Sembra dolce ma non è – Bignole al cacao con doppio Pecorino Toscano DOP

Amo creare con gli ingredienti, giocare con le consistenze, le cotture, i sapori.

Trovo che giocare con il cibo dia enormi soddisfazioni, perché con esso possiamo dare vita a realtà che altrimenti rimarrebbero confinate nella nostra fantasia.

Quando sono stata scelta dal Consorzio Pecorino Toscano DOP e da AIFB per il contest Mai dire mai, (dedicato all’abbinamento di questo eccellente formaggio con ingredienti inusuali) ed ho saputo che il mio ingrediente atipico sarebbe stato il cacao, ammetto di aver avuto un attimo di smarrimento.

Poi però, come (quasi) sempre ho scoperto che la risposta era dietro casa: è stato inevitabile pensare alla grandiosa tradizione cioccolatiera e pasticcera della mia amata Torino, e ho deciso d’istinto che la mia proposta dovesse sembrare un dolce, senza però esserlo.

Bignè cacao-pecorino

E,  se la piccola pasticceria è un grande classico torinese (e per piccola non si intende solo raffinata nell’esecuzione, ma proprio piccola di taglia: qui più i pasticcini sono piccoli più sono prestigiosi -e, ovviamente, anche costosi), il pasticcino torinese per eccellenza è il bigné, o meglio, la bignola, ripiena solitamente di crema pasticcera (aromatizzata a piacere) e rigorosamente finita con “cappellino” di glassa, il cui colore varia di pari passo con il ripieno.. la precisione sabauda è nelle piccole cose.

Così ho deciso di creare dei bigné di pasta choux al cacao ripieni di panna montata al Pecorino Toscano DOP stagionato (continuo ad essere convinta che una crema pasticcera al Pecorino sarebbe risultata stucchevole, ma mi riprometto di provare con una mousse), “glassati” con una fonduta leggera di Pecorino Toscano DOP giovane e finiti con un pizzico di granella di fave di cacao. In versione mignon (come le verea bignole torinese) sono un aperitivo sfizioso che sicuramente farà strabuzzare gli occhi ai vostri ospiti.

 

Bigné cacao-pecorino finale

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE 

Bigné cacao-pecorino collage

Paccheri alla (a)Norma(le) per l’#MTC48

Pummarola, croce e delizia tutta Italiana.

Che poi, se ci pensiamo un attimo, è incredibile che un alimento che tanto caratterizza la nostra cucina (soprattutto quella del centro e sud Italia) e che così profondamente rappresenta il nostro modo di stare a tavola faccia in realtà parte della nostra storia da “pochissimo” tempo (e, se avete qualche minuto di tempo, su MTChallenge trovate la storia del pomodoro, raccontata da me medesima).

Il posto che occupa il pomodoro nella mia identità culinaria è quasi pari a zero.. d’altronde, son Sabauda mica per nulla; nella cucina di casa dei miei (e, di conseguenza, nella mia) di rado si vede una conserva di colore rosso, ancor meno un semplice sugo al pomodoro, un po’ più spesso il ragù, ma rigorosamente appena appena rosato.

Però (come sempre) c’è un però, e si chiama pomodoro fresco: datemi dei bei pomodori (Pachino, ciliegini, Piccadilly), uno spicchio d’aglio, dell’olio buono, una cottura veloce, e allora sì che ne riparliamo.

Per questo, dopo una normale diffidenza iniziale per questa sfida n. 48 dell’MTChallenge, che sembra facile ma facile non è (questa la sfida nella sfida lanciata da Paola di Fairie’s kitchen), mi sono lanciata sulla tradizione, non quella piemontese (la pummarola solo in cartolina) ma su un piatto siciliano che io amo ed adoro, la pasta alla Norma.

Ma, prima che l’universo mondo, siciliano e non, si ribelli con picche e forconi alla mano, mi sono tutelata, e siccome la tradizione io l’ho presa e l’ho piegata alle mie esigenze, è diventata una pasta alla (a)Norma(le)  (…ogni riferimento è assolutamente intenzionale -vedi sotto)

Abnormal

Insomma, niente sugo a lunga cottura, al posto delle melanzane le zucchine (che qui cominciano timidamente a fare capolino) – sempre fritte però- e al posto della ricotta salata il pecorino romano DOP (che con le zucchine sta alla perfezione).. il risultato per me è delizioso, ma dovrete provare per credere.

Paccheri collage

Download the English recipe (pdf) by clicking here

Paccheri finale

Con questa ricetta partecipo all’MTChallenge n. 48

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Gita (virtuale) a Roma – Bucatini alla Gricia

Non credo di avervelo mai detto, ma io AMO Roma.

E’ una città che adoro, una città in cui vivrei (nonostante sia assai più caotica della mia Torino) e, soprattutto, è una delle pochissime città per cui provo un’inesorabile nostalgia dopo una mia prolungata assenza.

Ora sono quasi due anni dal mio ultimo viaggio a Roma, un viaggio segnato dal pessimo umore, dai buoni amici e dall’ottimo cibo (oddio la pajata, oddio i carciofi, oddio l’agnello a scottadito, oddio i supplì al telefono). Gli occhi con cui ho guardato Roma in quel dicembre di due anni fa erano molto diversi da quelli con cui la guarderei ora… e ho una voglia indicibile di rivederla con gli occhi di ora, cambiati come da allora è cambiata, e radicalmente, la mia vita (che pure da fuori può sembrare più o meno sempre la stessa).

Come si fa a non amare Roma, dico io?

Questa dichiarazione di imperituro amore non può che essere suggellata da una ricetta romana de Roma, la Gricia, un piatto di pasta sublime nella sua gustosa semplicità.

