Oggi (non) cucino io – Il polpettone

 Ahhh, l’indicibile soddisfazione, ogni tanto, di non cucinare.

Di mollare gli ormeggi e lasciar fare a qualcun altro.

Soprattutto se quel qualcun altro è pure bravo a cucinare, ma da quando ti conosce si è un po’ adagiato preferendo la comodità di trovar pronto alla soddisfazione di fare con le proprie mani.

Questo polpettone non l’ho fatto io. Certo, ho partecipato di quando in quando, dopo gli ennesimi “Ma dov’è il pangrattato?” “Ma una terrina per l’impasto, dove la trovo?”. Ma il mio merito finisce qui, lo giuro.. il resto è farina del suo sacco.

Ormai per me questo polpettone era una chimera… penso di averne sentito tessere le lodi dal primo appuntamento (beh, oddio, magari proprio dal primo no, ma diciamo dal terzo) e ormai, dopo due anni, cominciavo a disperare che l’avrei mai assaggiato, il famoso polpettone della nonna paterna, quello con il ripieno di frittata e di prosciutto cotto.

E invece mi ha stupita

Ditelo con un fiore è roba vecchia… ditelo con un polpettone, magari con delle carotine di contorno.

Polpettone fetta blog


Polpettone finale blog

Ćevapčići!

 

Come dicevo qualche tempo fa, è giunta per me l’ora di riscoprire, e soprattutto di condividere, qualcosa a proposito delle mie origini istriane. Ebbene sì, per chi se lo fosse perso, ho delle origini istriane: insieme alla forte componente piemontese (che qualcuno si diverte a definire sabauda o, addirittura, savoiarda), ho due ulteriori radici, quella pugliese (da Santeramo in Colle, provincia di Bari, per la precisione) e quella istriana, da Galižana, un paese vicinissimo a Pula.

Purtroppo non conosco queste due radici minori di prima mano, perché i loro “portatori” (mio nonno paterno per la Puglia e mia nonna materna per l’Istria) sono mancati ancor prima che io nascessi. Ma, mentre da parte pugliese tutto rimane legato ai ricordi culinari un po’ più vaghi di mio papà o dei miei zii, la parte istriana è un po’ più informata sui fatti, visto che mia mamma e mia zia hanno dei ricordi più tangibili, cioè delle consuetudini e delle ricette.

Molti dei ricordi legati alla nonna e ai parenti istriani, che per la maggior parte non ci sono più, sono infatti legati alla cucina. Ho sentito racconti mitici sull’uccisione del maiale, su quanto fosse brava mia nonna Eufemia a stendere la pasta fresca e sulla bontà delle sue sarme (involtini di riso e carne avvolti in foglia di vite o di cavolo – piatti simili si trovano anche in Romania e in tutti i Balcani); inoltre, sono arrivate fino ad oggi alcune delle sue ricetta, come quella per le paprike ripiene e per il baccalà alla vicentina pestato al mortaio (vi chiederete che cosa c’entri il baccalà alla vicentina con l’Istria… beh, molte ricette venete e friulane hanno passato molto facilmente il confine – un altro esempio lampante è lo strudel). E poi, da ultimo, è ormai epico il racconto dei chili e chili di carne (probabilmente anche quella del suddetto maiale morto ammazzato) trasformati in ćevapčići da zia Solidea.

Ecco, forse in casa mia non rivanghiamo queste radici troppo spesso, ma non c’è grigliata che si rispetti che non veda in tavola quantità spropositate di ćevapčići! Se siete stati in Istria o in Croazia, saprete che le grigliate, di carne o di pesce, sono ciò che con maggiore facilità si può trovare in qualsiasi konoba o ristorante. Beh, per quanto riguarda la carne, ćevapčići (polpette oblunghe), ražnjići (spiedini) e pljeskavica (hamburger) la fanno da padroni.

Il piatto che vi propongo oggi, quello che mia mamma ha visto fare a mia zia innumerevoli volte, è molto semplice da realizzare ed è davvero perfetto per una grigliata in compagnia.

Non ci sono più i polpettoni di una volta! Polpettone freddo di pollo e mortadella

Che non ci siano più le mezze stagioni è un dato di fatto, che i giovani non siano più quelli di una volta lo si sa, che nemmeno le fragole sappiano più di fragole è una dura realtà… ma quando vengono meno le certezze sui polpettoni, allora si che c’è da tremare!

Chi di voi, infatti, non conosce una ricetta per il polpettone (che, come ci indica la parola stessa, di solito è la medesima ricetta -o quasi- di una polpetta, solo di dimensioni maggiori), quel bel cibo confortante e tipicamente invernale da cuocere in padella e poi magari da ripassare in forno?!

Già vi sento: “Ma chi ha voglia di un polpettone caldo ADESSO?”. E infatti il polpettone di cui vi parlerò va mangiato rigorosamente freddo… intendiamoci, la cottura c’è (ho idea che mangiare pollo e uova crudi non sia il massimo della vita), ma è una cottura in acqua bollente, non diversa da quella del riso. E, siccome nessuno in estate rinuncia a preparare un’insalata di riso per quei 20-30 minuti ai fornelli, non avete scuse! Anzi, vi dirò di più, a differenza del riso, il polpettone non ha bisogno di essere girato o controllato: ve lo potete proprio dimenticare sul fuoco e andare a recuperarlo passata la mezz’ora, quindi i fornelli li vedrete appena per qualche secondo.

Non vi ho ancora convinto?! Allora forse vi convinceranno gli ingredienti: petto di pollo, mortadella, uovo e pistacchi, niente di più e niente di meno.

Se ancora non siete stati conquistati, sfodererò l’ultima carta, quella della semplicità! Non solo questo polpettone è semplicissimo da preparare, ma ha una ricetta for dummies: infatti, la proporzione fra gli ingredienti è stabile (potremo definirla 1:1) e facilissima da ricordare, quindi potrete moltiplicare e dividere come vorrete, senza mai sbagliare (e magari ritrovarvi per le mani un mostro informe)! Anni fa ho “rubato” questa ricetta alla zia, dopo aver assaggiato questo polpettone da lei, e di anno in anno lo propongo in cene, pranzi, scampagnate e giornate al mare, e mette sempre d’accordo tutti!

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