L’oro che preferisco, quello verde – Trofie con pesto di pistacchi

Non sono una tipa da gioielli.

O meglio, mi piacciono, ma ho un debole per quelli etnici, specialmente per quelli d’argento. Tipo il mio anello indiano, quello che ho il brutto di vizio di togliere quando cucino/lavo/impasto e che puntualmente semino da qualche parte, rischiando ogni volta di perderlo. Come quando lo misi nella tasca posteriore dei jeans, ebbi la geniale idee di infilarci anche le chiavi della macchina e, quando le tolsi di tasca, vidi l’anello iniziare a rotolare finendo dritto dritto nelle grate del palazzo di fronte. Se penso a quella scena (che io, non so perché, nella mia testa rivedo sempre al rallentatore), ancora oggi credo che avessi voluto farlo apposta non ci sarei riuscita. Per la cronaca, l’anello è riuscito a tornare all’ovile mesi dopo, quando il Colui si è introdotto nelle cantine di fronte a noi e a recuperarlo, per me è ancora un mistero come. Ma d’altronde, è archeologo.. avrà scavato.

Mi piace l’argento anche quando è vecchio, come quello della lunga catena che da un po’ porto sempre al collo, perché attaccati ci sono due ciondoli a forma di schiumarola e di paletta forata, unico ricordo di mia nonna, a cui evidentemente devo somigliare almeno un po’.

Certo, ho qualche gioiello d’oro, rigorosamente bianco, rigorosamente regalato, ma li indosso pochissimo, forse perché sono ancora in una fase in cui l’oro è quello che si indossa solo per le occasioni, laureamatrimoniobattesimi, mica roba di tutti i giorni (che poi io tutti i giorni entro ed esco dalle cucina, e non metto proprio nessun gioiello, che poi mi scoccio a mettere e togliere tutti i vari ammennicoli), e così giacciono in un cassetto, semi-dimenticati in attesa della prossima occasione.

Già, non sono una tipo da ori, tranne quello che in assoluto preferisco, quello verde dei pistacchi.. quello lo metterei dappertutto, come ho ampiamente dimostrato (random qui, qui e qui). Questa volta ci ho fatto un pesto (passatemi il nome, anche se non ho pestato un bel niente) velocissimo da preparare e dannatamente buono. Provare per credere.

Pasta con pesto di pistacchi finale-001

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Pasta con pesto di pistacchi-001

Comfort food sciuè sciuè – Lasagnette di pane carasau alla ricotta e pesto (eretico)

Ci sono certi giorni in cui mi prende una voglia matta di mangiare qualcosa di buono e confortante, uno di quei piatti capaci di rimetterti in pace col mondo, che so, tipo una lasagna.

Da qualche settimana, però, sono partita in modalità dieta-dieta-dieta , quindi le parole d’ordine sono “piatti leggeri“, “cucina sana” e “attività fisica“. Ma si sa, quando ti prende la voglia di buono è difficile dirottarla su un petto di pollo ai ferri e un’insalatina scondita (un abbinamento che già di per sé mi fa tristezza assai, e infatti nella mia dieta non c’è).

Bisognava trovare una soluzione, perché fare una lasagna “vera”, con ragù, besciamella, mozzarella e Parmigiano, e per giunta in un giorno feriale, era fuori discussione. Così ho deciso di optare per una lasagnetta semplice, veloce da fare, leggera, ma soprattutto deliziosa: al posto della pasta all’uovo ho utilizzato il pane carasau, e ho optato per un condimento leggero e veloce, fatto di pesto (eretico, che  ho fatto in casa con quel che avevo, cioè basilico e mandorle, ben diverso da quello genovese, come vuole la ricetta autentica appresa al campionato mondiale del pesto)  e ricotta. Un goccio di latte, due cucchiai di Parmigiano, 10-15 minuti di forno, ed ecco apparire in tavola uno dei piatti più buoni dell’ultimo periodo, che ha accontentato pancia e spirito… e pure la dieta.

