Piemonte mon amour – I rubatà di Chieri per la GN dei grissini

Non ce l’ho proprio fatta a rinunciare.

Come potevo mancare ad una giornata simile?

Oggi nel Calendario del Cibo Italiano AIFB è la giornata nazionale dei grissini, con ambasciatrice Valentina Venuti di Non di solo pane, panificatrice talentuosissima e grande tentatrice con le sue creazioni perfette.

Non potevo proprio mancare a celebrare uno dei prodotti più famosi e apprezzati del mio Piemonte, vi pare?! Vi sfido a venire nella mia regione e a non provare a sgranocchiare qualche grissino (che buoni così non li fanno da altre parti).. il problema vero è fermarsi, sappiatelo!

Ho scelto di partecipare con la ricetta per preparare in casa i più famosi grissini torinesi, i rubatà. Anzi, non torinesi, ma per la precisione chieresi (altrimenti domani potrei trovarmi una delegazione di Chieri con forconi e picconi sotto casa, visto che questo prodotto è stato orgogliosamente incluso nella lista prodotti agroalimentari tradizionali italiani del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali).

Il nome di questi grissini deriva dal piemontese “rübaté”, che significa “ruzzolare, cadere, rotolare” (lo stesso verbo che dà origine ai grissini e al meraviglioso “rübata cantun“, ovvero “rotola angoli”, perifrasi tutta piemontese per indicare una passeggiatrice. Amo il mio dialetto). Vi sono due scuole di pensiero che fanno derivare da questo verbo il famoso grissino: c’è chi dice che sia perché la lavorazione avviene per arrotolamento sul piano da lavoro (a differenza dei grissini stirati, in cui l’impasto viene allungato dal panificatore) e c’è chi invece sostiene che si riferisca al “gesto che fa il panettiere nel prendere sulle punte i “grissini” appena formati e nel rivoltarli, facendogli fare un giro completo con i pollici a palme unite e lasciandoli “cadere”, o meglio “rübatè”, con dolce violenza sul tavolo al fine di compattarne l’impasto”*.

Per quanto mi riguarda, aderisco con convinzione alla prima fazione, visto che tuttora mi è oscuro in cosa consista questa seconda mossa ardita. Dovrò trovare un panificatore chierese che mi illumini in merito.

In ogni caso, la caratteristica che vi farà riconoscere un buon rubatà è sicuramente la nodosità, dovuta alla lavorazione artigianale. In seconda battuta, il diametro di dimensioni limitate (al massimo 1-1,5 cm) e, in ultima analisi, quella leggera copertura di semola (o, alle volte, di farina di mais) che li avvolge e che li rende semplicemente irresistibili.

Qui trovate la ricetta per farli in casa, in modo semplice e senza attendere troppo.

Fatene pochi, o sarà la vostra condanna!

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Qui la ricetta con esubero di pasta madre e cioccolato fondente

 

* citazione da qui

Il pandoro sfogliato delle sorelle Simili.. e Buon Natale!

Oggi non è giornata per perdersi in chiacchiere, saremo tutti in mille faccende affaccendati: chi arrotolato in metri e metri di nastro da pacchi di cui non si trova mai né capo né coda, chi a preparare tonnellate di agnolotti o ad osservare il ragù che pippia, chi a preparare la tavola del Cenone già alle 4 del pomeriggio “perché tutto deve essere perfetto”.. e chi, in linea con il profondo spirito natalizio, declinerà i peggiori improperi perché il panettone non è cresciuto a dovere o la maionese non è abbastanza soda.

Io sarò sicuramente degna rappresentante dell’ultima categoria di persone, ma almeno ora ho una fetta di pandoro fatto in casa con cui iniziare degnamente questa Vigilia di Natale.

La ricetta di questo pandoro sfogliato è tratta da Pane e roba dolce delle Sorelle Simili, ma devo ringraziare Stefania per la preziosa consulenza prima durante e dopo.

