Verso il Salone del Gusto (pt. 2) – Cheesecake di robiola di Roccaverano con confettura di pere Madernassa al rosmarino

Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato, e ora già segna un drastico -3.

-3 giorni al Salone del Gusto, l’Evento più importante dell’anno per chi si occupa,  per mestiere o per hobby, di cibo.

Sì, perché il Salone è un mondo a se stante, in cui è possibile trovare in un solo luogo tutto ciò che vorresti assaggiare, annusare, toccare, e persino quello che avevi appena osato sognare; ed è incredibile la capacità del Salone di spalancarti gli occhi sulla vastità e la varietà del cibo, da quello proveniente dai luoghi più sperduti a quello che potremmo trovare a pochi metri da casa.

E, proprio in merito al territorio, quando mi è stato chiesto di proporre una ricetta in cui si facesse uso di un prodotto presidio Slow Food o di un prodotto dell’Arca del Gusto della mia Regione, sono andata a spulciare tutti, ma proprio tutti i prodotti del mio Piemonte, e non avete idea di quanti siano.. ma, se vi prendete la briga di guardare anche le vostre regioni, sono certa che rimarrete stupiti da quante e quali siano le eccellenze che si nascondono davvero ad un passo da noi.

Essendo una formaggiofila (non saprei come altro definirmi), non potevo che partire per la mia ricetta da uno dei formaggi piemontesi che più amo, la robiola di Roccaverano che, oltre ad essere presidio Slow Food, è l’unico caprino storico d’Italia ed anche l’unico ad avere guadagnato la Denominazione di Origine Protetta. Il disclipinare per la sua produzione ormai permette di utilizzare il 50% di latte vaccino od ovino ma, credetemi, quando vi capiterà di provare una robiola di Roccaverano 100% capra non sarà un’esperienza che dimenticherete facilmente.

Ho deciso però di proporre la robiola in una veste nuova,  diversa dal suo classico ruolo di chiudi-pasto (come ogni formaggio): ho quindi creato un piccolo antipasto, una cheesecake monoporzione di robiola di Roccaverano e ricotta di capra, che ha per base i grissini rubatà (in piemontese, letteralmente, “ruzzolato”, perché ottenuto per arrotolamento manuale sul tavolo di lavoro), un vanto tutto torinese (anzi, chierese, non vorrei mai inimicarmi tutta Chieri).

Per finire, ho scelto di accompagnare le mie cheesecake con una confettura di pere Madernassa (altro prodotto dell’Arca) aromatizzata al rosmarino. Le pere Madernassa sono piccole e sode, perfette per essere utilizzate in cucina, e qui in Piemonte danno vita ad uno dei dessert tradizionali più semplici e insieme più deliziosi, le pere al vino rosso.

Per il mio abbinamento, mi sono ispirata al famoso detto “al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere“, un proverbio basato sulla nobilitazione di un prodotto tradizionalmente povero e contadino, il formaggio, grazie al suo accostamento ardito e originale (per l’epoca medievale, s’intende) con le pere, un ingentilimento di cui ovviamente doveva essere tenuto all’oscuro il popolo (rappresentato dal contadino) per rimanere appannaggio delle classi più agiate.

Ora che vi ho allietato con la sezione “il proverbio del giorno“, vi lascio alla ricetta.

Cheesecake blog

Cheesecake finale con confettura blog

Con questa ricetta partecipo al contest “Una ricetta per la biodiversità” inserito nel contesto dal Premio Letterario Giovanni Rebora

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Una piadina piemunteisa ed una Torino-Reggio solo andata per l’MTC

Non è la prima volta che su questo blog si parla di piadina: infatti, appena un paio di mesi fa ve la consigliavo per una cena fra amici senza troppi stress, in cui finalmente anche la padrona di casa si possa godere una serata in compagnia senza l’ansia da spignattamento.

Intanto vi tranquillizzo, l’idea è sempre la stessa, una cena fra amici (sarà che la piadina è romagnola, ma chiama proprio l’amicizia) senza stress, in cui ogni commensale possa scegliere il suo condimento preferito e creare la propria piadina ideale.

Solo che nel frattempo, complice l’MTC e la sua quarantesima sfida, è cambiata la piadina, e oggi sono qui a proporvi la ricetta di Tiziana, aka Ombelico di Venere, che è semplicemente favolosa, la più buona piadina mangiata finora, in casa e non.

Non potevo ovviamente esimermi dal metterci il mio, e trasformarla in una piadina romagnolo-piemontese, scegliendo come ripieno la robiola di Cocconato, le zucchine del contadino grigliate e la menta (si prega di leggere la parola con spiccato accento piemontese, “listen and repeat: m-e-e-e-e-nta“).

E poi ho anche pensato di concedermi una piadina in omaggio al mio prossimo viaggio Torino-Reggio Calabria (sola andata spero di no, gradirei anche tornare all’ovile), scegliendo quindi  un abbinamento che può sembrare ardito, ma che è riuscitissimo, robiola di Roccaverano (mio immenso amore) e spianata calabrese.

Utilizzo questa piadine, quindi, anche per comunicarvi che la mia trasferta in terra calabrese sarà assai prossima e abbastanza lunga, e che per un po’ scriverò live dal profondo sud.

Ho finito le informazioni di servizio, quindi possiamo arrivare alle cose importanti, ovvero le piadine.

Grazie a Matteo per gli scatti alle mie manine sante all’opera.

Piadina collage blog

Questi i condimenti che ho scelto. Farcite la piadina con abbondante robiola di Cocconato, a piacere condite con sale, pepe o olio extra-vergine d’oliva, aggiungere le zucchine grigliate e qualche foglia di menta, precedentemente lavata, spezzettata con le mani.

Piadina piemunteisa e birra blog

Per la seconda piadina: disponete qualche fettina sottile di robiola di Roccaverano sulla piadina, quindi aggiungere 4-5 fette sottili di spianata calabrese.

Piadina Piemonte-Reggio sola andata blog

 Con questa ricetta partecipo all’MTC di questo mese.

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