Zuccotto di verdure grigliate per i formaggi svizzeri

 

Oggi è uscita la nuova newsletter dei Formaggi Svizzeri, la cui protagonista (udite udite) sono io, con una ricetta creata appositamente per loro e gustata nell’occasione della cena in bianco (ve l’avevo detto che il resto del menù, oltre alla Caesar Salad, sarebbe arrivato, no?!).

La ricetta è molto semplice e molto estiva, e si sposa secondo me benissimo con l’idea di delicate food che i Formaggi Svizzeri vogliono promuovere.

Qui trovate una mia piccola intervista (così potete scoprire cosa è per me il delicate food), mentre qui trovate la ricetta dello zuccotto: facile da fare, con ingredienti semplici e iper-reperibili (e di stagione), e anche bello da vedere (secondo me, eh)… una ricetta che vale la pena di provare!

Zuccotto collage

 

La prova del nove: peperoni ripieni

Non temete, la prova del nove del titolo non ha a che fare con la difficoltà di questo piatto (che, anzi, è piuttosto semplice), ma è perché finalmente IO ho passato la suddetta prova con il mio stomaco. Infatti, dovete sapere che per anni non ho potuto mangiare peperoni (sofferenza, visto che li adoro), dal momento che il mio delicato stomachino (buuuuuu) aveva deciso che per lui erano troppo.

Così, addio peperonate calde e fredde, addio peperoni grigliati, addio peperoni ripieni.

Questo fino all'anno scorso quando, complice una vacanza in terra croata, ho ricominciato ad avvicinarmi a questo stupendo (anche esteticamente) ortaggio, dapprima sottoforma di Ajvar, passando poi alle paprike ripiene (una ricetta che prima o poi troverete su questi schermi.. mi va di riscoprire le mie radici croate in cucina).

Da allora il percorso è stato in discesa… prima un peperone sottaceto nel timballo di baccalà, poi un peperone grigliato a pranzo, fino alla VERA prova del nove di cui sopra: tentare la sfida con il peperone ripieno a cena.

Inutile a dirsi, ex nemico peperone, ma ho vinto io (si prega di mettere in sottofondo "The eye of the tiger" dei Survivor)!

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Sembra sugo ma non è… risotto ai peperoni arrostiti

Non mi capita di frequente di andare al ristorante, e mi capita di rado (eufemismo) di andare in ristoranti di livello, figurarsi di ottimo livello. Ma a volte capita, e se succede nel ristorante giusto, se ne esce rappacificati con il mondo, portando a casa una bella esperienza e dei gustosi ricordi.

Qualche tempo fa mi è capitato di essere invitata insieme ad alcuni amici al ristorante La Credenza a San Maurizio Canavese (provincia di Torino) per festeggiare un’occasione importante e, se devo essere onesta, si è rivelato il luogo perfetto per una ricorrenza del genere. Infatti, non solo la location è impeccabile, ma credo che in più di un’occasione si sia rischiata la disarticolazione delle mascelle dei commensali per lo stupore dato dalla bontà del cibo e del vino.

Nella lunga serie di pietanze, una ha colpito particolarmente tutti noi (io non faccio testo, perché ho continuato ad assumere un atteggiamento compito in presenza dello chef, del personale di sala e della sommelier, per poi esplodere in fragorosi oooooooh e fotografando l’impossibile non appena questi giravano le spalle), il risotto ai peperoni arrostiti. Premetto che io difficilmente mi abbandono all’amore sfrenato che provo per i peperoni per problemi digestivi, ma quella sera non potevo esimermi… e il destino ha fatto sì che quello fosse un piatto strabiliante! Infatti, il sapore deciso e affumicato del peperone arrostito era reso più delicato dall’unione con il risotto, mentre il gusto si sposava alla perfezione con i pezzetti di acciuga e la clorofilla di prezzemolo usati per guarnire il piatto. Davvero sublime!

E così, nel ricordo di quell’esperienza estatica, ho provato a riproporlo in versione casalinga e senza avere una ricetta di base, quindi sperimentando e andando a gusto. Il risultato è un risotto in cui convivono gli stessi contrasti e le stesse esaltazioni, ma ovviamente diverso da quello della Credenza (cosa che si nota anche dalle foto sottostanti: in alto vedete la loro realizzazione, in basso la mia).

Ma veniamo ora al dunque, con la mia ricetta, liberamente ispirata a quel risotto da  sogno.

Sui dolci de La Credenza non proferirò verbo… non vorrei fare morire d’invidia qualcuno dei miei lettori.