Ovviamente insieme all’immancabile fetta di pandoro (anche se io preferisco il panettone, rigorosamente con i canditi –ecco, l’ho detta!) vanno i miei migliori auguri a tutti voi per un sereno Natale.

Pandoro Simili

Vi segnalo solo un inconveniente (che non è legato alla ricetta specifica, ma alla preparazione in generale): io ho uno stampo in alluminio, in cui non so perché (penso per lo spessore) il colore del pandoro rimane sempre molto chiaro (quasi anemico, direi). Io ho ovviato al problema sformando il pandoro e cuocendolo per una decina di minuti (5 scoperto e 5 coperto con alluminio) in forno statico a 150°C. Se può servirvi il consiglio..

Pandoro Simili finale

 

Pane per hot-dog per prepararsi al week-end

A grandi balzi siamo già arrivati al fine settimana, il primo d’autunno.

E il fine settimana vuole, ma che dico, pretende, un po’ di relax e qualche concessione in più rispetto alle normali giornate di routine casa-lavoro-cane-cena-pc.

Quindi perché non concedersi, ad esempio, una bella serata cinema casalinga, in cui mangiare qualcosa di gudurioso rigorosamente con le mani e spaparanzati sul divano davanti ad un bel film (o alla vostra serie tv preferita)?

E allora benvenuti piadine, hamburger, pizza, hot dog e quant’altro si possa mangiare abolendo per una sera forchetta e coltello!

Chiaramente il tutto fatto in casa, altrimenti non starei mica qui a parlarne! E, se decidete per l’hot dog, non c’è nulla di meglio che preparare questi sofficissimi panini (la ricetta è di Trattoria da Martina), che trasformeranno uno dei più classici American junk food in una cena-divano di tutto rispetto. Se poi ci aggiungete un buon wurstel del macellaio (che è tutta un’altra cosa rispetto a quelli industriali), una senape di Digione, un po’ di salsa rubra, maionese o qualche altra aggiunta a piacere e accompagnate il tutto con patate appena fritte e una birretta fresca bevuta a canna, allora sì che il vostro week-end prenderà finalmente il volo!

Ora non vi resta che scegliere il film, e prendere un bavaglino per non macchiare di salse il divano!

Pane per hot dog finale

DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Pane per hotdog collage

Aria di Torino – Grissini torinesi stirati delle Sorelle Simili

Torino = Grissino

I grissini qui sono un’istituzione. Trovarne di buoni e fragranti, però, non è sempre così facile. E, chi lo ha provato lo sa, un grissino gnecco, vecchio e molliccio, è veramente un affronto alla loro infinita e semplice bontà.

Così, se non sapete dove procurarvi degli ottimi grissini stirati a mano, se non siete di Torino o se volete togliervi uno sfizio per l’ora dell’aperitivo (e si sa che qui a Torino di aperitivo ne sappiamo qualcosa), eccovi la ricetta per farli da voi (che poi, come si dice…”chi fa da sé fa per tre“).

La ricetta non è mia, ma delle sorelle Simili, anche se io l’ho rubata impunemente alla Greg.. da quando ho visto il suo post sui lunghi lunghi (come li chiamerebbe la sua pulce) ho vissuto come un affronto il fatto di essere torinese e di non aver mai fatto i grissini con le mie mani… ma ora mi sento decisamente a posto con la mia coscienza.

Abbastanza veloci da fare, facili e ci si diverte pure. Ma, soprattutto, vi garantisco che rimarrete sbalorditi dal risultato.

Grissini così buoni è difficile trovarli!

Grissini blog

Grissini finale blog

Ripartire dalla tradizione – Orecchiette con le cime di rapa

Avrei voluto scrivere un post di conclusione del 2013, avrei voluto scrivere un post anche il primo dell’anno e pure ieri, ma io con i condizionali ci so fare, quindi mi sono ridotta a scriverlo solo oggi.

