La tartrà piemontese per l’Italia nel piatto

Eccoci arrivati al 2 del mese, che come ormai saprete segna uno dei due appuntamenti mensili con l’Italia nel piatto. Con il bel tempo e la voglia di stare all’aria aperta in aumento, il tema scelto è quello dei rustici salati, un argomento all’apparenza facile, ma non per il Piemonte.

Sì, perché la mia regione, che è fortissima in fatto di antipasti (in Piemonte è semplicissimo organizzare una cena solo a base di antipasti tipici, da tanti che ne abbiamo), non ha nessun piatto che rientri nella categoria dei “rustici”, che io identifico con torte salate, pizze, lievitati salati e affini; noi tutt’al più abbiamo qualche frittata.

Allora ho deciso di interpretare il tema “rustico” in senso letterale, proponendo un antipasto di antica origine contadina, la tartrà. In origine questo piatto era una crema densa e vellutata nella quale si inzuppava il pane leggermente strofinato di aglio o che si serviva insieme alla polenta. La ricetta è pressoché identica ad oggi, ed è costituita di uova, latte, panna, erbe aromatiche, cipolla (o porri) e parmigiano; una volta esisteva anche la versione dolce, senza il soffritto e con l’aggiunta di scorza di limone e mandorle a decorare.

Nel tempo, però la tartrà è cambiata ed è diventata molto più simile ad un budino o ad una panna cotta salata, servita solitamente calda, ma che può essere mangiata anche fredda; secondo me la verità sta nel mezzo e la tartrà dà il suo meglio da tiepida.

Tartra decorazione

Questo piatto, pur essendo estremamente tradizionale e tipico, per lungo tempo è stato difficile da trovare nei menù dei ristoranti di cucina piemontese; negli ultimi anni, però, ha fatto nuovamente e timidamente capolino, segno della sua riscoperta e della volontà di valorizzare una tradizione troppo a lungo sopita: un piatto semplice e raffinato, un delizioso antipasto, ma anche un ottimo secondo se abbinato ad un contorno di verdure di stagione.

Tartra taglio

DOWNLOAD ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Tartra finale

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E ora le altre regioni!

Trentino-Alto Adige: El Flam

Friuli-Venezia Giulia: Sassaka con pane di segale

Lombardia: Torta di melanzane e strachì tund

Valle d’Aosta: non partecipa

Veneto: non partecipa

Emilia Romagna: Le crescentine 

Liguria: Torta de Carlevà 

Toscana: Porrea, torta di porri dei monaci di S. Lorenzo in Firenze

Marche: non partecipa

Umbria: Crostata del pastore

Abruzzo: Torta Rustica Abruzzese

Molise: Torta al formaggio molisana

Lazio: Pizza coi frizzoli 

Campania: non partecipa

Basilicata: Pizza rustica

Puglia: Pitta di patate salentina

Calabria: Fraguni ‘e ricotta

Sicilia: non partecipa

Sardegna: non partecipa

Il nostro blog – http://litalianelpiatto.blogspot.it/

 

I libri del cuore – I limoni in conserva di Yotam Ottolenghi per lo Starbooks redone (e due)

Di tutti i libri di cucina che possiedo (che non sono poi moltissimi, per carità), si contano sulle dita di una mano quelli che sfoglio e risfoglio sempre con immenso piacere, e fra questi al primo posto c’è senza dubbio Jerusalem di Yotam Ottolenghi e Sam Tamimi.

Ogni tanto lo tolgo dalla libreria e lo sfoglio anche solo per il piacere di farlo, di perdermi fra le sue foto di Gerusalemme e fra i suoi piatti, che rifarei tutti, nessuno escluso: dalle carni alle verdure, dai dolci alle conserve.

Ho atteso così tanto questo libro, scoperto grazie allo Starbooks, che quando finalmente mi è arrivato in dono, ero talmente intenta a sfogliarlo in lungo e in largo da non notare che in mezzo alle sue pagine facevano bella mostra di sé i biglietti per un concerto di Ben Harper (che io amo ed adoro). Inutile dire che, quando li ho visti, il regalo è stato ancor più gradito, ma ci ho messo un po’ a capire che lo sguardo insistente del Colui verso di me che sfogliavo il libro a suon di “uhmmm, che meraviglia” e “oddio questo lo rifaccio” non era dovuto alla mia fulgida bellezza, ma più ad invito a guardare meglio. Uno dei regali migliori degli ultimi anni, insomma.

