La mezz’ora ai fornelli di cui non vi pentirete – Pipe con yogurt, piselli e feta

Tempo fa vedo la ricetta di una pasta con piselli, yogurt greco e feta dalla Fede, vedo che la ricetta originale è di Ottolenghi, tratta dal mio amatissimo libro Jerusalem (che non smetterò mai di consigliare, sappiatelo) e mi chiedo subito come diavolo mi fosse potuta sfuggire una ricetta del genere, stravagante (lo yogurt per condire la pasta?), veloce, fresca, colorata.

Corro subito a prendere il libro, lo apro alla pagina giusta, e noto in alto a destra un bel post-it commemorativo: non mi era sfuggita, semplicemente non l’avevo ancora provata.
Strano?! Assolutamente no, visto che praticamente la mia copia di Jerusalem pare un cimitero di post-it, e non so mai da quale iniziare, da tanto che mi ispirano tutte, le sue ricette.

Ma questa ve la consiglio al volo e dal profondo del cuore, perché sarà una mezz’ora di fuochi accesi (una pentola per la pasta, un pentolino per i pinoli), fra bollore dell’acqua e cottura della pasta, ma sarà una mezz’ora che non rimpiangerete, perché metterete in tavola un piatto di pasta che mai vi sareste sognati di preparare, di una semplicità imbarazzante, e la cui freschezza e bontà vi ruberanno il cuore.

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Pasta con yogurt, piselli e feta finale

Torino chiama Puglia: il mio strucolo per l’MTC (e due)

Questo mese non potevo proprio esimermi da una seconda partecipazione all’MTC.

Febbraio è un mese corto, ma con un doppia sfida: Mari, infatti, non ci ha sfidato solo sullo strudel, ma anche sulla sua versione salata, lo “strucolo in straza“, cioè uno strudel dal ripieno salato, avvolto in uno strofinaccio e poi bollito.

Ho scoperto dell’esistenza dello strucolo nell’istante del lancio della sfida: mai sentito nominare prima, mai visto e mai assaggiato. Vista la mia propensione al salato, quindi, ne sono stata immediatamente affascinata.

Volevo però discostarmi dalla versione più classica, con un ripieno a base di formaggio, e così mi sono buttata su una suggestione culinaria a me molto cara, le rosette con cipollotti, uvetta e acciuga che un’amica dei miei genitori, Anna, prepara spesso per pranzi o cene conviviali e che io puntualmente consumo come se ci fosse un’apocalisse imminente (non si sa mai).

Le rosette, come l’amica, hanno origine pugliese, e pare che in particolare l’aggiunta di uvetta al ripieno sia tipica del foggiano e della zona del Gargano. È sua, invece, la sostituzione della pasta della pizza con la sfoglia, più adatta ad una stuzzicheria da mangiare in compagnia.

Ma, siccome io dei cambiamenti non ho mai abbastanza, ho sostituito alla sfoglia la pasta matta, e ai cipollotti il più delicato porro, aggiungendo infine dei pinoli.

Per l’accompagnamento, tenete a mente che sono pur sempre piemontese: ed ecco quindi una salsina semplicissima di acciughe stemperate nell’olio caldo, una sorta di bagna caoda veloce (che poi è quella vera, senza latte e derivati) ma senza aglio. La salsa, sapida ed intensa, è il perfetto richiamo alle acciughe lasciate intere nel ripieno e funge da contrappeso alla dolcezza dell’uvetta passolina e dei pinoli, che accompagnano appieno il gusto delicato ma deciso del porro.

Una vera scoperta, questo strucolo, non c’è che dire! Ma mi è rimasta la voglia delle rosette di Anna, musa ispiratrice di per questa ricetta.

Strucolo blog

… si nota mica qualcosa di strano sullo sfondo?! Non temete, è solo il “controllo qualità” all’opera!

Strucolo finale blog

Con questa ricetta partecipo all’MTC di febbraio

mtc36

La Gubana sbagliata con zabaione alla šljivovica per l’MTC

L’MTC di questo mese è stato un colpo al cuore.

Perché Mari (aka lasagnapazza) ci parla di strudel, e di Friuli, e per me non poteva che essere un ritorno alle origini, a quella parte del mio sangue che arriva dalla Croazia.

