Le Mani dei Maestri – La Cantina Orsolani

Orsolani

Il Salone del Gusto di Torino e Terra Madre è ormai qui, e coinvolge e sconvolge la città intera, in questa prima edizione di Salone diffuso fra numerosi spazi cittadini. Piazzale Valdo Fusi si è trasformato nella Piazza dei Maestri, che ospita in questi giorni 40 Maestri del Gusto, ovvero le realtà più prestigiose dell’enogastronomia di Torino e provincia, nominate ogni due anni dalla Camera di Commercio di Torino (che ne attestano la qualità, grazie anche alle analisi condotte dal suo laboratorio chimico) insieme a Slow Food.

Per onorare i Maestri del Gusto in occasione del Salone, la Camera di Commercio ha promosso un progetto, “Le mani dei Maestri”, per far conoscere al pubblico il lavoro di queste straordinarie persone che, con il lavoro delle proprie mani, tengono alta la bandiera del Piemonte.

I Maestri del Gusto hanno le più diverse attività: sono apicultori, macellai, cioccolatieri, gelatai, altri hanno aziende agricole o producono formaggi, magari salumi. Ma, dal momento che il gusto non è solo sinonimo di “cibo”, non potevano certo mancare dei produttori di vino, ancor più parlando di Piemonte.

Ma, quando si parla di Piemonte e di vino, pensiamo tutti alle Langhe, al Roero, e mai a Torino. Forse non tutti sanno che esiste una Strada reale dei vini torinesi, che comprende ben 4 territori di produzione vitivinicola in provincia di Torino: la città stessa con la sua collina, la Val Susa, il Pinerolese ed il Canavese. Ed è proprio nel Canavese, a San Giorgio, che sono andata per incontrare una mia “vecchia conoscenza”, la Cantina Orsolani, con cui avevo collaborato agli albori del blog per creare delle ricette che si abbinassero con i loro vini Erbaluce (questa e questa).

Orsolani insegna

Orsolani cantina

Il destino ha voluto che, quattro anni dopo, fossi proprio io a raccontare la loro storia di Maestri del Gusto, una storia che parte dal 1894, quando Giovanni Orsolani e sua moglie Domenica diedero origine alla “Locanda Aurora“, un luogo di ristoro, ma anche di produzione del vino.

Orsolani capostipite

Da qui in poi, la storia della cantina è una storia di famiglia: ad oggi quattro generazioni di Orsolani si sono succedute, accrescendo le vigne e i locali produttivi rispetto ai primi anni, ma tenendo ferma la spinta all’innovazione e l’attenzione al vitigno autoctono, l’Erbaluce.

Orsolani libro

A raccontarmi di questo vino, ancora così poco conosciuto al di fuori del Piemonte, è Gian Luigi Orsolani, e mi parla di un vino di grande personalità, che deve piacere, ma che quando piace, piace davvero, e per sempre. È un vino forse non per tutti, ma per persone fidate.

Gian Luigi Orsolani

Mi parla con orgoglio della sua cantina, dei suoi vini e della loro storia. Parte da quando i vini non avevano un nome, si chiamavano solo “Erbaluce” o “Barbera” o “Dolcetto”, e nulla più; poi, ad un certo punto si rese necessario battezzare i vini delle diverse cantine, non per un vezzo dei produttori, ma per distinguere una bottiglia dall’altra in un mercato ormai in espansione. E così, dal 1985, l’Erbaluce di Orsolani prese il nome di Rustìa, che in dialetto piemontese significa “arrostita”, un riferimento all’uva dorata, ovvero colpita dai raggi del sole in un vigneto sfogliato, per aumentare la componente zuccherina e donare maggiore morbidezza ad un vino altrimenti caratterizzato da una spiccata acidità.

L’utilizzo di uva più matura si percepisce bene in questo vino, più ricco quindi di precursori degli aromi: ci sono le erbe aromatiche come salvia, alloro e rosmarino, il fruttato della pera, della pesca bianca, dell’albicocca, e la scorza di agrumi quali lime, clementine e pompelmo rosa; con il passare degli anni, poi, sviluppa dei sentori sapidi e minerali, che lo rendono davvero interessante.

