Granola bars (ovvero come ti affronto settembre)

Quando si dice che a settembre si ricomincia tutto, si pensa che piano piano si riprendano le normali attività quotidiane. Prima il lavoro, poi le scuole, così da arrivare nel giro di un paio di settimane a pieno regime con la routine usuale, magari con un po’ di musica soft di sottofondo e il canto degli uccellini.

Questa è la rosea immaginazione: settembre come una spintarella, un gentile “su, dai, riprendiamo la normalità”.

La realtà è che settembre è arrivato delicato e soave come un calcio nelle gengive: neanche il tempo di aprire la porta di scuola ed ero già in ritardo clamoroso sul progetto di tesi, il lavoro sembra un animale feroce che aspetta il momento di debolezza per sbranarti (e io, nel dubbio, mi fingo morta) e non so bene a chi possa chiedere l’aggiunta di un giorno alla settimana (battezzato il disperadì) per riuscire a portare avanti tutti quei meravigliosi progetti connessi al Salone del Gusto a cui ho aderito taaaanto tempo fa con taaaaaanto entusiasmo, e che vedrete ormai prestissimo (sempre che non-si-sa-chi accetti la mia richiesta per l’introduzione del disperadì).

Così, come si suol dire, a mali estremi estremi rimedi! Quindi ho preso una ciotola, miele e gocce di cioccolato (per il conforto), fiocchi d’avena, mirtilli rossi e uvetta (per la morbidezza), ho aperto la dispensa ancora stipata degli ottimi prodotti BIO Nuova Terra, ho tostato del miglio finché non ho sentito il profumo delle nocciole (faccio pure i trucchi magici, in questo settembre) e poi ho aggiunto tutti quei semi croccantini che fanno tanto bene, come sesamo, lino, papavero e zucca. Une bella mescolata e via, la teglia in forno per il tempo di un caffè (dai, facciamo due).. due colpi di coltello et voilà..

.. granola bars per tutti!

Granola bars, bites and chunk collage

E se non tutte le granola bars rimangono belle compatte? Se qualche pezzetto si stacca? Se mi vengono piccine? Si trasformano in granola bites, in granola chunk e se proprio proprio buttasse male anche granola powder (che tanto in inglese fa comunque figo, e non impegna).. qui non ci si scompone certo per così poco, vero o no?!

Anche perché, son buoni tanto quanto.. e sono il modo perfetto per iniziare la giornata, uno spuntino comodo da portare con sé, ma anche uno snack da divano, magari davanti ad un film.

Granola bites

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Granola bar, bites and chunk

Pane per hot-dog per prepararsi al week-end

A grandi balzi siamo già arrivati al fine settimana, il primo d’autunno.

E il fine settimana vuole, ma che dico, pretende, un po’ di relax e qualche concessione in più rispetto alle normali giornate di routine casa-lavoro-cane-cena-pc.

Quindi perché non concedersi, ad esempio, una bella serata cinema casalinga, in cui mangiare qualcosa di gudurioso rigorosamente con le mani e spaparanzati sul divano davanti ad un bel film (o alla vostra serie tv preferita)?

E allora benvenuti piadine, hamburger, pizza, hot dog e quant’altro si possa mangiare abolendo per una sera forchetta e coltello!

Chiaramente il tutto fatto in casa, altrimenti non starei mica qui a parlarne! E, se decidete per l’hot dog, non c’è nulla di meglio che preparare questi sofficissimi panini (la ricetta è di Trattoria da Martina), che trasformeranno uno dei più classici American junk food in una cena-divano di tutto rispetto. Se poi ci aggiungete un buon wurstel del macellaio (che è tutta un’altra cosa rispetto a quelli industriali), una senape di Digione, un po’ di salsa rubra, maionese o qualche altra aggiunta a piacere e accompagnate il tutto con patate appena fritte e una birretta fresca bevuta a canna, allora sì che il vostro week-end prenderà finalmente il volo!

Ora non vi resta che scegliere il film, e prendere un bavaglino per non macchiare di salse il divano!

Pane per hot dog finale

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Pane per hotdog collage

Yogurt e dintorni – Granola al golden syrup

Della mia passione estiva per lo yogurt vi ho già ampiamente detto qui, ma non di solo yogurt si vive.. bisognerà pur aggiungergli qualcosa!

E quel “qualcosa” non potrebbe essere nulla di meglio che della granola fatta in casa.

La granola, per chi non la conoscesse, è costituita da un misto di fiocchi di avena (a volte insieme ad altri cereali, in fiocchi o soffiati), semi e frutta secca a cui viene aggiunto del miele (o simili), che viene reso croccante con una breve cottura e a cui poi  possono essere aggiunti altri elementi, come ad esempio frutta disidratata o cioccolato.

