La trippa tosco-romana di Nila ed Ermete per l’MTC

Faccio outing: io amo la trippa.

La amo da sempre, la adoravo anche da piccina, specialmente con le patate che andavano ad assorbire tutto l’intingolo rossastro in cui aveva cotto la carne.

E la amo, forse ancor di più, oggi, a gusti ormai formati, e attendo la serata trippa come si attende un giorno di festa.

Per questo, quando ho scoperto che la sfida dell’MTC scelta da Cristiana verteva sul quinto quarto, ho gioito, e ho saputo fin da subito quale sarebbe stata la mia ricetta per la sfida.

C’è un errore nella frase precedente, e sta in quel mia.. questa ricetta, infatti, è dei nonni del mio compagno, Nila ed Ermete, toscana dell’Elba lei, romano lui, e la loro trippa è ormai per me un vero avvenimento. Lo è perché quella cena (sempre rigorosamente di giovedì) si programma con settimane di anticipo e perché ogni cena è motivo di aggiustamento delle dosi, alla ricerca della quantità perfetta che, chissà perché, è sempre in aumentare (è così buona che siamo arrivati a programmare un prossimo di acquisto di 2,5 kg di trippa per 5 persone.. non ci giudicate, voi non sapete).

La ricetta, quindi, è la loro, ed ho scoperto che è impossibile affermare se sia una preparazione alla toscana o alla romana, a meno di non originare una sanguinosa faida famigliare. Accontentatevi quindi della mia definizione, “tosco-romana”, e di sapere che è davvero una delle trippe più buone, morbide e succulente che io abbia mai assaggiato, e sappiate gustare insieme a me, oltre a questo favoloso piatto, la fortuna di poter apprendere le ricette tradizionali dalla viva voce dei nonni, che non saranno i miei, ma ormai è proprio come se lo fossero.

 

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Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 38