Orsolani rustia
La Rustia, Erbaluce di Caluso DOCG

I primi tentativi di spumantizzazione dell’Erbaluce, in casa Orsolani, datano 1968, un’epoca in cui il panorama degli spumanti italiani era dominato da nomi come Gancia o Carpené Malvolti; in quegli anni si pongono le basi innovative per iniziare quel percorso che dalla prima bottiglia porta fino ad oggi, al “Cuvèe Tradizione”, uno spumante DOC senza aggiunta di liqueur d’expedition, un extra-brut di gran carattere.

Orsolani primo spumante
La prima bottiglia di Erbaluce spumante Orsolani
Orsolani spumante
“Cuvèe tradizione”, spumante DOC

È però il passito di Erbaluce Orsolani il prodotto per eccellenza della cantina, quello più amato e che ha ricevuto i maggiori riconoscimenti di settore, ottenendo per 10 anni i 5 grappoli dalla guida Bibenda (sommelier AIS) e i 3 bicchieri Gambero Rosso. Questo eccezionale passito deve molto alle qualità intrinseche dell’uva Erbaluce, uva dalla buccia spessa che appassisce e non ammuffisce: una “uva d’inverno” perfetta per il vino passito, vino considerato pregiato e prezioso già al tempo dei Romani, poiché non mutava in aceto.

Uva erbaluce
Un grappolo di uva Erbaluce, invecchiato 3 anni: gli acini sono appassiti in modo così perfetto da sembrare uvetta.

Fino al 2000 il passito di casa Orsolani si chiamava anch’esso Rustia, per dare evidenza al carattere arrostito, dorato, delle uve; ma il medesimo nome per due vini diversi della stessa cantina ingenerava una certa confusione, così gli si diede il nome Sulé che, a dispetto del suono, nulla ha a che vedere con i raggi del sole. Il sulé in piemontese è il solaio, poiché è lì che finiscono le uve quando sono pronte per diventare passito.

Passito
Foto da qui

La cosa incredibile di questo passito è che non si può confondere con altri, perché in questo vino si riconoscono le medesime qualità già sentite nell’Erbaluce, solo evolute nei profumi e negli aromi: i sentori aromatici di erbe si trasformano in aroma di fieno, il fruttato evolve da una parte nel miele, dall’altro nella frutta disidratata, mentre gli agrumi mutano in aroma di scorza candita.

È davvero incredibile come le caratteristiche dell’Erbaluce tornino in tutti i vini della cantina, un trait d’union che lega bottiglie diverse, figlie della stessa uva: il merito, appunto, è di quella madre comune, un vitigno estremamente tipicizzato, che permette un riconoscimento al primo assaggio, e che è allo stesso tempo un valore identitario fortissimo. L’Erbaluce è l’Erbaluce, e l’Erbaluce di Orsolani è il SUO Erbaluce, figlio di un’uva volutamente disomogenea, che permette di ottenere la denominazione di origine controllata su tre vini completamente diversi, bianco secco, spumante e passito, una condizione irrealizzabile con l’omogeneità ricercata sempre più dalle moderne pratiche agronomiche.

Fatevi un regalo: se non avete mai assaggiato un Erbaluce, provate un bicchiere di Rustìa, di spumante o di Sulé Orsolani, e non potrete rimanere indifferenti.

Se non sapete dove, vi creo anche l’occasione perfetta: durante il Salone del Gusto in San Salvario (così vi porto anche nel cuore pulsante della movida torinese)! All’interno dei locali di Via Baretti, infatti, si svilupperà l’iniziativa Enoteca Diffusa, finalizzata a valorizzare il patrimonio enologico piemontese, con particolare riferimento alla provincia di Torino, proponendo un itinerario degustativo, educativo e culturale alla scoperta delle DOCG e DOC del territorio (Erbaluce di Caluso, Canavese, Carema, Freisa di Chieri, Collina Torinese, Pinerolese e Valsusa).

