Buono e sano – Caciucco di ceci alla senese

Alla fine di queste vacanze di Pasqua brevi ma intense, soprattutto sul fronte culinario, è meglio correre ai ripari. E dire che nella mia famiglia le feste non sono sinonimo di chissà che mangiate pantagrueliche, ma quando si sta tutti riuniti intorno ad un tavolo diventa assai difficile dire di no anche a quelle piccole cose a cui tutti giorni si rinuncia senza farne un dramma: le olive (che io adoro) e la fetta di salame all’ora dell’aperitivo, pane come se non ci fosse un domani, qualche (n) bicchiere di troppo, l’immancabile dessert.

È così, la tavola chiama… e io rispondo.

Ma ora si torna al regime alimentare normale, fatto di molte verdure, poca carne (soprattutto quando rossa) e tanti legumi, che in casa mia sono un vero must. I piselli e le fave finalmente in stagione, i fagioli, le mie amate lenticchie e tanti, tanti ceci. Pasta e ceci, insalate di ceci (qui e qui, anche se dovrete aspettare ancora un po’ per avere gli altri ingredienti di stagione), minestroni e, ora, il caciucco.

Sì, avete letto bene, il caciucco di ceci, niente a che vedere con Livorno e con il pesce, se non la medesima origine del termine (probabilmente dal turco kukuk, cioè minuto, piccolo, che quindi andrebbe a riferirsi ad un insieme di minutaglia). La ricetta è senese, e da chi altri potrei averla appresa, se non dalla Patty? Il suo caciucco mi aveva colpito fin da subito, inserito da mesi nella mia ormai chilometrica to-do-list, ma quando ci siamo viste a Siena per Doppio Fuoco e, strano a dirsi, abbiamo parlato di cibo e cucina perdendoci fra le meraviglie del Consorzio Agrario, mi sono trovata incollata alla mani un sacchettino di ceci piccoli del Chianti, e il consiglio prezioso di provare il caciucco di ceci.

Non me lo sono fatto ripetere e, se pur a distanza di qualche tempo, appena ho messo le mani su dei begli spinacini novelli, non ho potuto resistere al consiglio, e mi sono goduta questo piatto meraviglioso, semplice, gustoso e sano.

Caciucco


Caciucco finale

Una breve fuga nel Chianti (e qualche piccolo appunto-spunto di viaggio)

Lo scorso week-end, complice una ricorrenza (che non è segreta, visto che vi ho tediato con un post chilometrico sulla Saint Honorè) e un concerto imperdibile in quel di Firenze (vi dice niente Franco Battiato + Antony and The Johnsons? Ecco, per dire) per cui ho vinto i biglietti qualche tempo fa grazie a Radio Capital (prego astenersi dai commenti sulla grandezza presunta del mio fondoschiena), ci siamo concessi una (troppo) breve fuga nel Chianti.

Chianti collage blog

Grazie ai preziosissimi consigli di una toscana per destino, anche solo in una mezza giornata a disposizione siamo riusciti a goderci un luogo meraviglioso, con la gran voglia di tornarci, oltre che di tornare a Firenze (dove abbiamo solo fatto una toccata e fuga per il concerto; nemmeno il tempo di un panino al lampredotto, a cui avevo già fatto la bocca, “per colpa” di Juls… ma tornerò).

Pernottamento al B&B Ancora del Chianti, conduzione familiare, luogo incantevole e curatissimo nella collina soprastante Greve in Chianti.. una meraviglia.

Giretto a Panzano in Chianti (frazione di Greve), con mercatino Aprilante (in cui mi si sono “incollati” alle mani due tazzoni di ceramica fatti a mano… non ho potuto staccarli, non è stata colpa mia) e con aperitivo in macelleria da Dario Cecchini.

Panzano blog

Poi a Greve, per un altro luogo dove la ciccia la fa da padrona, l’Antica Macelleria Falorni, dove abbiamo deciso di fare pranzo.. con cosa, chiederete voi?

