Live from Calabria – Come combattere il caldo, corso pratico: cous cous freddo vegetariano

Ed eccomi qui, come promesso live from Calabria (inoltrata, ché qui non si scherza e si scorge in lontananza –e manco troppa- la Sicilia) e, come immaginavo, le temperature sono a dir poco torride (a differenza di Torino, in cui mi dicono il tempo sia tornato quasi autunnale).

Per questo, si cucina poco e si mangiano tante cose fresche… e si beve tanta acqua, si mangia tanta frutta e si evita di uscire nelle ore più calde, proprio come consiglia ogni telegiornale “che si rispetti” ogni qualvolta arrivi l’estate che, se non lo sapevate, arriva ben una volta l’anno.

Non volevo sconvolgervi con notizie tanto inaspettate, quindi mi faccio perdonare con una ricetta veloce, sfiziosa e fresca, perfetta per una cena estiva in terrazza (cosa che qui non manca), ma anche per il baracchino da portare a lavoro in attesa delle ferie, un cous cous freddo vegetariano, arricchito da frutta secca e formaggio, così da avere in poco tempo un pasto completo, pur utilizzando i fornelli per non più di 5 minuti.

 

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Pollo arrosto con clementine, finocchi e Ricard (per chi non ha l’Arak) per lo Starbooks Redone

Di tutti i libri affrontati dallo Starbooks, Jerusalem di Yotam Ottolenghi è quello che più mi ha colpito e che più e più a lungo mi è rimasto nel cuore e negli occhi. Quei piatti così raffinati, colorati e profumati, quella cucina semi-sconosciuta e così ricca di fascino.

E, tra tutte le ricette di questo libro che ho potuto conoscere grazie allo Starbooks, una su tutte mi ha ammaliato al primo sguardo, e ho saputo fin da una scorsa agli ingredienti che avrei amato l’aroma di anice e il gusto originale e accattivante.

Si tratta del pollo arrosto con clementine, finocchi e Arak visto da Patty di Andante con gusto, di cui vi lascio la ricetta presa ed utilizzata pari pari. Le mie uniche variazioni: ho utilizzato del Ricard invece dell’Arak (liquore all’anice che non ho trovato, mentre il Ricard in casa mia è sempre presente) e ho utilizzato solo cosce di pollo; per il resto ho mantenuto tutto invariato (a parte un’omissione finale, di cui leggerete).

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L’ho saputo al primo sguardo, e le papille gustative hanno solo dovuto confermare l’evidenza dei fatti: questo è il miglior pollo arrosto che abbia mangiato da anni a questa parte. Certo, il buon vecchio caro pollo arrosto con le patate è sempre buono, ma qui si aggiungono dei sapori e dei profumi che mai avrei immaginato tutti insieme, e che invece si sposano alla perfezione, creando una commistione fra carne, verdura e frutta difficilmente immaginabile. Il succo di agrumi, la mostarda in grani e il timo pungono e insieme accarezzano il palato, mentre il profumo dell’anice, rinvigorito dai semi di finocchio (un suo omologo di gusto) tiene insieme questa mirabile opera, e al primo boccone vi ritroverete in bocca una sinfonia di sapori, ben diversa dal “solito” pollo arrosto.

Yotam per me è quindi assolutamente PROMOSSO!

Con questa ricetta partecipo allo Starbooks di novembre

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Chachouka per il mio primo Starbooks redone

Vi ho appena parlato di una due giorni in onore della dieta mediterranea, quindi per dare  una chiosa sensata al discorso, mi cimento oggi con un piatto di origini tunisine, la chachouka.

Ho scoperto l’esistenza di questo piatto grazie allo Starbooks di settembre, dedicato al libro River Cottage Veg Every Day di Hugh Fearnley-Whittingstall, interamente dedicato alla cucina delle verdure, elementi essenziali (o almeno così dovrebbe essere) della nostra alimentazione.

Il mio frigorifero al momento scoppia di cavolo nero, spinaci, costine, broccoletti, finocchi e peperoni, quindi non penso di avere problemi in materia, ma quando vedo un modo nuovo e sfizioso di cucinare le verdure, non riesco proprio a farmelo sfuggire, specialmente in casi come questo, dove con poco sforzo si riesce a creare un piatto unico salva-cena, oppure salva-pranzo, nel caso in cui i peperoni la sera vi siano indigesti… per me è avvenuto il miracolo: anni fa nemmeno sognavo di mangiare i peperoni ma, dalla prova del nove in poi, ho fatto passi da gigante, e ora li mangio persino la sera.

Perciò, quando ho sentito la descrizione della chachouka fatta dalla viva voce di Daniela e, ancor più, quando ne ho visto la realizzazione, non ho saputo proprio dire no.

E fu così che Daniela e Hugh mi salvarono la cena!


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Come dice giustamente Hugh, questa preparazione nulla ha da invidiare alla nostra classica peperonata… ma vi assicuro che le spezie utilizzate sono assolutamente ben calibrate e conferiscono un gusto tutto medio-orientale ed assai interessante ad un piatto che tutti ben conosciamo.

Inoltre, per me l’idea di abbinare peperoni e uova è un’assoluta novità, e devo dire che l’ho apprezzata moltissimo.. e non solo io.

Ricetta assolutamente PROMOSSA… e, anzi, da riproporre!

E con questa ricetta partecipo allo Starbooks redone di ottobre

Italia o Spagna, purché se magna: crema catalana e lingue di gatto

Parafrasando il noto detto Francia o Spagna purché se magna, oggi vi presento la felice unione di una ricetta spagnola con una ricetta italiana.

Le due ricette non nascono insieme, ma semplicemente ho tentato l’abbinamento e il risultato mi ha assai convinto, quindi ve lo ripropongo! Ovviamente siete liberissimi di preparare e mangiare questi due dolci (ebbene sì, oggi si parla di dolci, e BEN DUE) separatamente, ma almeno così sapete già che mangiarli insieme non vi farà del male… anzi, tutto il contrario!

Inoltre, sono due dolci di semplice preparazione (quindi sono ricette che vi possono tornare utili in molte occasioni) e, cosa ancor più interessante, sono assolutamente complementari, poiché una prevede l’utilizzo di soli tuorli e l’altra di soli albumi… quindi, come nel maiale, non si butta via niente (che poi vi ho già fatto vedere qui che non si butta MAI via niente, nemmeno gli albumi)!

Vi ho almeno un po’ incuriositi?! E allora venite a scoprire di che dolci sto parlando!

…. rullo di tamburi… sto parlando di crema catalana e lingue di gatto! Sarebbe gradito un po’ di entusiasmo, un paio di applausi, che so, un sincero“oohh” di stupore. No, eh?! E allora per punizione (ma de che?!) vi lascio subito alla ricetta, mettendo al bando le mie ciance… Forse per punizione dovrei scrivere ancora una ventina di righe, ma mi sento buona, così vi grazio!

 Spero che questo accostamento soddisfi non solo la vostra vista, ma anche il palato…