All’interno dei vari locali, i vini non saranno soltanto degustati e raccontati da esperti e produttori ma diventeranno gli ingredienti principali di originali cocktails, creati sul momento da alcuni dei più quotati bartenders nella miscelazione italiani. Dopo l’epoca della miscelazione futurista degli anni ’30, infatti, i DOCG e DOC torinesi sono la prima realtà vitivinicola a rendersi disponibile a questa sperimentazione. Le etichette protagoniste di Enoteca Diffusa sono state selezionate dalla Camera di commercio di Torino nell’ambito del progetto Torino DOC, in collaborazione con l’Enoteca Regionale dei vini della Provincia di Torino.

enoteca-diffusa

Quindi, esattamente, cosa state aspettando?

Nel caso invece vogliate direttamente recarvi in cantina, ecco le indicazioni

Cantina Orsolani

Via Michele Chiesa, 12
San Giorgio Canavese (TO)
info [chiocciola] orsolani [punto] it
http://www.orsolani.it
 Degustazioni (su prenotazione) dal martedì al sabato
Vendita presso la Cantina : dal Lunedi al Venerdi 9,00 -12,00 / 15,00 -18,00
Sabato 9,00-13,00 / 15,00 -18,00

Brasato al Barbera per l’Italia nel piatto

L’appuntamento di oggi con L’Italia nel piatto ha come protagonisti brasati, stracotti, umidi e stufati, una scelta perfetta per l’arrivo dell’autunno, visto che si tratta di piatti a lunga cottura, da lasciar cucinare piano piano, in modo che il loro profumino invada la casa e faccia aumentare l’appetito.

E poi, tutti quei sughini da accompagnare alla polenta, ne vogliamo parlare?

Io ho optato per un grande classico piemontese, e ho preparato il brasato, il re della tavola della festa. A rigor di tradizione andrebbe preparato utilizzando il Barolo, ma diciamo che riservo il Brasato al Barolo (e le maiuscole non sono casuali) per le grandi occasioni, mentre normalmente utilizzo il (la) Barbera, che è uno dei vini che più amo. L’unica accortezza è scegliere un Barbera (che per me cambia sesso, visto che ogni tanto lo uso al maschile e ogni tanto al femminile) che non abbia una spiccata acidità, ma che sia più rotondo, o altrimenti troverete la stessa caratteristica (non così piacevole) nel vostro piatto.

Il metodo che utilizzo è quello imparato anni fa in un corso di cucina sulle carni, e spero quindi che il procedimento da me seguito sia quello più rigoroso possibile. È una piatto che richiede tempo ed una certa lentezza, lasciandovi in cambio un piatto finale importante, quasi imponente, che sa davvero di tavola delle Feste. Che sia ora di iniziare a pensare al Natale (paura, eh?!)?

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Brasato finale

 

Piemonte - Italia nel piatto

I miei compagni di avventura

Friuli-Venezia Giulia: Coniglio in umido con mele, cipolla e pancetta per l’Italia nel piatto 

Lombardia: Russtissana Lodigiana

Emilia Romagna: Stracotto alla parmigiana

Liguria: Polpette al sugo  

Toscana: Cinghiale in dolce e forte

Marche: Pollo in potacchio alla marchigiana

Umbria: Trippa in umido

Abruzzo:Pollo alla cacciatore abruzzese 

Lazio: Garofalato  

Campania:Trippa con patate alla napoletana

Basilicata: Baccalà con le cipolle – Cipuddata

Puglia: Agnello in umido con funghi cardoncelli all’uso di Gravina

Calabria: Stufato di maiale

Sicilia: Aggrassatu con patate

Sardegna: Stufato di cinghiale alla nuorese

Il nostro blog – http://litalianelpiatto.blogspot.it/

Gli agnolotti piemontesi conditi con la Barbera per l’#italianelpiatto

Eccoci giunti all’appuntamento mensile con l’Italia nel piatto, dedicato questa volta alla pasta fresca. E tutto si può dire del Piemonte tranne che sia privo di pasta fresca. In primis abbiamo gli arci-noti tajarin, tagliolini sottilissimi che, da tradizione, andrebbero preparati con soli rossi d’uovo (circa 40-42 tuorli per chilo di farina); ma, soprattutto, abbiamo la pasta ripiena, con plin e agnolotti a guidare il gruppo.

