Il mio (fottuto) fatalismo e un plumcake integrale al the nero e arancia

Io e il mio fottuto fatalismo!

Naaaaa, non salvare tutte le foto che ti servono per il blog in un posto sicuro, tanto se deve succedere qualcosa, succederà lo stesso

E ovviamente è successo.. le foto fatte con tanto amore e cura per questo plumcake si sono volatilizzate dalla cartella del pc in cui le avevo ordinatamente riposte (come sia successo è ancora avvolto dal mistero, visto che la cartella era lì, ma vuota).

E, sempre ovviamente, per tentare un recupero dei files degno del miglior (?!) IT, ho riempito il pc di così tanti files che è pressoché collassato su se stesso, impedendomi di accedere.

Ma pensate che fortuna: dopo solo 3 ore di lavoro matto e disperatissimo al pc cancellando i files più ingombranti (addio film da vedere, addio) sono riuscita a rimettere mano al pc, trovandomi davanti un muro di files recuperati che non so nemmeno a quanto ammontasse (non ho voluto saperlo, per meglio dire).

Naturalmente le uniche foto recuperate di questo soggetto erano di una qualità a dir poco imbarazzante, quindi quella che vedete era la sola rimasta in una conversazione via Facebook (quindi ad una qualità mediocre, ma sempre migliore di quella schifosa).. ed è già tanto che ci sia! Almeno mi serve per comprovare che sia esistito, in un certo tempo e in un certo luogo, di questo plumcake, che ha un sacco di pregi: è leggero (niente uova, niente burro, solo poco olio), con micro-accorgimenti (latte di soya invece di quello vaccino) è adattabile agli intolleranti ai latticini ed ai vegani, e profuma di arancia e di the nero… ma, soprattutto, ha il potere di risollevare una giornata di merda.

Chissà che non abbia anche imparato la lezione sul salvataggio dei files importanti (ma non ci metto la mano sul fuoco)

La ricetta è di Mirepoix.

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Plumcake

Il the, come il nero, sta bene su tutto – Bara Brith

Se hai freddo, una tazza di the ti riscalda.
Se sei depresso, ti rincuora.
Se sei agitato, ti rilassa.
William Gladstone

Ho scoperto dell’esistenza del bara brith lo scorso anno quando, costretta a letto per qualche giorno dopo un piccolo intervento, mi ero appassionata a Britain’s Best Bakery, un programma tv trasmesso da RealTime in cui due giudici d’eccezione, Mich Turner e Peter Sidwell, rispettivamente pasticcera e panificatore, giravano in lungo e in largo la Gran Bretagna cercando per ogni regione la migliore Bakery, per poi arrivare, grazie a delle eliminatorie, a decretare il migliore baker del Regno. Non traduco volutamente baker/bakery, perché trovo sia uno di quei termini inglesi difficilmente traducibili in Italiano, non tanto per una mancanza linguistica, quanto proprio per una differenza di costumi. Noi di solito distinguiamo in maniera molto più drastica fra pasticcere e panificatore, e non perché manchi la figura del pasticcere nel Regno Unito, o perché da noi manchino i professionisti capaci di fare sia pane che dolci ottimi, ma perché in Italia la differenza fra le figure professionali di chi fa il pane e quella di chi prepara dolci più o meno complessi è sentita in modo più netto, mentre trovo che nel Regno Unito la differenza sia molto più sfumata, fino a scomparire del tutto, in certi casi.

Tralasciando questa dissertazione linguistica, ho scoperto il bara brith proprio guardando una puntata di quel programma tv, se non erro girata in Galles, patria natale di questo dolce, il cui nome significa “pane maculato”: si tratta di una torta da the molto semplice, poiché composta di pochissimi ingredienti, cioè farina, zucchero, uova, the e frutta disidratata. Da subito mi aveva intrigato questo dolce così compatto e ricco di frutta, dove il the non è solo da bere insieme al dolce, ma è addirittura l’elemento principale dell’impasto. Inutile dire, quindi, che una bella tazza di the di accompagnamento (per me Earl Grey, grazie) è la morte sua, non solo alle canoniche 5 del pomeriggio, ma anche al mattino per una più italica colazione.

