Operazione pummarola

Oggi si parla di pummarola!

In queste settimane in giro per i blog di cucina e nel mondo reale (avrei potuto dire “fra la gggente della strada”, ma mi sarebbe parso troppo) ho sentito tanto parlare di pummarola e di conserve, di tradizioni familiari, di nonne che preparavano quintali di passata, di famiglie riunite intorno ad un pentolone (anche se calderone mi sembra un termine più appropriato) che sobbolliva per giorni e giorni.

Ecco, io non faccio parte di questa nutritissima schiera: non so se sia una questione di origini più o meno nordiche o se sia semplicemente per abitudine, ma a casa mia la tradizione della conserva è ignota. Intendiamoci, non è che manchi la tradizione delle conserve tout court, perché qui impazza la confettura (quando il pruno è nell’anno buono, gli si fatica a stare dietro, e anche il gelso non scherza) e, soprattutto, l’antipasto (ad agosto fra cipolline, carciofini, pomodori secchi, peperoncini ripieni, melanzane, zucchini e peperoni non c’è da scherzare) ma, complice il fatto che a casa mia il sugo di pomodoro è veramente una mosca bianca, di pummarola non se n’è mai sentito il bisogno.

Questo fino ad oggi, ovviamente. Perché quest’anno mi sono detta: è vero che qui il sugo di pomodoro è una rarità, ma volete mettere come verrebbero più buoni (assai, aggiungerei) anche quei pochi sughi o ragù (ma anche parmigiane di melanzane, o spezzatini o pizze)?!

E così ho iniziato con una ventina di chili… poi vedremo se saranno sufficienti o se dal prossimo anno avrò convinto la famiglia ad iniziare una nuova tradizione. Ai posteri l’ardua sentenza.

Intanto, eccovi le mie tre conserve di pomodoro.

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