai abbandonato a se stesso. Mi porterò sfiga da sola, dicendo che metterò pezze dove poi non le metto? La vita al di là del blog mi assorbe davvero così tanto?

Sia quel che sia, ma spero davvero nelle prossime settimane di riuscire a cucinare un po’ di più, avendo, forse, un po’ più di tempo a disposizione (uso il forse, ché altimenti già so di attirarmi l’ira funesta di non si sa bene chi). Ma non vi preoccupate, che nel week-end appena trascorso mi sono rilassata un po’ e ho cucinato (tutti insieme, intoniamo un “alleluja, alleluja“), così avrete il piacere (o il dispiacere) di vedere su questi schermi 2 o 3 nuove ricette, prossimamente (mi auguro che tale prossimamente non si spalmi poi su mesi e mesi). Certo, se tutte le volte che cucino qualcosa mi ricordassi di fotografare prima che il piatto scompaia, forse farei anche dei passi avanti col blog, ma non posso pretendere troppo da me stessa.

Per tornare ad argomenti molto più interessanti rispetto alla mia (scarsa) salute mentale, parliamo della ricetta di oggi. Tempo fa avevo visto questa ricetta (è in inglese) sul blog di Manuela Manu’s menu e me ne ero innamorata; così, complice una visita al mercato dei contadini di sabato mattina, mi sono impossessata di un bel sacchettino di fiori di zucca (che già scarseggiano) e ho realizzato questo risottino delicato e primaverile. Unico memorandum: la prossima volta se mi ricordassi di realizzare i cestini di parmigiano in tempo utile per poter impiattare, sarebbe anche meglio; me ne sono ricordata troppo tardi, e così ne ho fatto a meno. Più attenzione, meno rincoglionimento sarà il mio mantra, d’ora in poi (e so già che sarà un mantra fallito). E comunque, col parmigiano destinato ai cestini è venuta una mantecatura coi contro-fiocchi… ergo non tutto il male viene per nuocere.

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La prova del nove: peperoni ripieni

Non temete, la prova del nove del titolo non ha a che fare con la difficoltà di questo piatto (che, anzi, è piuttosto semplice), ma è perché finalmente IO ho passato la suddetta prova con il mio stomaco. Infatti, dovete sapere che per anni non ho potuto mangiare peperoni (sofferenza, visto che li adoro), dal momento che il mio delicato stomachino (buuuuuu) aveva deciso che per lui erano troppo.

Così, addio peperonate calde e fredde, addio peperoni grigliati, addio peperoni ripieni.

Questo fino all'anno scorso quando, complice una vacanza in terra croata, ho ricominciato ad avvicinarmi a questo stupendo (anche esteticamente) ortaggio, dapprima sottoforma di Ajvar, passando poi alle paprike ripiene (una ricetta che prima o poi troverete su questi schermi.. mi va di riscoprire le mie radici croate in cucina).

Da allora il percorso è stato in discesa… prima un peperone sottaceto nel timballo di baccalà, poi un peperone grigliato a pranzo, fino alla VERA prova del nove di cui sopra: tentare la sfida con il peperone ripieno a cena.

Inutile a dirsi, ex nemico peperone, ma ho vinto io (si prega di mettere in sottofondo "The eye of the tiger" dei Survivor)!

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