Il 2013 se n’è andato, e non credo che lo rimpiangeremo troppo.. certo, per me è stato un anno di conferme importanti e anche di novità: mi ha portato una casa tutta mia, una vita nuova e, proprio sul suo finire, anche una bellissima cagnolina, ma è stato di nuovo un anno di mancata solidità economica, di mancate soddisfazioni lavorative.. insomma, credo che per tutti ci sia sempre spazio per crescita e miglioramento, ma non voglio certo giocare all’ingrata e dimenticare quante cose buone ci siano nella mia vita.

Però si ricomincia, un 2014 ancora tutto da scrivere, e come prima parola per quest’anno su questo blog voglio scrivere TRADIZIONE, la base da cui partire, le fondamenta su cui costruire .

No, questa volta non parlo di Piemonte, ma di Puglia, quella più autentica, che sa conquistare con la semplicità di un piatto di pasta con le verdure, ma che pasta e che verdure. Io ricomincio da qui, da un semplice eppur delizioso piatto di orecchiette con le cime di rapa.

E buon anno!

Orecchiette collage blog

Orecchiette con le cime di rapa blog

Col forno si parte e col forno si torna: burger buns per una serata hamburger coi fiocchi

Rieccomi, tornata (sempre troppo presto) da queste brevi, ma intense, vacanze. La mia meta è stata la Croazia, soprattutto l’Istria, ma non solo. Dopo tre giorni di relax e mare cristallino a Pula (un ritorno alle origini, con anche una piccola tappa a Galižana, paese natale di mia nonna), mi sono goduta la possibilità rara di vedere questi luoghi meravigliosi da un punto di vista insolito, quello della barca a vela.

Il mare della Croazia è già di per sé una meraviglia, ma ancora meglio è poterlo godere appieno navigando e potendosi così fermare in luoghi non così facilmente accessibili (sono tutti accessibili, ma organizzando bene il proprio viaggio fra bus e traghetti): e così Umag, Veruda, Susak e Zapuntel sono state le nostre tappe, in un tripudio di mare aperto, di azzurri e di blu, di scogli, di tramonti mozzafiato e di stelle cadenti.

Croazia BLOG

Strano ma vero, è stato però più travagliato il viaggio di ritorno verso l’Italia, trasformato in una sorta di decathlon di mezzi: “taxi” da Zapuntel a Molat (a bordo di una Lada di età imprecisabile), traghetto fino a Zara in super-ritardo, bus perso e sostituito da … bus fino a Zagabria, bus fino ad un’ignota località montana croata, mini-bus fino alla ventosa Fiume (che almeno siamo riusciti a visitare), e finalmente bus fino a Trieste. Che poi siano stati necessari ancora un viaggio in treno, uno in taxi e 5 ore di auto per tornare finalmente a Torino (dopo “sole” 28 ore di viaggio) è un’altra storia..

E, dopo questo viaggio della speranza, di cosa avreste avuto voglia?! Di una doccia?! Di una bella notte di sonno?! Di un massaggio?! Di piangere, forse?!

A me è venuta una gran voglia di organizzare una bella serata hamburger home-made con gli amici, così il giorno dopo sveglia presto, spesa, e poi via di maionese e burger buns, due ingredienti fatti in casa che cambiano completamente il risultato di un hamburger. Aggiungete la compagnia, la carne giusta (perfetta ed ottima quella di razza chianina), del bacon abbrustolito in padella, della scamorza affumicata tagliata sottile, del lattughino e dei pomodori dall’orto di un’amica e qualche padellata di patate fresche tagliate a bastoncino e fritte a puntino.. ecco la ricetta per una serata hamburger memorabile.

Per la ricetta del pane home-made, come tutto ciò che è made in USA, ricorro sempre alla bravissima Laurel Evans, che è per me una garanzia.

Burger buns quadrata blog