La pasta ripiena come la intendiamo oggi vide la luce e conobbe enorme successo in epoca medievale insieme a piatti quali torte salate o pasticci, con cui condivideva un medesimo obiettivo, il recupero di ingredienti o preparazioni che non si volevano o potevano sprecare. Lo scopo è rimasto tale nel tempo: anche in epoche ben più recenti la pasta fresca, che pur ha permesso interpretazioni e sperimentazioni raffinatissime, è sempre stata un mezzo perfetto per il riutilizzo degli avanzi; l’esempio più lampante è rappresentato dai ripieni a base di carne, ingrediente una volta prezioso, che da piatto delle grandi occasioni si trasformava in doppia festa, quando un arrosto, un brasato o un bollito diventava il ripieno della pasta fresca il giorno successivo.

Ed è proprio questo il ripieno che in Piemonte la fa da padrone: che siano plin (qui ne trovate una mia versione piemontese, ma vegetariana) o agnolotti non importa, la carne è l’ingrediente principale. Potremmo stare qui a disquisire se la tradizione voglia nel ripieno un arrosto solo oppure tre (come negli agnolotti gobbi di Langa, che prevedono arrosto di bovino, coniglio e suino), ma io credo fermamente nel ripieno di recupero, quindi nei miei agnolotti di arrosto ce n’è uno, e pure di avanzo. E anche le verdure aggiunte (che da tradizione possono essere biete, spinaci o verze) sono di recupero, perché mi avanzavano degli spinaci, e così sono nati questi agnolotti, che non seguiranno le regole auree di non so quale accademia dell’agnolotto, ma che sono fedeli all’idea che ha fatto nascere la pasta ripiena, e questo a me basta.

Due parole sul condimento degli agnolotti: io sono contraria al ragù (che trovo ridondante), trovo che la morte loro sia il sugo d’arrosto (ovviamente avanzato dalla stessa preparazione che vi ha fornito il ripieno), ma sono favorevole anche al burro e salvia, peròil vero piemontese gli agnolotti li affoga nel vino rosso! E se non lo avete mai fatto, semplicemente non siete piemontesi e, per inciso, non sapete cosa vi siate persi.
Mettete in un piatto i vostri agnolotti, versate sopra un buon rosso corposo e via di Parmigiano grattugiato. E benvenuti in Piemonte!

Agnolotti per l'Italia nel piatto collage

Io,per “annaffiare” i miei agnolotti, ho scelto un Barbera d’Asti Superiore 2012 dell’Associazione Barbera Agliano, un vino prezioso, che raccoglie le migliori uve di tutti i consociati e dà i natali ad un Barbera eccezionale, che è anche il segno tangibile di un’Associazione pienamente collaborativa in un territorio ricco di risorse e di volontà di sfruttarle appieno. E da questo “consiglio per gli acquisti” prendo lo spunto per un altro consiglio, assolutamente spassionato: segnate sull’agenda che il prossimo week-end (10/12 ottobre) sempre ad Agliano Terme avrà luogo il Barbera Fish Festival (qui il programma), in cui si celebrerà l’incontro di sapori fra il pesce norvegese (in particolare il merluzzo) e la Barbera d’Asti. Un appuntamento secondo me imperdibile!

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Agnolotti finale

Piemonte - Italia nel piatto

Ed ecco i miei compagni di avventura

Valle d’Aosta: non partecipa

Trentino-Alto Adige: Frittatensuppe

 

Un evento da tenere a mente: i Barbera d’Asti Days

In questa precoce e caldissima estate piemontese, mi trovo a scoprire eventi di cui fino a ieri ignoravo l’esistenza. Sarà un caso, ma per il momento il trait d’union è uno solo: il vino. Prima il Barolo, il re dei vini piemontesi, e ora il Barbera.

Non me ne voglia male il re, ma io son donna del popolo, e quindi “toglietemi tutto, ma non il Barbera”, in assoluto il vino rosso che più amo: di corpo, schietto, versatile, caldo.