Falorni blog

Ed ecco qui il cosa: la schiacciata con Finocchiona Sbriciolona, schiacciata con salame di Toro Chianino e pecorino al tartufo (si noti la mia faccia goduta), il tagliere di Stefano (crostini di pane toscano con salame di cinghiale, finocchiona di Cinta, Finocchiata di Montefioralle e pecorino stagionato di Remo accompagnato con marmellata di fichi e mandorle) e pappa al pomodoro. Non vi dico nemmeno che tipo di vino abbiamo bevuto, perché mi pare scontato.

Mangia in macelleria blog

Oh, si è mica in Chianti tutti i giorni!

E mica pensavate che tornassi a casa senza una goodie bag a base di guanciale (che qui si trova con una certa difficoltà) e di rigatino di Cinta senese?

Molto meglio di qualsiasi altro souvenir!

Voglio la primavera! Malfatti con erbe di campo

Basta! Ho voglia di primavera, ma di primavera vera (mi si perdoni il gioco di parole), quella fatta di pomeriggi di sole, di passeggiate all’aria aperta, di gite fuori porta, non questa via di mezzo manco buona a farci il caffè (senza offesa per il caffè)!

Basta ai cambiamenti di tempo troppo repentini (un giorno senza calze e un giorno con il gambaletto -anti-stupro- alle ginocchia?! Non è cosa!!), basta a queste nuvole moleste, basta alla pioggia!

Ho voglia di cambiamento, sì, ma per il meglio! È un periodo in cui ho voglia di aria buona, di novità, di sole, di Cambiamento (e la maiuscola non è un optional)… ho voglia di andare a casa nuova, ecco, mo’ l’ho detta! Sono settimane che lo tengo per me, ma non ce la fo più!!

Ho una casa nuova, una casa mia, una casa che sto arredando (costruendo?!) tassello dopo tassello, vite dopo vite, antina dopo antina, pazienza dopo pazienza (non solo la mia.. ringrazio ogni giorno di essere stata messa al mondo da Colui che dovrebbe essere l’uomo immagine del bricolage ben prima di McGyver), anche un po’ smadonnamento dopo smadonnamento, ma questo non fa molto fine, mi dicono.

Insomma, pezzetto dopo pezzetto, ogni giorno vedo la mia casa più vicina all’idea di casa (come direbbe Platone), di luogo in cui tornare, e mi pare di poterla quasi toccare, eppure allo stesso tempo mi sembra che ci siano ancora milioni di cose da fare (e in effetti non è così sbagliata, tale sensazione).. Ma ho talmente voglia di buttarmi in questa avventura, di provare tutto sulla mia pelle, che al momento dormirei sui cartoni dei mobili ormai montati (o sui cartoni di quelli ancora da sballare) pur di entrare in una casa in cui l’acqua calda è una conquista recente (e no, non l’ho scoperta io, ahimè).. ma sono fiduciosa, non temete!

Sarà, ma ho proprio voglia di cambiamento, di aria buona, di Primavera (e la maiuscola, di nuovo, non è un dettaglio). Per questo ho deciso di fare un’inaugurazione precoce (di buon auspicio, mi auguro) a base di primavera e di erbe di campo, con una ricetta che nulla ha a che vedere con la mia tradizione culinaria, ma che è tutta toscana. E quando si parla di Toscana, non si può non parlare di Juls (che, per chi fosse di Torino e dintorni, ricordo terrà un workshop di cucina Toscana il 18 proprio nel capoluogo piemontese), e dei suoi malfatti (o gnudi) alle erbe di campo. Purtroppo le mie non sono raccolte di persona dalle mani sapienti e con i gesti amorevoli della sua nonna, ma acquistate dal contadino di fiducia, ma mi si perdonerà (spero) l’affronto. La ricetta originale la trovate qui, ma vi basti sapere che è eccezionale: un sapore vero, genuino, che unisce i sentori amarognoli delle erbe di campo alla delicatezza e freschezza della ricotta: un primo piatto umile (aggettivo che per me è un complimento, mai un offesa) e ricco di gusti forse dimenticati, tutti da riscoprire.