Ecco, questa è la sostanza, ma se avete assaggiato la granola industriale e se invece perderete quella mezz’ora di tempo per farvela in casa mettendoci ciò che più vi piace, capirete che fra le due esiste una differenza abissale. Io ho deciso di spendere un pochino del mio tempo per creare il mix giusto per me, che è costituito da fiocchi d’avena, semi (lino, sesamo, papavero) e mandorle, il tutto addolcito dal golden syrup (una delle cose di cui mi sono innamorata a Londra l’anno scorso, e che fa parte del mio bottino londinese) e arricchito da albicocche disidratate e uvetta sultanina.

E voi, di che mix siete?

Granola collage

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Granola finale

Cookies vs. Cookies

In questi giorni si fa un gran parlare di cookies, e no, non quelli a cui tutti noi siamo felici di pensare, quelli da pucciare nel latte al mattino, da sgranocchiare la sera davanti alla tv o da andare a cercare spasmodicamente per lo spuntino di mezzanotte.

Non quei cookies croccanti e golosi, insomma, ma i cookies che quotidianamente ci permettono di risparmiare tempo durante la navigazione in internet (i cosiddetti cookie tecnici), quelli che ci consentono di inserire sui nostri siti video di Youtube, widget di Facebook e altre amenità (cookie di “terze parti”), ma anche quelli che identificano i nostri gusti e ci mostrano banner e materiali più affini a noi (cookie di profilazione – che non ho ancora capito come funzionano, visto che a me fan sempre vedere cose di cui non mi importa una cippa).

In soldoni questo è ciò che ho capito dei cookies, e ho capito che la Legislazione Italiana in materia non solo si è adeguata alla Normativa Europea (cosa buona e giusta, visto che arriviamo con un certo ritardo), ma anche alla nostre care abitudini da “ufficio complicazioni affari semplici”, imponendo a tutti i detentori di siti di avvisare il visitatore dell’utilizzo di cookies con scritte ben evidenti e con una scelta a priori di accettazione dei cookies, che può essere efficacemente riassunta così:

Illustrazione di Daniel Cuello
Illustrazione di Daniel Cuello

Inutile dire che questa normativa ha gettato il mondo dei blogger (e non solo) nel panico più totale: chi ha cercato di raccapezzarsi leggendo a destra e manca, chi ha fatto quel che ha saputo/potuto, chi ha consultato una task force composta da esperti informatici, avvocati di grido e pure Mc Gyver (che con un gamberetto ed un elastico ci salverebbe da un Olocausto nucleare), e chi, come me, prima si è adeguato e poi ha deciso che, cookie per cookie, era meglio cominciare a pesare gli ingredienti giusti ed infornarne una trentina.

Chocolate Chips Cookies

La ricetta originale è di Marina de La tarte Maison, dei cookies adocchiati taaaanto tempo fa e finalmente provati.. e ne è valsa assolutamente la pena!

PS. Qui è anche dove vi consiglio spassionatamente di non buttare mai le scatole di latta, perché sono bellissime, sono utili sempre e per sempre, e perché di solito hanno colori e fantasie bellissime in grado di dare nuova vita anche alla più banale delle fotografie. In queste foto, la scatola dei Baicoli veneziani.

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Cookies finale

I muffin di Marsiglia per l’MTC – Pastis, mandorle, fichi secchi ed uva passa

Questa volta bisso, con l’MTC.. impossibile resistere alla tentazione di proporre un altro muffin ispirato!

Ma se l’altra volta era stata Parigi a contagiare i miei muffins, questa volta mi sono spostata verso il mare, verso la Provenza, e nei miei muffin ho voluto che si respirasse l’aria “carica di odori” e le genti diverse che popolano Marsiglia, non una Marsiglia qualsiasi, ma quella raccontata da Jean-Claude-Izzo. In particolare, questi dolci si ispirano all’ultimo libro della trilogia marsigliese di Izzo, “Solea“, quello che più mi è piaciuto dei tre e nel quale mi è parsa più vivo e vibrante il racconto di Marsiglia, anch’essa protagonista di questo splendido e struggente romanzo.

Marsiglia, che io trovo abbia un fascino simile a quello di Napoli e di Genova, nei libri di Izzo non è lo sfondo sul quale si dipanano le vicende raccontate, è la cornice che diventa parte del quadro, il presupposto imprescindibile, senza il quale alla storia e ai personaggi mancherebbe qualcosa. La Marsiglia che si legge nelle pagine di “Solea” è patetica e poetica, senza speranza eppure alla ricerca di un riscatto, è sole ed ombra, è cibo e musica.

