Corso pratico per tornare bambini, e poi crescere un po’ – Riso(tto) al latte (e pepe nero) per il #GFFD

Ci sono dei piatti che si ricollegano immediatamente all’infanzia: al solo profumo, al primo assaggio, loro sono capaci di catapultarci indietro di 20, 30 o 40 anni, magari perché ce li preparava la nonna da bambini, o perché li mangiavamo all’asilo.

Quando mi capita di parlare di questi piatti dell’infanzia, mi succede spesso di sentire che per molte persone il piatto amarcord per eccellenza è il riso al latte, semplice e cremoso, che piace tanto ai bambini proprio per la sua consistenza confortante e per il suo gusto che sta in bilico fra il dolce e il salato.

Ecco, io quel piatto da bambina non l’ho mai mangiato, almeno a mia memoria, ma il destino ha degli strani percorsi, e ora mi trovo a prepararlo spesso a lavoro. Pochi di voi lo sanno, ma io di mestiere faccio l’aiuto cuoca in un asilo nido, e quindi ora so per certo che i bimbi lo amano alla follia… e devo dire che, da quando l’ho assaggiato, concordo coi miei piccoli “clienti”, è proprio buono e confortante, ha il sapore che avrebbe un caldo abbraccio.

Quello preparato per i bambini è molto semplice: il riso viene bollito in poca acqua e latte, così da ottenere un effetto “all’onda” senza che di risotto si tratti, poi il tutto viene addolcito dal burro ed insaporito dal Parmigiano grattugiato.
Sono partita da questo piatto dell’infanzia, già buonissimo, e l’ho reso un po’ più “adulto“, trasformandolo in un vero risotto e dando una sferzata di sapore con un abbondante macinata di pepe nero. E il risultato mi ha assolutamente conquistato: un risotto semplice (vi sfido a non avere gli ingredienti in casa), gustoso e confortante, assolutamente perfetto nella sua linearità.

Riso al latte bllog

Riso al latte finale blog

Con questa ricetta partecipo al Gluten Free (fri)Day100GlutenFreeFriDay1

Gita (virtuale) a Roma – Bucatini alla Gricia

Non credo di avervelo mai detto, ma io AMO Roma.

E’ una città che adoro, una città in cui vivrei (nonostante sia assai più caotica della mia Torino) e, soprattutto, è una delle pochissime città per cui provo un’inesorabile nostalgia dopo una mia prolungata assenza.

Ora sono quasi due anni dal mio ultimo viaggio a Roma, un viaggio segnato dal pessimo umore, dai buoni amici e dall’ottimo cibo (oddio la pajata, oddio i carciofi, oddio l’agnello a scottadito, oddio i supplì al telefono). Gli occhi con cui ho guardato Roma in quel dicembre di due anni fa erano molto diversi da quelli con cui la guarderei ora… e ho una voglia indicibile di rivederla con gli occhi di ora, cambiati come da allora è cambiata, e radicalmente, la mia vita (che pure da fuori può sembrare più o meno sempre la stessa).

Come si fa a non amare Roma, dico io?

Questa dichiarazione di imperituro amore non può che essere suggellata da una ricetta romana de Roma, la Gricia, un piatto di pasta sublime nella sua gustosa semplicità.

Gli ingredienti, infatti, sono quattro: pasta (per me il bucatino d’ordinanza), guanciale di maiale (che io mi sono portata via dal Chianti), pecorino romano, pepe nero.

Niente di più e niente di meno… e, quando la lista della spesa è così breve, la differenza la fanno la qualità delle materie prime e il metodo di cottura, che deve essere semplicemente perfetto.

Così, ho letto tante e tante ricette, ma infine mi sono soffermata su quella di Elisa (che è romana come la Gricia), ho sostituito le sue tagliatelle con i romanissimi bucatini e, per quanto riguarda la cottura, mi sono avvicinata più al metodo della risottatura visto da Barbara rispetto a quello simile, ma a fuoco spento, di Elisa.