Malfatti crudi blog

 

I pici al ragù di fegatini della Langa per l’MTC

Anno nuovo, sfida nuova. Ebbene sì, con il 2013 ho deciso di gettarmi anche io “nella mischia” dell’MTC, un contest culinario mensile fra blogger (e non) che da tanto, troppo tempo mi incuriosiva… ogni mese ci si sfida su un tema, lanciato dal vincitore dell’ultimo contest, e ci si confronta, ci si ammira, ci si scopre. L’anno scorso, in più di un’occasione, al fiorire di una medesima ricetta su decine e decine di blog, finivo quasi sempre per unirmi, seppur al di fuori della sfida. Così, mi sono detta, perché non partecipare dall’interno?!

E poi, galeotta fu una vittoria, quella della Patty, e galeotta fu una decisione comune, quella di partecipare per la prima volta insieme a Marina.

E la cosa pazzesca è che questa decisione mi ha portato fortuna, perché Patty ha deciso di premiarmi (pur senza saperlo)… mi ha premiato facendomi preparare i pici, una pasta che risveglia in me tanti ricordi di un’estate ormai lontana in terra umbra (controllo le foto, e porca zozza, era il 2007). Sì, perché per me picio (e non nell’accezione piemontese, molto meno educata -e poi sarebbe piciu) è sinonimo di Umbria, di Trasimeno (ah, la Festa dell’Unità di Castiglione del Lago, dove le signore del luogo filavano i pici live, prima di condirli con un ricchissimo sugo d’anatra), di una terra verde ed ospitale, di persone gentili e vere e di meraviglie storiche e culturali.

Questo rappresentano per me i pici, e filandoli è stato un piacere poter ricordare tutto ciò, con la speranza di scoprire anche il lato toscano di questo piatto e di poter tornare presto anche in Umbria, il cui ricordo è ancora così vivo da poterlo toccare, fra una vacanza estiva sul lago e una marcia Perugia-Assisi, una delle esperienze più belle che io abbia mai fatto.

Per quanto riguarda il condimento di questa pasta meravigliosa, che va filata una ad una con amore e delicatezza, ho scelto un km 0 made in Langa (la ricetta, infatti, è presa dal libro”Ricette delle Osterie di Langa” e l’ho modificata appena), con un ragù contadino, povero (perché fatto di soli fegatini), dal gusto deciso e ricco, rustico e allo stesso tempo vellutato al palato.

PICI AL RAGÙ DI FEGATINI DI LANGA

Ingredienti (per 5 persone)

Per i pici

  • 250 g di farina 00
  • 125 g di farina di semola rimacinata
  • 2 generosi cucchiai d’olio extra vergine
  • 1 pizzico di sale
  • acqua q.b

Nota di Patty: La quantità di acqua è variabile dal tipo di farina che userete. In genere per questa quantità di farina un bicchiere o poco meno è sufficiente, ma sta a voi osservare quanta ne incorpora il vostro impasto per essere morbido e malleabile. La proporzione dell’uso delle 2 farine è sempre 2:1, ovvero due parti di 00 ed una di semola rimacinata che conferisce struttura all’impasto. In questa maniera non avrete bisogno di uova.
Per il sugo di fegatini (ve ne avanzerà un bel po’, quindi potrete dimezzare le dosi, per 5 persone)

  • olio extra-vergine di oliva
  • uno spicchio d’aglio
  • una cipolla, tritata finemente
  • rosmarino
  • alloro
  • 500 g di fegatini di pollo, tritati o affettati finemente (a vostro gusto)
  • un bicchiere di vino rosso
  • sale q.b
  • pomodori pelati (per me quelli messi in vasetto questa estate)