Gli ingredienti, infatti, sono quattro: pasta (per me il bucatino d’ordinanza), guanciale di maiale (che io mi sono portata via dal Chianti), pecorino romano, pepe nero.

Niente di più e niente di meno… e, quando la lista della spesa è così breve, la differenza la fanno la qualità delle materie prime e il metodo di cottura, che deve essere semplicemente perfetto.

Così, ho letto tante e tante ricette, ma infine mi sono soffermata su quella di Elisa (che è romana come la Gricia), ho sostituito le sue tagliatelle con i romanissimi bucatini e, per quanto riguarda la cottura, mi sono avvicinata più al metodo della risottatura visto da Barbara rispetto a quello simile, ma a fuoco spento, di Elisa.

Il risultato è stato perfetto, davvero impagabile, e davvero all’altezza della Gricia assaggiata a Roma. Barabara aveva avvisato: una volta provato il metodo della risottatura per le paste non sugose, non si torna indietro, e io non sono da meno. E, già lo dico, dal momento in cui abbiamo assaggiato la Gricia in casa si attende il momento di affrontare la cacio e pepe.

Bucatini alla Gricia
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Ricetta: Primo piatto
Cucina: Italiana, Romana
Autore:
Tempo di cottura:
Tempo totale:
Porzioni: 2
Ingredienti
  • 200g di bucatini (per me Verrigni)
  • 100-150g di guanciale di maiale (per me della Storica Macelleria Falorni, di Greve in Chianti)
  • pecorino romano grattugiato q.b
  • pepe nero macinato al momento q.b
Procedimento
  1. Tagliate a cubetti sottili o a piccole striscioline il guanciale di maiale, e fatelo soffriggere in una padella antiaderente capiente (dovrà poi contenere la pasta) senza ulteriore condimento.
  2. Quando sarà dorato (ma non troppo, affinché si mantenga morbido), toglietelo dal fondo di cottura (che dovrete tenere) e lasciatelo su un foglio di carta assorbente.
  3. Portare a bollore una pentola con abbondante acqua lievemente salata e buttarci i bucatini, che dovrete scolare almeno 4 minuti prima rispetto al tempo di cottura indicato sulla confezione. Scolate la pasta utilizzando una schiumarola (l'acqua di cottura vi servirà ancora) e aggiungetela al fondo di cottura del guanciale.
  4. Continuate quindi la cottura della pasta come fareste per un risotto, cioè aggiungendo un mestolino di acqua di cottura alla volta, facendola via via assorbire dalla pasta (in questo modo parte degli amidi si scioglieranno nel condimento, che risulterà quindi cremoso); aggiungete via via anche il pecorino (non troppo, poiché molto sapido: ricordatevi che siete sempre in tempo ad aggiungerne alla fine) e il pepe nero (per me poco, in cottura, perché il guanciale era già pepato).
  5. Dopo due o tre minuti, aggiungete nuovamente il guanciale, precedentemente rosolato, e proseguite finché la pasta sia cotta (al dente, eh) e cremosa il giusto.
  6. Impiattate e finite con del pecorino grattugiato e del pepe nero macinato fresco.

 

Gricia blog

 

 

Come rivoluzionare la tradizione romanesca: muffins cacio e pepe

Della tradizione romanesca questo è l’abbinamento che amo in assoluto di più… già il Pecorino, così, in purezza, è una mia debolezza (più in generale ho un debole per i formaggi, e per me vige la regola del “più puzzano e più son buoni“.. non so se abbia già un inventore, altrimenti potremmo tranquillamente chiamarlo “teorema di Robert“… no, non ho cambiato sesso, è “solo” il mio pesante cognome), nel senso che nessuno dovrà mai, mai e poi mai lasciarmi da sola con una forma di formaggio, poiché non risponderei delle mie azioni!

E fino a qui abbiamo parlato dei formaggi in generale… ma quelli di pecora e di capra, direte voi?! Venghino a me anche loro, che qui troveranno sempre una porta aperta! Adoro questi formaggi, che siano freschi o stagionati, per la loro intensità di gusto, e sono anche migliori per chi avesse problemi di colesterolo, ovviamente sempre senza esagerare… e qui casca l’asino! Come si fa abbandonare a sè stesso un povero formaggio?! È crudeltà!

E tra tutti i formaggi di pecora e capra, come non amare in modo particolare il Pecorino, un vanto italiano, che accomuna, nelle loro diversità, almeno Lazio, Basilicata, Toscana, Sardegna, Sicilia, Campania, Abruzzo, Umbria (che ricordi del pecorino umbro… ah, che ricordi!) e Marche?! Il Pecorino, che io preferisco ben stagionato, è in assoluto uno dei formaggi che prediligo, per il suo gusto forte, la sua innata freschezza, il suo giusto apporto di sale, la sua consistenza, la sua fragranza…

Pecorino mio, ti amo, c’è poco da fare!

Quindi, per dimostrare al Pecorino tutto il mio amore e il profondo rispetto che nutro per il suo matrimonio con il pepe (due begli spaghetti cacio e pepe, ve li siete mai gustati?! Che bontà!), ho deciso di fare una pazzia, cambiare le carte in tavola e giocare con questo abbinamento in una preparazione che di italiano ha poco o nulla, quella dei muffins!

E il risultato è un morbido e profumatissimo spuntino o, per i più golosi, un “panino” da guarnire, adattisimo per aperitivi o antipasti sfiziosi, che racchiude in sè la tradizione romanesca (omaggiata dall’utilizzo del Pecorino Romano e dall’abbinamento con il pepe) e un tocco di innovazione.. questo piccolo concentrato di sapori vi conquisterà?

Pecorino mio, io ti amo anche così… e voi?!