Così, non appena ho scoperto che ad Agliano Terme avrebbero avuto luogo i Barbera d’Asti Days, quest’anno alla 19^ edizione, e per la seconda volta organizzati dall’Associazione Barbera Agliano, non ho esitato, sono saltata in macchina e sono partita alla volta del Monferrato, terra felice ed incantevole, da poco dichiarato patrimonio Unesco insieme a Langhe e Roero, i tre paesaggi vitivinicoli principali e più suggestivi della mia Regione.

Locandina

Arrivata ad Agliano, mi sono subito dedicata anima e corpo ad una degustazione guidata in cui cinque declinazioni di Barbera venivano abbinate a cinque diversi salumi tipici del Piemonte.

Degustazione Barbera

(1) Al prosciutto crudo di Cuneo DOP è stato abbinato in modo eccellente un vino spumante metodo classico “Quattro” del 2012 (perché quattro sono gli esponenti di altrettante aziende agricole che uniscono le loro forze per produrlo: Andrea Gerbi, Claudio Dacastro, Lionello Rosso e Piero Bianco), prodotto con 40% uve Barbera, 40% Pinot Nero e 20% Chardonnay. (2) Ad un salame cotto è stato abbinato un Barbera vivace 2014 dell’Azienda Agricola Filippa, vino “di una volta” (il Barbera vivace era assai più consumato in passato, rispetto ad oggi) che si sposa perfettamente con il gusto intenso e la grana rustica del salame cotto, una specialità tutta piemontese. (3) Al filetto baciato (una specialità di Ponzone, ma prodotta anche in altre zone del Piemonte) è stato abbinato un Barbera d’Asti DOCG dell’Azienda Agricola Fratelli Bianco, ennesima conferma del connubio perfetto fra Barbera e salumi. (4) Ad una pancetta è stato abbinato un Barbera d’Asti DOCG 2012 dell’Azienda Agricola biologica 3 Acini, corposa e calda, mentre (5) ad un salame ubriaco è stato abbinato un Barbera d’Asti Superiore 2012 dell’Associazione Barbera Agliano, un vino prezioso, che raccoglie le migliori uve di tutti i consociati e dà i natali ad un Barbera eccezionale, che è anche il segno tangibile di un’Associazione pienamente collaborativa in un territorio ricco di risorse e di volontà di sfruttarle appieno.

Il bello della degustazione, oltre agli abbinamenti perfettamente studiati, è stata l’interessante guida attraverso la storia dei salumi assaggiati, raccontati dalla viva voce di Mario Truffa, produttore del salame cotto, del filetto baciato e del salame ubriaco, che ha saputo incantare con il racconto di chi conosce a menadito ogni minima fase del processo produttivo e intende trasmettere questi saperi e quella passione. A raccontare le ragioni degli abbinamenti e le storie dei vini è stato Claudio Dacasto dell’Azienda Dacasto Duilio, mentre una traduttrice (di cui mi scuso, ma non ho chiesto il nome) rendeva ogni racconto fruibile in lingua inglese, a beneficio dei tanti stranieri accorsi alla degustazione.

Insieme
Da sinistra, la traduttrice, Mario Truffa e Claudio Dacasto

Ma non è finita qui, perché per tutta la durata della manifestazione nella chiesa sconsacrata di San Michele era possibile degustare tutti i vini delle Aziende Agricole locali, mentre tutto il paese era costellato di tavoli, panche e sedie dove potersi fermare per gustare i piatti proposti dai 13 stand gastronomici, tutti dedicati a grandi piatti della tradizione piemontese. Ad esempio (e giusto per farvi venire l’acquolina in bocca)..

La friciula con il lardo, cioè una pasta di pane fritta, qui guarnita nella maniera più classica, con fette di lardo che si sciolgono a contatto con la pasta fritta.
Friciula

La carpionata, ovvero un piatto di carpioni misti (verdure, carne, uova, pesce, a seconda delle varianti), cioè preparazioni fritte e poi condite e conservate grazie ad un misto di vino bianco e aceto aromatizzato da salvia e cipolla. In questo caso ho apprezzato tantissimo l’aggiunta delle uova, un piatto che preparava sempre la nonna che non ho mai conosciuto, e che ho assaggiato qui per la prima volta, amandole profondamente (ancora con il tuorlo morbido, una goduria).

