Venerdì pesce – Risotto con i polipetti

Tradizionalmente il venerdì è sempre stato il giorno dell’astinenza dalle carni (no, non in quel senso) e, anche se non mi ci attengo certo per osservanza ai dettami della Chiesa, trovo che sia una buona “scusa” (non me ne vogliano i credenti) per rispettare un concetto molto più laico ed incredibilmente più attuale, quello del consumo consapevole della carne.

Io non sono vegetariana, tanto meno vegana, e non credo in queste due tipologie di alimentazione, anche se le rispetto, molto più la prima che non la seconda, se proprio dovete strapparmelo dai denti. Credo che la specie umana sia onnivora per sua natura e che tale dovrebbe rimanere, ma ritengo che dovremmo toglierci i tubi di Mortadella dagli occhi (non le fette, i tubi) e metterci una mano sulla coscienza, viste le disumane tecniche di allevamento intensivo e tenendo conto di ciò che esse comportano in termini di inquinamento e di eccessivo sfruttamento delle (già abusate) risorse idriche.

Credo molto in un consumo critico della carne, che ne riduca la quantità e ne aumenti la qualità.

Ridurre la carne significa solamente sostituire a queste proteine quelle derivanti da pesce, uova, latticini e legumi, contribuendo anche ad una dieta più variegata ed equilibrata. Insomma, ci guadagna il pianeta, la nostra salute e pure il gusto.

Quindi bando alle ciance, e prepariamo un bel risotto con i polipetti per questo venerdì sera!

Risotto con polipetti

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Risotto con polipetti finale

Riso d’Italia Gallo: risotto alle nocciole con asparagi e ricotta di capra per il Piemonte

Sono di nuovo qui a rappresentare il mio Piemonte, questa volta per un’iniziativa lanciata da Riso Gallo dal nome evocativo, “Riso d’Italia“.

A partire già da questi giorni, e fino a luglio, l’iniziativa vedrà coinvolti 20 blogger (uno per ogni regione d’Italia) che si sfideranno a colpi di risi e risotti, cercando di rappresentare al meglio la cucina del proprio territorio. Tutti potranno votare (per la precisione qui, dove trovate questa settimana la mia ricetta) per a decretare il piatto vincitore.

Ed eccomi qui a lanciare il mio guanto di sfida, con una ricetta che è stata cucita su misura, proprio come un guanto, su alcuni sapori della mia terra, e sulla stagionalità. Il Piemonte, e tutti lo saprete benissimo, è una terra di grande produzione risicola, specialmente nella zona del Vercellese, e non è un caso che il riso sia presente in numerosi piatti tipici, soprattutto di origine povera e contadina, dalla panissa alla minestra di latte riso e castagne; ma non solo, poiché non manchiamo certo di risotti in grado di dare lustro ad eccellenze regionali come il barbera o il Castelmagno.

Ma tutti questi grandi piatti regionali a base di riso sono essenzialmente invernali, mentre ora ci troviamo in una stagione di mezzo, una primavera che comincia ormai ad ammiccare all’estate. Così ho deciso di puntare su prodotti che fossero sì tipici, sì rappresentativi della mia regione, ma prima di tutto di stagione.

Ingredienti

E, per rappresentare appieno la cucina del mio Piemonte, non potevo che partire dalla terra, quella in cui troviamo gli asparagi (quelli di Santena), quella terra in cui affondano le radici degli alberi di nocciole e quella terra su cui pascola il bestiame che dà un latte saporito, da cui ricavare burro e formaggi.

Nocciole

Così ho deciso di creare un letto di crema di asparagi (utilizzati anche nel brodo del risotto) e di posare sopra di esso un risotto semplice, bianco, mantecato con un buon burro di malga alle nocciole (forse le ultime del raccolto dello scorso autunno) finendo il tutto con una quenelle di ricotta di capra, perché se non avete mai assaggiato qualche produzione casearia piemontese a base di latte di capra semplicemente non sapete cosa state perdendo.