E, in una ricerca di ispirazione costante che, nel mio caso, si affida più a blog e riviste, quel libro è tuttora un’oasi a cui mi piace tornare.

Così, quando mi sono capitati per le mani dei bei limoni biologici, oltre a farli diventare limoncello (già per altro mezzo sgolato, soprattutto dalla sottoscritta), ho finalmente potuto provare una ricetta che da tanto tempo avevo adocchiato proprio fra le pagine di Jerusalem, i limoni in conserva, perfetti per accompagnare le carni (grigliate, ma anche le tajine) e il pesce, tagliati a fettine oppure tritati (come suggerisce l’amica Mapi).

Limoni in conserva ingredienti

Limoni in conserva

I miei limoni in conserva sono in frigorifero, in attesa che passi un mese, quando potrò finalmente assaggiarli. Pertanto, non posso esprimermi sul loro gusto, ma promuovo la ricetta comunque, per la sua facilissima realizzazione, per l’aderenza alla tradizione culinaria mediorientale, ma fosse pure solo per il fatto che, a vedere il vaso che campeggia in frigorifero, ogni volta che ne apro la porta spero che siano già trascorse quattro settimane.

Con questa ricetta partecipo allo Starbooks Redone (again)

a Redone

Il comfort food perfetto – Pasta e ceci

Ci sono gli antipasti, i primi piatti, i secondi, i contorni e i dolci.

E poi ci sono quei piatti che, a prescindere dalla portata, riescono a risollevare il tuo umore dopo una giornata nera, o a riscaldarti al primo assaggio quando torni a casa infreddolito e tutto ciò di cui hai bisogno è un piatto fumante.

Sono quei piatti che profumano di casa, di famiglia, di tradizione.

Si chiamano comfort food, e non a caso, perché la loro capacità di conforto (nostro e del nostro stomaco) è semplicemente innata.

Uno di questi piatti, almeno per me, è la pasta e ceci, preparata nel modo più semplice possibile, in modo da apprezzare i legumi nella loro bontà.

Pasta e ceci blog

Pasta e ceci finale blog

Fricandò e biove per l’MTC: un post 100% piemontese

Quando ho appreso che per l’MTC di questo mese le sorelle Calugi de La cucina spontanea  avevano scelto di lanciare il guanto di sfida  sullo spezzatino, ho immediatamente pensato che sarei rimasta nel mio Piemonte.

Mi sono detta: “vuoi che non esista uno spezzatino piemontese?!”. Sarà pur vero che il più emblematico piatto piemontese è a base di acciughe, ma siamo pur sempre in una regione di terra, di bolliti misti, di Fassona, di fritti misti di carne, di finanziera. Quindi… vuoi che non ci sia uno spezzatino?

Ovviamente non era possibile, e così ho scoperto il fricandò, un piatto dalle risonanze francesi, quelle del fricandeau, un pezzo di carne di vitello stufata con l’aggiunta di lardo; questo  termine, a sua volta,  si ricollega presumibilmente a fricassèe, cioè alla modo di cucinare le carni stufandole.

E quindi tutto torna. Sì, perché in questo fricandò il lardo c’è, e la carne viene stufata a fuoco lento;  non è mica un caso che la Francia sia proprio qui a due passi, che a noi piemontesi piaccia o no.

La carne che ho scelto di utilizzare è quella bovina, rimanendo così più legata alla Francia, mentre il fricandò piemontese può sì essere fatto con una sola carne, ma spesso e volentieri ne utilizza diverse insieme, soprattutto di bovino e maiale, ma a volte anche con l’aggiunta di salsiccia o altro.

Il destino ha anche voluto che, con questa scelta, rimanessi legata ad una tradizione famigliare che mi era sconosciuta fino a quando, parlando con mia mamma, se n’è uscita con un “ah, ma certo, il fricandò, lo faceva sempre nonna, ma solo di bovino”. Nemmeno a farlo apposta, soprattutto se si considera che mia nonna non era nemmeno piemontese. Strana, a volte, la vita.