Lasagnette blog

Lasagnette finale blog

Un’idea per l’estate – Insalata di ceci, pesto genovese, pomodorini e mandorle

Mica vi sarete abituati ad una perenne carrellata di dolci, su questo blog?

Meglio di no, perché non vorrei proprio cominciare a deludere le vostre aspettative!

E poi, con il caldo ormai arrivato o in arrivo, cosa c’è di meglio di una bella, fresca e colorata insalata a base di legumi, che può essere un gustoso piatto unico, perfetto anche da mettere nel baracchino per l’ufficio?

Io dico che è un piatto semplicemente perfetto, che unisce legumi, ortaggi ormai di stagione, frutta secca  e semi, uniti dal profumo inconfondibile del pesto genovese. E, se lessate i ceci in precedenza, si prepara davvero in un attimo.. provare per credere.

Insalata di ceci, pesto e pomodorini blog

Sformatini di cous cous al pesto genovese con zucchine saltate e pinoli su salsa di taleggio

E direi che con questa ricetta abbiamo battuto ogni record di lunghezza del titolo… anzi, avrei potuto mettere un "Viendalmare" alla fine, così, a sfregio e a fantozziana memoria!

Però è uno di quei casi in cui non potevo proprio accorciare da nessuna parte, per amor di completezza. E così, via di sillabe e sillabe, fino ad arrivare al lungo -e completissimo- "Sformatini di cous cous al pesto genovese con zucchine saltate e pinoli su salsa di taleggio". Se siete arrivati a leggere fin qui avete fatto metà della fatica: ora è tutto in discesa.

Anzitutto va detto che questa ricetta non è farina del mio sacco (troppi abbinamenti per essere un parto della mia semplice mente), ma è di Giallo Zafferano (io, però, ho apportato qualche piccola modifica qui e là); mia mamma l'ha scoperta, cercando non so bene cosa, e se n'è innamorata… ed è solo così che siamo arrivati fin qui. I vari procedimenti per realizzare questo cous cous freddo non sono complessi, ma è necessario un po' di tempo per preparare tutto e per assemblare il piatto che, diciamolo, fa il suo bel figurone.

Il risultato è un piatto dai sapori semplici, pieni, e che si sposano perfettamente tra di loro: ogni singola parte di questo piatto potrebbe essere mangiata da sola ed essere comunque buona, ma la forchettata che raccoglie tutto è senza ombra di dubbio la più riuscita.

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Un Bento Box (aka “baracchino”) all’italiana per l’estate

Qualcuno di voi sa che mi posso considerare a buon titolo maga del baracchino… questo inverno, infatti, in pieno periodo di scrittura della tesi, per accorciare i tempi della mia pausa pranzo e poter ritornare in fretta alla mia ricerca, avevo preso l’abitudine di portare con me in università il pranzo, invece di andare a caccia di panini ingozza-tacchini (locuzione che in piemontese suona ‘ngusa pitu), come qualche impreparato amico.

Prima di allora avevo sempre applicato l’arte del baracchino (che è molto più cool chiamare Bento box, alla giapponese -in realtà, come molte abitudini provenienti dall’Oriente, dietro questo oggetto e l’usanza di portare con sè pasti preparati a casa si nascondono delle ritualità del tutto sconosciute al nostro misero baracchino) al pasto estivo, che per me spesso si compone solamente di yoghurt e muesli, al massimo con aggiunta di biscotti e frutta (fresca o secca che sia). Ma quest’inverno, nella necessità di portare dietro qualcosa di leggero (altrimenti mi sarei laureata in “sonno applicato“), salutare e freddo (non possedendo fonti di calore diverse da un termosifone), mi sono sbizzarrita in ogni sorta di verdura bollita (e poi condita) e insalata.