La ricetta è tratta da Mary Berry’s Baking Bible, scoperta e provata grazie allo Starbooks.

 Bara Brith collage

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Bara Brith-001

Tartufi al cioccolato fondente: quattro ingredienti possono fare la felicità

Oggi, 19 marzo, è S. Giuseppe, ovvero la festa del papà.

Non tengo particolarmente a questa festa per un semplice motivo: rientra nel novero delle cosiddette feste “da commercianti“, inventate per vendere fiori e cioccolatini (S. Valentino), mimose ed ingressi a serate con uomini vestiti di succinti perizomini dalle fantasie inquietanti (festa della donna), altri fiori e cioccolatini (festa della mamma) o dopobarba e liquori (festa del papà). Non so ancora bene a che pro sia stata la festa dei nonni, ma prima o poi comprenderò a quale tipologia di commercianti faccia comodo.

Nonostante queste festività siano discutibili nelle loro motivazioni, possono rappresentare un momento ulteriore per ricordarsi dei propri cari (se diventano l’unico momento in cui ce ne ricordiamo, è ora di correre ai ripari): quindi, invece di rimpolpare gli incassi di qualche pasticceria o profumeria, perché non farne un’occasione per regalare un pensierino confezionato ad hoc e con le proprie manine sante, che ha tutt’altro valore rispetto ad un regalo comperato al negozio all’angolo (se all’angolo avete una farmacia o un negozio di pompe funebri, magari evitate)?!

Quindi, oggi vi propongo dei dolcini che piacciono a tutti, realizzabili con pochi e semplici ingredienti, che non richiedono grandi abilità in cucina e che possono, quindi, essere confezionati da tutti (magari anche con l’aiuto dei bambini): i tartufi al cioccolato.

Inoltre, sono dei dolcini assai personalizzabili a seconda dei gusti del festeggiato o di chi li confeziona, dal momento che si possono aromatizzare pressochè con qualsiasi cosa, secondo la regola del fate vobis. Io vi lascio la ricetta standard, le varianti che ho utilizzato e alcuni consigli sugli altri aromi che si possono aggiungere.

Tartufi

TARTUFI AL CIOCCOLATO – CHOCOLATE TRUFFLES -> DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Suggerimenti per gli aromi

Io ho fatto tre tipi diversi di tartufi: alcuni nature (senza l’aggiunta di ulteriori aromi), alcuni allo zenzero candito e altri aromatizzati al the di Manchester!

Per quelli con lo zenzero (ma lo stesso vale per altri ingredienti solidi: granella di nocciole o altra frutta secca, pezzetti di meringa, canditi di arancia, pezzetti di cioccolata ecc…), vi basterà aggiungere all’impasto finale dello zenzero candito a pezzettini.

Per aromatizzarli al the (io ho usato un the di Manchester, ma potete ovviamente usare ciò che volete: Earl Grey, the nero, the verde ecc…), invece, dovete portare ad ebollizione la panna, e mettere in infusione per circa 10 minuti un cucchiaio di the in foglie: passati i 10 minuti, dovete filtrare la panna, e poi utilizzarla come spiegato nella ricetta; i tartufi assumono così un profumino fantastico. Allo stesso modo potete aromatizzarli al caffè (solubile) o con altri aromi da infusione.

Ovviamente potete aromatizzarli al liquore (grappa, rhum o altro), utilizzando il metodo appena descritto, ma eliminando il tempo di infusione. O, ancora, potete aromatizzarli con della tahini (come fa Juls) o altre crema (crema di marroni, Nutella ecc..).

Insomma, io spero di avervi dato degli spunti, ma gli aromi e le combinazioni sono davvero infinite: potete sostituire parte del cioccolato fondente con del cioccolato al latte, potete utilizzare del cioccolato tritato (o della granella di nocciole/pistacchi, del cocco essiccato) per guarnire il tartufo al posto del cacao!

Insomma, fate come più vi aggrada, ma il risultato è garantito! E un regalo hand-made, seppur facile e veloce, è sempre un regalo migliore di qualsiasi cosa che si possa comprare.. Provare per credere!

Tartufi finale