Il risultato è stato perfetto, davvero impagabile, e davvero all’altezza della Gricia assaggiata a Roma. Barabara aveva avvisato: una volta provato il metodo della risottatura per le paste non sugose, non si torna indietro, e io non sono da meno. E, già lo dico, dal momento in cui abbiamo assaggiato la Gricia in casa si attende il momento di affrontare la cacio e pepe.

Bucatini alla Gricia
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Ricetta: Primo piatto
Cucina: Italiana, Romana
Autore:
Tempo di cottura:
Tempo totale:
Porzioni: 2
Ingredienti
  • 200g di bucatini (per me Verrigni)
  • 100-150g di guanciale di maiale (per me della Storica Macelleria Falorni, di Greve in Chianti)
  • pecorino romano grattugiato q.b
  • pepe nero macinato al momento q.b
Procedimento
  1. Tagliate a cubetti sottili o a piccole striscioline il guanciale di maiale, e fatelo soffriggere in una padella antiaderente capiente (dovrà poi contenere la pasta) senza ulteriore condimento.
  2. Quando sarà dorato (ma non troppo, affinché si mantenga morbido), toglietelo dal fondo di cottura (che dovrete tenere) e lasciatelo su un foglio di carta assorbente.
  3. Portare a bollore una pentola con abbondante acqua lievemente salata e buttarci i bucatini, che dovrete scolare almeno 4 minuti prima rispetto al tempo di cottura indicato sulla confezione. Scolate la pasta utilizzando una schiumarola (l'acqua di cottura vi servirà ancora) e aggiungetela al fondo di cottura del guanciale.
  4. Continuate quindi la cottura della pasta come fareste per un risotto, cioè aggiungendo un mestolino di acqua di cottura alla volta, facendola via via assorbire dalla pasta (in questo modo parte degli amidi si scioglieranno nel condimento, che risulterà quindi cremoso); aggiungete via via anche il pecorino (non troppo, poiché molto sapido: ricordatevi che siete sempre in tempo ad aggiungerne alla fine) e il pepe nero (per me poco, in cottura, perché il guanciale era già pepato).
  5. Dopo due o tre minuti, aggiungete nuovamente il guanciale, precedentemente rosolato, e proseguite finché la pasta sia cotta (al dente, eh) e cremosa il giusto.
  6. Impiattate e finite con del pecorino grattugiato e del pepe nero macinato fresco.

 

Gricia blog

 

 

Ho scoperto l’acqua calda (ovvero “l’idea stupida del martedì”): crostini rustici con battuto di lardo al pepe nero

Il week-end da poco passato potrebbe essere senza dubbio rinominato “paura e delirio in cucina“… un sabato intero (e per intero intendo intero) trascorso fra le quattro mura della cucina alle prese con cinque preparazioni natalizie diverse, con un multi-tasking esagerato e, ovviamente, con gli inevitabili sbagli da ansia da prestazione (non posso ancora rivelare il mio errore, ma sappiate che comprende della carta stagnola ed una lunghissima serie di improperi). Ma, quando si condivide tutto ciò con una buona amica, e lo si condisce con una gran dose di ironia (e vi assicuro che è stata assolutamente necessaria), anche le cavolate si trasformano in una risata e tutto passa, anche la stanchezza per una 12 ore di delirio culinario.

E poi, la domenica, un’epica polentata in montagna, con tanto di turni per girare la polenta sulla stufa, uno spezzatino come Dio comanda, funghi, formaggi e un buon vino rosso.

Ed è così che, in una cucina o intorno ad una tavola, con amici vecchi e nuovi, credo che tutto trovi il proprio equilibrio, che tutto torni al giusto posto.

Il prossimo week-end sarà Natale, molti di noi passeranno questa settimana a cucinare piatti elaborati, lunghi, corposi, e a digiunare (tranne che nelle immancabili cene/merende/dopo-cene per scambiarsi auguri e regali.. ok, quindi in fondo non si digiunerà mai) per prepararsi agli imminenti bagordi. Oggi non vi propongo una ricetta della tradizione (anche se in realtà in alcuni luoghi dell’astigiano si annovera tra gli antipasti più o meno tipici) nè una ricetta elaborata ma, appunto, una ricetta tanto stupida quanto efficace, velocissima e di sicuro impatto.