Il cibo nei romanzi di Izzo è un protagonista, perché il cibo occupa un ruolo importante nella vita del protagonista Fabio Montale, figlio di italiani, un eroe-antieroe figo e sfigato, donnaiolo impenitente e reietto dell’amore, che nel secondo libro della trilogia, “Chourmo”, afferma “[…] e poi adorava mangiare, e per me era essenziale. Non do nessuna fiducia a chi mangia poco e qualsiasi cosa“.. e io insieme a lui.
In questi libri è facilissimo imbattersi nella ricetta dell’orata ripiena ai finocchi, leggere di tapenade e di soupe au pistou, sognare i piatti greci e turchi e italiani che affollano i locali di Marsiglia frequentati da Montale, o sentire la gola secca a forza di “veder” sorseggiare vini di Provenza e Pastis.

Quello stesso Pastis che, per me, si lega ad una tradizione che sa anche di casa (lo sapevate che l’abitudine del pastis all’ora dell’aperitivo è anche piuttosto diffusa in Piemonte?), oltre che al ricordo di uno splendido viaggio on-the-road in Provenza e Camargue.

Per questo, per la duplice importanza del Pastis per Fabio e per me, sono partita dall’idea che questo alcolico dall’inconfondibile sapore di anice (che all’aperitivo di allunga con acqua e ghiaccio) dovesse fare la parte del leone nei miei muffins marsigliesi, lasciando una chiara traccia della sua presenza. Ma, al contempo, volevo che fosse percepibile l’anima profondamente mediterranea e multietnica di Marsiglia.. e così ho scelto di mettere l’olio extra-vergine, le mandorle siciliane, i fichi secchi greci (che non erano secchi come li intendiamo noi, a volte fino a parer rinsecchiti, ma conservano ancora tanto del rosa e del carnoso del frutto fresco) e l’uvetta turca.

Ho amato moltissimo il sapore e la consistenza di questi muffin, così come ho amato la Marsiglia di Izzo e Fabio Montale.

Sono in cammino verso la gente del mio silenzio. Lentamente, verso coloro presso cui posso tacere. Verrò da lontano, entrerò e mi siederò. Vengo a prendere quel che mi serve per ripartire

Vi lascio con questa frase tratta da “Solea” ma, mutatis mutandis, se volete prendere un muffin prima di ripartire, siete miei graditi ospiti.

Muffin al pastis blog

Muffin al pastis pp blog

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 43

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Di #FGD, magia, spezie e pumpkin pies

La settimana è arrivata.

Mancano quattro giorni quattro alla Foodie Geek Dinner, una cena in cui appassionati di cucina e di tecnologia (e, possibilmente, delle due cose insieme) legati spesso e volentieri in un rapporto virtuale quotidiano si trovano finalmente intorno ad un tavolo, le gambe sotto lo stesso, e lo smarthpone a portata di mano per fotografare/postare/hashtaggare, in una serata all’insegna dell’allegria, della convivialità e della magia.

Ebbene sì, non ho usato il termine a sproposito, perché il tema di questa cena è proprio quello della magia, perché Torino è da sempre “magica” e perché intorno al cibo avvengono tante piccole cose che spesso ci fanno pensare più ad una magia che al risultato un’azione umana.

Pensate ad una crema che fino ad un momento prima era liquida e il secondo dopo è densa proprio come la desideravate o, ancora, pensate ad un impasto che lievita, che raddoppia, che triplica, quasi come se dentro ci fossero forze invisibili a portarlo verso il cielo.

Ma soprattutto, per me, la magia più grande della cucina è quella di parlare senza le parole, quella di farci dire un “ti amo” con un pane appena sfornato, “scusa” con il piatto del core, “grazie” con una creme brulèe. Questa, per me, è la magia inaspettata, la più bella, quella di sostituirsi alle parole che, come diceva il buon Nanni Moretti, “sono importanti“, e il cibo pure.

La storia, però, in quanto al legame fra cibo e magia, ha sempre identificato come ingredienti magico/alchemici le spezie, quindi non posso che lasciarvi con una ricetta ricca di spezie e tipica, ma che più tipica non si può, della festa del Ringraziamento, per chi volesse cimentarsi con una cena a tema, o semplicemente per chi volesse provarla.

La ricetta è tratta dal libro Buon appetito, America! di Laurel Evans, consigliatissimo a chi sia in cerca di un libro sulla cucina made in US, compresa quella delle feste. Ho rielaborato le dosi della torta per adattarle alla mia tortiera apribile di diametro 20 cm.

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Pumpin pie fetta blog