Asparagi

Il mio consiglio è solo uno: assaggiate le parti di questo risotto non ognuna per sé, ma tutte insieme, perché è nell’insieme che giace il mio Piemonte, fatto di croccante, di morbido, di pungente, di fresco, di tostato, di campagna, di colline, di montagne e di città.

Risotto

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Risotto primo piano

Corso pratico per tornare bambini, e poi crescere un po’ – Riso(tto) al latte (e pepe nero) per il #GFFD

Ci sono dei piatti che si ricollegano immediatamente all’infanzia: al solo profumo, al primo assaggio, loro sono capaci di catapultarci indietro di 20, 30 o 40 anni, magari perché ce li preparava la nonna da bambini, o perché li mangiavamo all’asilo.

Quando mi capita di parlare di questi piatti dell’infanzia, mi succede spesso di sentire che per molte persone il piatto amarcord per eccellenza è il riso al latte, semplice e cremoso, che piace tanto ai bambini proprio per la sua consistenza confortante e per il suo gusto che sta in bilico fra il dolce e il salato.

Ecco, io quel piatto da bambina non l’ho mai mangiato, almeno a mia memoria, ma il destino ha degli strani percorsi, e ora mi trovo a prepararlo spesso a lavoro. Pochi di voi lo sanno, ma io di mestiere faccio l’aiuto cuoca in un asilo nido, e quindi ora so per certo che i bimbi lo amano alla follia… e devo dire che, da quando l’ho assaggiato, concordo coi miei piccoli “clienti”, è proprio buono e confortante, ha il sapore che avrebbe un caldo abbraccio.

Quello preparato per i bambini è molto semplice: il riso viene bollito in poca acqua e latte, così da ottenere un effetto “all’onda” senza che di risotto si tratti, poi il tutto viene addolcito dal burro ed insaporito dal Parmigiano grattugiato.
Sono partita da questo piatto dell’infanzia, già buonissimo, e l’ho reso un po’ più “adulto“, trasformandolo in un vero risotto e dando una sferzata di sapore con un abbondante macinata di pepe nero. E il risultato mi ha assolutamente conquistato: un risotto semplice (vi sfido a non avere gli ingredienti in casa), gustoso e confortante, assolutamente perfetto nella sua linearità.

Riso al latte bllog

Riso al latte finale blog

Con questa ricetta partecipo al Gluten Free (fri)Day100GlutenFreeFriDay1

L’ospite inatteso: risotto alla zucca con amaretti e salame piccante

Mi piace essere coinvolta in nuove iniziative, soprattutto quando queste hanno a che fare con la diffusione fra il grande pubblico della cultura del buon bere e del buon mangiare, e magari anche del giusto abbinare fra cibo e vino.

Per questo sono stata entusiasta di essere coinvolta nell’iniziativa della catena di supermercati Simply volta a promuovere la produzione vinicola del territorio fornendo ai suoi clienti gli strumenti per conoscere le etichette in vendita grazie ad una sezione dedicata sul sito e ad iniziative ad hoc nei negozi. Ma, in parallelo, hanno voluto creare delle ricette da abbinare alle etichette in vendita, ed è lì che entro in gioco io (ma non solo io).

Il tema di questa raccolta di ricette è l’ospite inatteso, che io ho interpretato come aggiunta di elementi inattesi, inusuali, all’interno di una ricetta della tradizione.

Io sono partita dal vino, scegliendo una bottiglia della mia regione, un Nebbiolo Langhe DOC Santa Vittoria, produttore Fontanafredda (una garanzia), e l’ho abbinato ad un primo piatto corposo e completo, giocato su un sottile equilibrio di contrasti.
Infatti, ho scelto una ricetta classica dell’autunno, il risotto alla zucca, l’ho arricchito di un’ulteriore nota dolce data dal Marsala e dagli amaretti, per aprire poi la porta all’ospite inatteso, il salame piccante (aggiunto sia dentro il risotto che al suo esterno, come una chip croccante) che, ve lo assicuro, conferisce un gusto del tutto nuovo ad uno dei risotti più classici di questa stagione.