Purtroppo, la mia arte del baracchino non è risultata poi così avanzata, e in alcune occasioni mi sono trovata con il cibo, ma senza le posate… credo entrerà nella leggenda la mia abilità (quasi un super-potere) di mangiare zucchine bollite con una palettina per girare il caffè.

Insomma, guardando indietro a quei mesi di studio matto e disperatissimo, non nego che i pranzi al crazy-corner (un angolo con un nome azzeccatissimo, devo dire) con i miei compagni di sventura siano uno dei ricordi più piacevoli.

Questo per dire che sono rimasta affezionata al baracchino e, da allora, mi sono sempre divertita a prepararli per me o per altri.

Ho scelto, sull’onda di un bellissimo contest, di proporre un Bento Box all’italiana per questo assaggio prematuro di estate, contenente un’insalata di pasta condita in verde e, come spezza-fame, merenda o dolce, uno yoghurt con muesli, biscotti ai cereali e mirtilli rossi (per ricordare i miei sempreverdi baracchini estivi).

Per ovvi motivi vi darò la ricetta solamente per preparare l’insalata di pasta, il cui procedimento ricorderà quello già seguito per le lasagne con pesto, patate e fagiolini.

Per quanto riguarda lo yoghurt (che è comunque uno dei miei pasti estivi preferiti, insieme al gelato), basterà metterne la quantità desiderata (per me 125 o 150 g) in un piccolo contenitore ermetico e portare con voi del muesli, della frutta secca (o fresca) a scelta (in questo caso dei mirtilli rossi secchi) e 2 o 3 biscotti ai cereali, in modo che il tutto, se mescolato, costituisca una sostanziosa merenda.

Come dicevo prima, l’ispirazione per cimentarmi in questo Bento Box mi è stata data dalla bella iniziativa di Kitty’s Kitchen e Semplicemente Pepe Rosa, cioè il Contest dal titolo Via col Bento, organizzato in collaborazione con Casa Bento. Trovate il link al contest cliccando sull’immagine qui sotto.

Che sia l’occasione per avere finalmente un VERO Bento, e non questi raffazzonati contenitori che incastro in modi sempre nuovi e con instabili equilibri?!

Il verde che invoglia: lasagne pesto, patate e fagiolini

Ho sempre sentito parlare di bambini che davanti al cibo verde storcono il naso, fanno i capricci o, più semplicemente, si rifiutano di averci a che fare. Questo non rientra nella mia esperienza, perché pare che riuscissi a mangiare broccoli e fagiolini quando portavo ancora il pannolone.

Ma di una cosa ho diretta esperienza (e non solo coi bambini, ma anche con adulti un po’ più capricciosi del solito): anche i più restii al contatto con le verdure non sanno resistere al fascino innato della lasagna (come al fascino della pizza o del sugo). E, d’altronde, chi si sentirebbe di dire di no ad una lasagna pesto, patate e fagiolini?! Una goduria per gli occhi (tripudio di verde) e per il palato!

Con questa ricetta spero di dare il mio piccolo contributo alla campagna contro la chiusura del reparto di neuro-fisiologia della Fondazione Santa Lucia di Roma, una campagna promossa da Caris (aka “cookingplanner”), foodblogger e mamma di Albertino-mimì, che cerca l’appoggio di chiunque per raccogliere ricette e dare maggiore visibilità  a questa vicenda, che non ha forse avuto lo spazio che meritava.

Una ricetta per il Santa Lucia

Il mio contributo, come detto, è assai piccolo, ma spero che possa aiutare a dare risalto, ad aumentare l’attenzione e la pressione, in modo che i bambini curati in questo reparto possano continuare a fare i capricci per la scarsa voglia di andarci e che possano battere i piedi in terra (come facevo io i capricci, da piccola) quando non vogliano mangiare cibi verdi… ma vedrete che questa lasagna se la mangeranno a quattro palmenti!

Mi raccomando, la lasagna è da gustare bella calda, grandi e piccini insieme!