Carpionata

E poi gli immancabili tajarin, in questo caso conditi con ragù di cinghiale.

Tajarin

In realtà ho chiuso con un bel sorbetto al Moscato d’Asti, ma quello lo lascio alla vostra immaginazione: io ero presa dal tentativo di combattere il caldo a colpi di sorbetto e non l’ho immortalato.

Insomma, lo so che ora vi starete chiedendo che senso abbia parlarvi di un evento quando non è più possibile parteciparvi, ma giuro che il racconto di questa festa ben organizzata, piacevole, partecipata ma mai caotica, non ha lo scopo di farvi invidia, ma di farvi tenere a mente questo evento fino al prossimo anno, perché ve ne ricordiate quando arriverà la 20^ edizione.

Ma per scoprire questo territorio e tutto ciò che ha da offrire non dovrete nemmeno attendere così a lungo, perché avrete tante occasioni di farvi conquistare: facendo una camminata in uno dei sei percorsi di trekking (per un totale di 36km) fra le colline intorno al paese, andando a scoprire i produttori di Barbera di Agliano, che, una domenica ciascuno nei mesi da giugno ad ottobre, apriranno le loro cantine ai visitatori, oppure segnando fin d’ora sul calendario il 9 e 10 ottobre, quando avrà luogo il Barbera Fish Festival, un evento giunto alla seconda edizione e che celebrerà l’incontro di sapori fra il pesce norvegese (in particolare il merluzzo) e la Barbera d’Asti.

Insomma, se non vi ho convinto nemmeno così, c’è solo un’ultima carta da giocare.. vi passo a prendere io, destinazione Agliano Terme!

Programmi per la serata? Io, Barolo!

Amici piemontesi! Se non avete programmi per questa sera e volete trascorrere una serata all’insegna del buon(issimo) vino in un luogo splendido e suggestivo, fate come me, andate a Io Barolo, la nuit.

Allora, ci si vede là?

Nel caso siate interessati, vi lascio tutti i riferimenti del caso.



Come sarà il Barolo 2011? Si potrà scoprire in anteprima sabato 30 maggio al Castello di Roddi (Cuneo) dove, per il terzo anno consecutivo, si svolgerà “Io, Barolo – la nuit”.

L’attesissimo evento è organizzato dalla Strada del Barolo per celebrare la nuova annata del Barolo insieme a tutti i produttori che, con il loro lavoro, continuano a rendere grande questo vino.

Dalle 18.30 alle 22.00, con il ticket di ingresso ai Giardini del Castello, gli enoappassionati avranno la possibilità di degustare circa trenta etichette diverse di Barolo dell’annata 2011 dei produttori soci della Strada del Barolo. I produttori saranno a disposizione per soddisfare qualsiasi curiosità.

Ogni partecipante avrà diritto a un calice da portare a casa come ricordo della serata.
Il biglietto include anche una visita guidata all’interno del Castello di Roddi, con l’accompagnamento di una guida turistica abilitata dell’associazione Turismo in Langa.

Parallelamente, in piazza Umberto I, i protagonisti saranno gli altri grandi vini di Langa che, per tutta la serata, saranno serviti in abbinamento a una selezione di prodotti tipici del territorio. Si potranno acquistare singoli piatti abbinati ai grandi vini, a scelta tra rossi importanti e bianchi freschi.

A partire dalle 22 prenderà il via l’intrattenimento musicale con Enrico Botti e Nicolas J. Roncea che si esibiranno in un concerto con doppia chitarra e voce eseguendo cover e brani propri.

Anche per questa edizione, come anteprima dell’evento, verrà proposto un appuntamento con la Wine Tasting Experience®:  alle 17,00 speciale “Io, Barolo”, Roddi – Castello Comunale € 30 a persona; il tema sarà “I Cru del Barolo”.