Ma in Croazia lo strudel non si fa. O meglio, sicuramente si prepara (la distanza dal Friuli è così poca che è impensabile una mancata contaminazione), ma non è un dolce tipico: difficilmente lo troverete come dessert in un ristorante e, per essere precisi, difficilmente troverete un dessert nelle carte di una qualsiasi trattoria locale, o gostiona che dir si voglia. La Croazia ha infatti una cucina molto semplice, principalmente basata su cibi cotti alla griglia, soprattutto carni (già qui vi avevo parlato di ćevapčići, ražnjići e pljeskavica, che dominano questa cucina insieme all’immancabile maialetto allo spiedo), ma anche pesci e crostacei (mio grande rammarico è non aver mai assaggiato la granseola).

La verità è che per me lo studel è una ricetta del cuore, è una ricetta di famiglia, ma non è una ricetta di mia nonna, bensì di nonna Norma, la nonna dei miei cugini materni. Lei, friulana di Fiume, l’ha sempre preparata e proposta in tutte le grandi cene di famiglia, e il suo strudel per me è semplicemente LO strudel, che da qualche anno ho finalmente imparato a preparare grazie ad un corso intensivo tenuto da mio zio, suo figlio e unico depositario della ricetta e della tecnica. Quello strudel l’ho imparato sul campo (altro che corsi teorici, tsk) e ora l’ho fatto mio. La ricetta della pasta matta è diversa da quella di Mari, perché la “mia” ha l’uovo, e risulta quindi un po’ meno elastica e un po’ più difficile da stendere, ma è la ricetta del cuore, e al cuor non si comanda. Prima o poi la vedrete, lo giuro.

Però non mi andava di proporre uno strudel classico, e così l’ho contaminato con un altra ricetta storica del Friuli, la gubana, un dolce lievitato con un ripieno ricco di frutta secca e uvette ammollate nel liquore. Un dolce che nessuno nella mia famiglia ha mai preparato tranne me, e di cui mi sono follemente innamorata. La prima volta lo preparai che facevo la quinta elementare (anche se, ora che ci penso, forse preparai un presnitz, dolce triestino simile alla gubana, ma con un guscio di pasta sfoglia), e mi ci dilettai quando tutti, in classe, dovemmo preparare un piatto tipico delle regioni di appartenenza: mi rubarono il Piemonte, mi rubarono la Puglia (del nonno paterno) e la Croazia ovviamente non era contemplata, così ripiegai sul Friuli, ciò che andava più vicino, e così mi ritrovai a preparare questo dolce così ricco e delizioso. L’ho poi rifatta qualche mese fa, con la pasta lievita, ma non c’è due senza tre ed ora eccomi qua.

Ecco quindi la mia gubana sbagliata, un guscio di pasta matta che racchiude qualcosa che amo e qualcosa di me, Croazia compresa (grazie alla šljivovica, il distillato di prugne più diffuso nel Paese).

Strudel - Gubana collage blog

Strudel gubana finale blog

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 36

mtc36

 

 

San Valentino Gluten Free – Seppie con carciofi e pinoli

Oggi è San Valentino e, se posso essere completamente sincera, non me ne può fregare di meno.

Infatti, non ho l’abitudine né l’intenzione di festeggiarlo con regali, uscite a cena, cioccolatini e nemmeno fiori (no, non è un lapsus, mi piace regalare fiori, anche ad un uomo). Se proprio oggi volessi dare una dimostrazione d’amore, lo farei cucinando, come spesso mi capita.

E, se proprio volessi qualcosa di speciale, preparerei un menù di pesce, perché per me pensare e realizzare un menù interamente di pesce è un gesto d’amore, ricercato, curato e anche romantico (certo, ammetto che pulire le seppie non sia il gesto più romantico a cui riesca a pensare, ma prendetemi così come sono).

Così oggi ho deciso di consacrare questo San Valentino a due cause, quella Gluten Free per il 100% Gluten Free (Fri) day, e quella della pesca sostenibile, promossa da ConsuMare giusto.

Quindi, oggi trovate la mia proposta per un secondo piatto di pesce e, in calce alla ricetta, i link per un menù di pesce interamente Gluten Free (sì, dolce compreso.. specifico che però il dolce non è a base di pesce, ché non si sa mai).

Buon San Valentino a tutti… a chi lo festeggia e a chi no…

Seppie, carciofi e pinoli blog

Seppie, carciofi e pinoli finale blog

Ecco la mia proposta di menù Gluten Free di pesce

Antipasto: Carpaccio di polpo

Primo piatto: Risotto al nero di seppia (e seppie)

Secondo piatto (alternativo a quello qui proposto): Involtini di pesce spatola (unica accortezza, utilizzare pane grattugiato gluten free)

Dolce: Red velvet cake gluten-free

Per chi fosse interessato ad altre proposte di menù per San Valentino, date un’occhiata qui.

Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (Fri) Day

100GlutenFreeFriDay1

 

Sull’onda della tradizione – Pasta con le sarde

L’avevo detto che sarei ripartita dalle tradizioni, poiché credo siano di buon auspicio: cercare nel passato, nella storia, per trovare un tramite con il futuro, con l’innovazione.

E così ho deciso di continuare con quest’onda positiva, e di farmi trascinare dal mare della Puglia (da cui sono partita con il più classico piatto di orecchiette con le cime di rapa) fino a quello della Sicilia, cadendo anche qui su un grande classico, la pasta con le sarde.

Quando si parla di tradizioni, secondo me non si può e non si deve scherzare: certo, le si può reinterpretare, ma solo se prima se ne padroneggia la purezza, quella forma perfetta o imperfetta che ci è giunta dopo secoli di aggiustamenti. Certo, le tradizioni non sono nemmeno uniche ed immutabili, quindi si sa che di ogni piatto “tipico” esistono almeno 800 versioni, dalle più ortodosse alle più eretiche.

Ma quando mi approccio ad una tradizione che non è mia, cerco sempre di affrontarla in maniera quasi sacrale, cercando di rispettarla al meglio e, perciò, cercando persone esperte che mi sappiano guidare. Per questa ricetta, quindi, sono d’obbligo due ringraziamenti, non a caso a due palermitane D.O.C: a Stefania di Cardamomo & Co. per la sua preziosa consulenza in materia (e andate a leggere della pasta con le sarde a mare, una storia di pesca senza pesce) e alla mia collega Rosanna, per la ricetta di sua mamma (da cui l’aggiunta del concentrato di pomodoro) e per il fantastico dono dell’uvetta siciliana, con dei chicchi piccoli piccoli e di una dolcezza indicibile, perfetta per donare il giusto agrodolce al piatto.

Il piatto, invece, si commenta da solo: se non l’avete mai provato, fatelo, se lo amate, rifatelo, perché vi ri-conquisterà. E non togliete nulla, tutto è necessario per creare un equilibrio che pare calcolato al millesimo, in cui il sapore (ed odore) intenso delle sarde viene smorzato dalla freschezza del finocchietto, dalla dolcezza delle uvette e dal selvatico del pinolo.

Un piatto che va provato, rispettato ed amato, profondamente.

Ultimo, ma non meno importante, voglio anche dirvi che le sarde sono un pesce sostenibile: non solo è economicamente sostenibile (vogliamo dirlo, che non guasta?), ma anche per l’ecosistema, come ricordano gli amici di  ConsuMare Giusto… non dimentichiamoci anche di questo, quando mangiamo pesce!

Pasta con le sarde blog

Pasta con le sarde2 blog

Non si vive di sola acqua … Gnocchi all’acqua con pesto di rucola

Mi accingo a svelare un grande segreto, quasi quasi uno degli n-mila segreti di Fatima: non si vive di sola acqua!

C’è bisogno di tante, forse persino di troppe cose nella vita, almeno nella vita cosiddetta moderna: in termini culinari l’acqua non basta, c’è bisogno di ciccia, di sostanza, e essa può assumere le forme più svariate. Allo stesso modo, fuor di metafora gastronomica, si avverte sempre più il bisogno, a volte quasi impellente, di tante cose (nel senso materiale del termine), di necessità non si sa quanto primarie… eppure senza quell’acqua, senza la base, l’ossatura non potrebbe nemmeno sommarsi tutto il resto (a volte tutt’altro che realmente necessario), vi pare?

Così, ogni tanto, secondo me è bene tornare a quell’acqua, al fondamento, alla radice delle cose. E quella base per me sono i piccoli piaceri, come scrivere queste poche righe ascoltando un vecchio pezzo dei Beatles, avvertire il calore e il colore di una voce amata, svegliarsi con l’aroma del caffè, abbracciare qualcuno, ma anche solo riuscire a strappare mezz’ora alla propria giornata per cucinare qualcosa di sano, genuino e, perché no, dannatamente buono.

Ecco, la ricetta di oggi rientra nell’ultima categoria, ma proprio appieno.. e che l’ingrediente centrale sia l’acqua non è un caso.

Da un po’ di tempo mi capitava di vedere questi gnocchetti all’acqua in giro per blog, ma è stata la ricetta di Francesca (aka Aria in Cucina) a conquistarmi, visto che volevo proprio provarli in abbinamento con il pesto di rucola.

Continua a leggere Non si vive di sola acqua … Gnocchi all’acqua con pesto di rucola