Fricandò e biove

Vi lascio quindi la mia ricetta per il fricandò, uno spezzatino di bovino rosolato in lardo ed odori,  cotto a lungo con l’aggiunta di vino e brodo, per poi essere arricchito da patate e cipolline. Alla fine la carne è cotta a puntino, e si crea un puccino, ma un puccino, che è proprio un peccato non raccoglierlo.

La scarpetta blog

Ecco quindi anche la ricetta delle biove, il pane piemontese per eccellenza e che oggi si fatica sempre più a trovare. Un pane che sono stata assai lieta di riscoprire: un pane morbido, dalla mollica compatta ed umida, semplicemente perfetta per fare scarpetta. La ricetta è quella delle sorelle Simili, adattata magistralmente per lievito madre da Eva e Claudio (aka Fable de Sucre); a loro va ogni merito.

Biove, pane piemontese

FRICANDÒ E BIOVE -> DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Fricandò spezzatino di bovino

Con questa ricetta partecipo all’ MTChallenge di gennaio
http://www.mtchallenge.it/2014/01/mtc-n-35-la-ricetta-della-sfida-di.html

 

Un pigro martedì: il dado vegetale

Torno alla carica con i miei post pigri.. e questo è pigro alla seconda!

Perché pigro alla seconda? In primis perché si tratta di una preparazione veloce, dietro la quale non dovrete perdere molto tempo o attenzione. E, in secondo luogo, perché una volta ottenuto il vostro dado, potrete permettervi di essere pigri per quattro-cinque mesi (questa la sua durata), ed ottenere in un secondo un brodo vegetale (per il risotto, da aggiungere a preparazioni di carne, per una minestrina se non vi sentite bene) o avere a portata di mano un insaporitore fenomenale (io lo uso spessissimo al posto del sale) fatto con ingredienti genuini, freschi e sani (ok, sembra la pubblicità di un omogeneizzato).

Credetemi, se utilizzate i dadi già normalmente, questo vi farà cambiare idea su che cosa sia un dado. Se non li utilizzate, quando avrete questo, inizierete a farlo.

Io ho imparato questa ricetta al recente corso sulle carni, e non la lascio più!

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Cosa mi passa per la zucca?! Crostata di zucca, patate e prosciutto crudo

Ottobre è arrivato, e con lui l’autunno… nonostante i quasi 30°C di questa prima settimana, l’altro ieri pare essere cambiato il vento, e in questi ultimi due giorni le temperature si sono decisamente abbassate, conformandosi alla stagione reale. Pare che la prossima settimana saranno di nuovo in aumento, ma intanto mi godo qualche giorno di zuppe e piatti caldi. Poi, se la prossima settimana sarà di nuovo ora di insalata di riso, faremo l’insalata di riso, ma sarà un problema della me della prossima settimana.

Ma, temperature in rialzo o in calo, c’è finalmente un ortaggio che fa nuovamente la sua comparsa sulla scena: l’amata, coloratissima, versatilissima zucca. Io la amo in maniera particolare per il suo sapore dolciastro ed inconfondibile, che si sposa bene sia con la salsiccia che con il cioccolato.. quanti altri ingredienti hanno questa innata capacità? Ben pochi.
E poi, diciamolo, la zucca sta anche bene circondata da altri compagni ortaggi, per esempio in un sempreverde (o semprearancione.. ok, pessima battuta) passato di zucca, un vero e proprio must della mia collezione autunno-inverno in cucina (ma, grazie al freezer, anche in primavera fa la sua comparsa sulla mia tavola… e un’amica mi ha consigliato il passato di zucca in versione estiva, da mangiare freddo con una spolverata di cannella… quindi avrò zucca per tutto l’anno).

Insomma, io la zucca la adoro proprio in ogni sua forma ed abbinamento.. e quest’anno due fattori contribuiranno a portarla ancor più sulla mia tavola, in ogni pietanza possibile: ai miei produttori di fiducia, i contadini al mercato, se ne aggiunge uno d’eccezione, un’amica che le coltiva nel suo orto (ne ho già potuta assaggiare una… semplicemente fantastica) e un corso di cucina interamente dedicato alla zucca che frequenterò a fine mese. Credo proprio che vedrete questo ortaggio ancora e ancora su questi schermi, per continuare la saga di “che cosa mi passa per la zucca?!“.

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