 

L’evento è organizzato dalla Strada del Barolo e grandi vini di Langa, grazie alla collaborazione di Comune e Pro Loco di Roddi, Turismo in Langa, A.S.D. Monforte Barolo Boys, Verduno è Uno, Strada del Riso Vercellese di Qualità, Consorzio per la Tutela del formaggio Robiola di Roccaverano D.O.P., Ristorante La Crota, La cucina di Pina.

 

COSTI – Degustazione illimitata di Barolo + tasca e calice + visita guidata al Castello di Roddi (ore 18.30-22.00): 20,00 €
Con coupon riduzione su “La Stampa” di Cuneo: 17,00 €
Possessori di Torino Musei Card: 17,00 €

Degustazione grandi vini di Langa in piazza Umberto I:
Prima degustazione + tasca e calice: 5,00 €
Dalla seconda degustazione in poi: 2,50 €

N.B: I BIGLIETTI POSSONO ESSERE ACQUISTATI SOLTANTO SUL POSTO IL GIORNO DELL’EVENTO, NON È PREVISTA ALCUNA PREVENDITA

 

PRODUTTORI DI BAROLO PRESENTI: 

Alessandria Fratelli – Verduno (CN)
Amalia Cascina in Langa – Monforte d’Alba (CN)
Anselma Giacomo – Serralunga d’Alba (CN)
Aurelio Settimo – La Morra (CN)
Barale F.lli – Barolo (CN)
Bric Cenciurio Az. Agr. – Barolo (CN)
Cadia Az. Agr. – Roddi (CN)
Casa E. di Mirafiore e Fontanafredda – Serralunga d’Alba (CN)
Cascina del Monastero – La Morra (CN)
Castello di Verduno – Verduno (CN)

Ciabot Berton – La Morra (CN)
Crissante Alessandria Az. Agr. – La Morra (CN)
Diego Morra – Verduno (CN)
Dosio – La Morra (CN)
Franco Conterno Az. Agr. – Monforte d’Alba (CN)
Fratelli Serio & Battista Borgogno – Barolo (CN)
Josetta Saffirio – Monforte d’Alba (CN)
La Torricella Az. Agr.- Monforte d’Alba (CN)
La Fusina – Dogliani (CN)
Le Strette – Novello (CN)
Negretti – La Morra (CN)
Monchiero Fratelli Az. Agr. – Castiglione Falletto (CN)
Olivero Mario – Roddi (CN)
Palladino – Serralunga d’Alba (CN)
Podere Ruggeri Corsini – Monforte d’Alba (CN)
Sartirano Figli Cantine e Vigneti – Monforte d’Alba (CN)
Serradenari – La Morra (CN)
Silvano Bolmida – Monforte d’Alba (CN)
Stra Roberto Az. Agr. – Novello (CN)
Terre del Barolo – Castiglione Falletto (CN)
Vini Classici Borgogno – Barolo (CN)

Altri vini presenti in Piazza Umberto I: 

Drocco Luigi Az. Agr. – Alba (CN)
Rizieri – Diano d’Alba (CN)

Info:
Strada del Barolo e grandi vini di Langa
e-mail: info [chiocciola] stradadelbarolo [punto] it
Tel: +39 0173 787166

Young to young 2.0 – Rossi d’Italia

Questo per me è il secondo anno di Vinitaly, il secondo anno di Young to Young, un’iniziativa lodevole che mette in contatto giovani produttori di vino con giovani comunicatori dell’enogastronomia. Incredibile, però, come l’esperienza sia stata del tutto diversa: mentre lo scorso anno era stata una scoperta, quest’anno è stata una conferma.

E, come se fosse stato fatto apposta per me, i quattro vini che ho potuto degustare oggi sono stati essi stessi delle conferme: quattro vini rossi conosciuti, importanti, corposi, che hanno permesso di fare un piccolo giro d’Italia in quattro bicchieri, certo non esaustivo, ma incredibilmente evocativo.

