La Pasqua della Tradizione – La pastiera napoletana tradizionale

Ogni anno cerco di preparare il blog (e me stessa) alla Pasqua con una ricetta della tradizione, che sia la Torta Pasqualina, la colomba (con lievito di birra o a lievitazione naturale) o la Pastiera.

Sì, non è la prima volta che compare una pastiera su queste pagine. Ma se la prima era una versione base, molto buona ma anche molto semplice da realizzare, ho deciso che era ora di affinare la conoscenza di questo dolce che adoro, perché racchiude in sé tanto di ciò che amo nei dolci: la ricotta, i sentori di agrume (per la scorza di limone e per l’acqua di fiori di arancio), la pasta frolla, i canditi.

Così mi sono affidata a Teresa, e ho deciso di preparare una pastiera con tutti i crismi: la frolla preparata con lo strutto, il grano ammollato tre giorni e poi bollito lentamente, la ricotta sgocciolata attentamente, la cottura a bassa temperatura su pietra refrattaria e il riposo di tre giorni (che è una prova di resistenza e di volontà ferrea).

Lo so, forse non sarete più in tempo per l’ammollo e la cottura del grano, ma siete ancora in tempo per averla pronta, riposata e matura per la domenica di Pasqua.

Passerò ancora di qui per farvi i miei auguri, ma almeno non potrete accusarmi di lasciarvi a bocca asciutta per questa festività ormai imminente.

Pastiera napoletana

pastiera napoletana

Capolavori napoletani: sfogliatella riccia e Ricciardi (l’allitterazione è casuale?)

 

Il cameriere tornò, portando l’ordinazione: il dottore si abbattè sulla sfogliatella, famelico. I baffi brizzolati divennero bianchi per lo zucchero cosparso sulla soffice pasta; accompagnava i bocconi con mugolii di piacere.

“Mmh… chiedimi che cosa mi piace di questa città, e io ti diro: la sfogliatella! Non il mare, non il sole; la sfogliatella.”

da “Il senso del dolore” di Maurizio de Giovanni (p. 101)

 

Se ancora non lo aveste capito, leggendo fra le righe dei miei post, sono un’accanita lettrice, e fra i miei generi preferiti figurano il giallo, il thriller e il noir, nonostante mi possa a buon titolo definire una lettrice “onnivora“, dal momento che non disdegno mai un buon libro, a qualsivoglia genere appartenga.

Ma, appunto, ho un debole per il giallo, nella sua accezione più ampia. Certo, sono ancora indietro con conoscenza del genere, ma mi affanno per stare dietro ad una mole di libri sempre in aumento e al tempo che, come sempre, è tiranno. Ma quando trovo un autore che mi cattura con le sue trame, i suoi personaggi e le sue ambientazioni, il tempo in qualche modo si ritaglia da sé, e posso così assaporare ogni pagina, ogni riga, ogni parola.

Io quell’autore l’ho incontrato appena l’anno scorso, ma da allora pregusto ogni uscita letteraria come si aspetta qualcosa di buono che cuoce nel forno di casa: in religiosa attesa, con l’acquolina in bocca e appena un pizzico di ansia, quella che accompagna ogni scoperta o conferma.

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