Procedimento

  1. [Per i pici copio e incollo il procedimento della Patty]
    Fate la fontana con le due farine miscelate. Versate l’olio, il pizzico di sale e cominciate a versare lentamente l’acqua, incorporando la farina con una forchetta. Attenzione al sale. Non esagerate perché questo indurisce la pasta.
    Quando la pasta comincerà a stare insieme, cominciate ad impastare con energia utilizzando il palmo delle mani vicino ai polsi. Se necessario, aggiungete acqua o farina.
    Piegate la pasta su se stessa come quando impastate la pasta all’uovo e non stirate mai troppo l’impasto per non sfibrarlo. “Massaggiate” con energia per almeno 10 minuti. Ricordatevi che la vostra “palla” di pasta è una cosa viva, dovete volerle bene.
    Dovrete ottenere una pasta liscia, vellutata e abbastanza morbida. Fate riposare almeno una mezz’ora avvolta nella pellicola.
  2. Quando la pasta è pronta, tagliatene un pezzetto e fatene una pallina, quindi sulla spianatoia stendetela con il matterello ad uno spessore di 1 cm. Con un tagliapasta o un coltello affilato, tagliate tante striscioline larghe c.ca 1 cm e coprite il resto della pasta con la pellicola affinché non si secchi.
    Cominciate a “filare” i pici, rollando la pasta con il palmo delle mani e contemporaneamente stirandola verso l’esterno.
    Quando si tirano pici molto lunghi, la tecnica è quella di tirarli da un lato tenendo l’altra estremità con il palmo e piano piano allungandoli fino ad esaurire la pasta. Una volta tirato il vostro picio, fatelo rotolare nella farina di semola o di fioretto affinché non si appiccichi agli altri. Una pasta morbida e riposata si tira con estrema facilità.
  3. Per il ragù, fate scaldare in una pentola adatta dell’olio extra-vergine d’oliva, e fatevi soffriggere l’aglio e la cipolla tritata per qualche minuto insieme a rosmarino ed alloro.
  4. Aggiungete quindi i fegatini e fateli rosolare finché avranno preso colore. Aggiustate di sale e sfumate con il vino rosso. Quando il liquido sarà evaporato, aggiungete i pomodori pelati (io ho utilizzato un vasetto grosso, da almeno mezzo chilo).
  5. Coprite con il coperchio e fate cuocere a fuoco lento per almeno 40 minuti (i fegatini richiedono una cottura inferiore alla carne trita da ragù), ma anche di più (il mio ha cotto poco più di un’ora); di tanto in tanto, rimestate il sugo, schiacciando un po’ i pelati con la forchetta o il cucchiaio di legno.
  6. Cuocete i pici in abbondante acqua salata (al limite aggiungendo un po’ d’olio nell’acqua, se temete che si incollino), scolateli e conditeli con il ragù. Servite ben caldi.

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Pici al sugo di fegatini blog

Con questa ricetta partecipo per la prima volta all’MTC

Sfida pici MTC

La pinolata senese per la festa della mamma

Da un po’ di tempo a questa parte, cioè più o meno da quando ho iniziato a dedicarmi alla cucina con maggiore impegno e dedizione, ogni tanto mi arrivano delle prenotazioni: la millefoglie al gianduja per un compleanno, i brownies per una cena fra amici, le paste di meliga per un the pomeridiano e la torta della nonna per la festa della mamma.

Beh, certo, la torta della nonna per la festa della mamma ha anche il suo senso: in fin dei conti, la nonna è ben la mamma di qualcuno, no?!

Solo che, cercando qua e là per una torta della nonna che mi ispirasse, mi sono improvvisamente ricordata di una torta simile vista qualche tempo fa, ma con una frolla montata molto morbida, che mi ispirava assai di più di quelle con la frolla classica. Inoltre, la ricetta che ricordavo così chiaramente veniva dalla Juls, una solida garanzia, e così ho puntato ad occhi chiusi sulla sua ricetta della pinolata senese, apportando una sola modifica su “commissione” della festeggiata. Il risultato è una torta delicatissima, molto morbida e assolutamente non stucchevole, che incanta con la sua frolla soffice e la sua crema setosa.

Una torta che sa di casa, di tradizione, di mamma, e quindi perfetta per l’occasione. Auguri a tutte le mamme, compresa ovviamente la “mandante” di questa torta, alla quale vanno le gerbere gialle che vedete nelle foto, le sue preferite.

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