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Parto da chi ha giocato in casa, da Veronica Adami e la sua Ca’ Pigneto, azienda nata negli anni ’90 in territorio veronese, in una proprietà di 14 ettari (di cui solo 8 coltivati) nel cuore della Valpolicella, producendo i vini più noti di questa terra, Amarone, Ripasso, e Recioto. L’assaggio del suo Amarone, annata 2007, di colore rubino e dai sentori di marasca, noci e spezie e di incredibile persistenza ha colpito nel segno, tenendomi letteramente incollata al bicchiere.

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Con grande piacere ho trovato in questa degustazione anche una cantina del mio amato Piemonte, l’Azienda Agricola La Barbatella, sita a Nizza Monferrato, nel territorio dell’Alto Monferrato. La cantina, resa celebre dal precedente proprietario, Angelo Sonvico, è stata rilevata da Cinzia e Lorenzo Perego, imprenditori brianzoli, e da Simone Virgara, laureato in scienze politiche e illuminato sulla via di Damasco dall’amore per la terra e per il vino. Con ancora maggiore piacere, ci ha fatto assaggiare un Barbera d’Asti Vigna dell’angelo del 2011, non filtrato e imbottigliato dopo 8 mesi di acciaio e 1 anno di barrique (non di legno francese). Nel loro vino di colore rubino carico e dai sentori di rosa e ciliegia e dall’acidità tipica della Barbera, si sente la passione per il proprio lavoro, concretizzata in un nuovo modo di lavorare la terra, di stare in vigna. Un vino che insegue la tradizione della grande Barbera e che ha tutte le carte in regola per affermarsi con decisione su un mercato che ha finalmente compreso la grandezza di questo vino.

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L’azienda Podere Concori nasce in una Regione ricchissima per produzioni vitivinicole di grande qualità, la Toscana, ma in una zona universalmente poco nota per la produzione di vino, la Garfagnana, assai più conosciuta per le sue castagne ed il suo farro. Ed è proprio qui che si inserisce l’attività del Podere, dal 1999 in mano a Gabriele da Prato che ha intrapreso questa attività sulle orme del padre per continuarne l’opera, mosso da un obiettivo nobile ed importante, quello di recuperare l’immagine dei vini della Garfagnana e della Valle del Serchio, riportandoli allo stesso livello dei vini toscani più noti. I metodi di coltivazione delle vigna sono nuovi ed antichi insieme, improntati sì all’evoluzione ed al cambiamento, ma nell’ottica della biodinamica, tesa al rispetto assoluto della terra, dei suoi ritmi e delle sue armonie. Nella produzione di vini eroici che sfruttano i terrazzamenti sull’Appennino Tosco-Emiliano, le sue parole d’ordine sono rispetto per la stagionalità, invecchiamento in cantina, fermentazione naturale, sostenibilità attraverso la qualità. Della sua produzione abbiamo assaggiato un Melograno 2012, un blend di syrah dell’azienda, vino di grande eleganza. Di colore rubino vivo, al naso ha sentori floreale, con note di frutta russa, mentre al palato emerge la sua complessità, in un’ottima corrispondenza naso bocca.

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Siamo poi scesi in Abruzzo, sulle colline teramane dove, a breve distanza dal Gran Sasso e dal mare, si trova l’Azienda Agricola San Lorenzo, azienda vinicola famigliare nata alla fine del XIX secolo ed ora giunta alla quarta generazione, che si mantiene in equilibrio sul filo della tradizione, pur innovando le tecniche ed i metodi, per esempio impiegando lieviti naturali in fase fermentativa, applicando il controllo completo della temperatura durante tutto il processo di vinificazione e ricorrendo alla criomacerazione per ottenere risultati d’eccellenza. In degustazione l’Escol (nome eassai originale, tratto da un passo biblico), un Montepulciano d’Abruzzo annata 2009, di colore rosso fitto, con sentori di liquirizia e ciliegia e dalla speziatura elegante, caldo e persistente al palato.

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Un giro d’Italia in quattro bicchieri, ognuno capace di farsi interprete dell’identità del territorio che lo ha prodotto.

Anche quest’anno un ringraziamento d’obbligo ai due maestri di cerimonia, Paolo Massobrio e Marco Gatti, capaci di guidarci con mano sicura in questa degustazione,  in una selva che ogni volta mi pare un pochino meno oscura.