Risotto zucca, amaretti e salame piccante blog

Risotto zucca, amaretti e salame piccante finale blog

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Back to cooking – risotto ai fiori di zucca e zafferano

Parlo, parlo, prometto, prometto, e poi non mantengo (perché mi è venuta in mente “T’appartengo” di Ambra Angiolini, perchè?!?! Qualcuno mi sopprima).. sono solo chiacchiere e distintivo (e la citazione è 10000 volte meglio: ho dato un colpo al cerchio e uno alla botte). Ogni volta, infatti, vengo qui, vi dico che la mia presenza sul blog si è ridotta in maniera indecorosa, che porrò rimedio, che mi vedrete più spesso, e poi mi ritrovo a cucinare meno e, quindi, a ridurre ancora la mia presenza sul povero blogghino, ormai abbandonato a se stesso. Mi porterò sfiga da sola, dicendo che metterò pezze dove poi non le metto? La vita al di là del blog mi assorbe davvero così tanto?

Sia quel che sia, ma spero davvero nelle prossime settimane di riuscire a cucinare un po’ di più, avendo, forse, un po’ più di tempo a disposizione (uso il forse, ché altimenti già so di attirarmi l’ira funesta di non si sa bene chi). Ma non vi preoccupate, che nel week-end appena trascorso mi sono rilassata un po’ e ho cucinato (tutti insieme, intoniamo un “alleluja, alleluja“), così avrete il piacere (o il dispiacere) di vedere su questi schermi 2 o 3 nuove ricette, prossimamente (mi auguro che tale prossimamente non si spalmi poi su mesi e mesi). Certo, se tutte le volte che cucino qualcosa mi ricordassi di fotografare prima che il piatto scompaia, forse farei anche dei passi avanti col blog, ma non posso pretendere troppo da me stessa.

Per tornare ad argomenti molto più interessanti rispetto alla mia (scarsa) salute mentale, parliamo della ricetta di oggi. Tempo fa avevo visto questa ricetta (è in inglese) sul blog di Manuela Manu’s menu e me ne ero innamorata; così, complice una visita al mercato dei contadini di sabato mattina, mi sono impossessata di un bel sacchettino di fiori di zucca (che già scarseggiano) e ho realizzato questo risottino delicato e primaverile. Unico memorandum: la prossima volta se mi ricordassi di realizzare i cestini di parmigiano in tempo utile per poter impiattare, sarebbe anche meglio; me ne sono ricordata troppo tardi, e così ne ho fatto a meno. Più attenzione, meno rincoglionimento sarà il mio mantra, d’ora in poi (e so già che sarà un mantra fallito). E comunque, col parmigiano destinato ai cestini è venuta una mantecatura coi contro-fiocchi… ergo non tutto il male viene per nuocere.

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Aria di primavera e risotto agli asparagi

Dite ciò che volete, ma certe cose fanno proprio primavera: quella luce tutta particolare che sa far splendere i verdi in maniera incredibile, i primi temporali, l’odore di erba tagliata (avrei potuto dire anche l’allergia alle graminacee, acuita dall’odore di erba tagliata, ma avrei rovinato la poesia. Ops, l’ho appena fatto, nevvero?!), la voglia di uscire per un giro in motorino anche se, ammettiamolo, non si ha davvero un posto in cui andare. E ancora il desiderio di pic-nic, di un viaggio on the road, di gelati, di birre sorseggiate all’aperto, di mettere a riposo gli stivali per riscoprire i sandali. E poi le fragole, i piselli freschi (di cui non si butta via niente.. mai mangiate le bucce dei piselli appena stufate nel burro? Una meraviglia!) e, naturalmente, gli asparagi.

Per quanto riguarda l’oggetto di questo post, l’asparago, è un ortaggio elegante (so che non è una caratteristica fondamentale, ma io lo trovo elegante, tiè), dal gusto delicato e allo stesso tempo intenso, molto particolare. Io amo gli asparagi, bolliti e accompagnati solo da un po’ di maionese, gratinati al forno con burro e parmigiano, avvolti nel prosciutto crudo o cotto, o utilizzati per realizzare uno dei più classici risotti.

Certo, se non avessero quell’effetto collaterale che noi tutti conosciamo e che non vale la pena di disquisire in questa sede, sarebbero ancora più adorabili!

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