Che settimana del Cavolo! Cavoletti di Bruxelles con pancetta e sciroppo d’acero

Questa non è una settimana del cavolo nel senso usuale del termine.

Intendo proprio dire che nel Calendario Italiano del cibo targato AIFB è la settimana del cavolo, di cui è ambasciatrice Tamara del blog Un pezzo della mia Maremma. Una settimana intera per imparare a conoscere ed apprezzare una famiglia di ortaggi dagli innumerevoli effetti benefici per la nostra salute ed estremamente versatili nel loro utilizzo in cucina.

Io amo broccoli e cavolfiori al naturale, saltati e per condire la pasta, verze e cavoli rossi sia cotti (i crauti, mia croce e delizia) e in insalata (con le acciughe, che meraviglia)… in qualsiasi salsa me li presentiate, ne faccio incetta.

Tranne i cavoletti di Bruxelles. Quelli, li ho sempre detestati, seppure cordialmente.

E so esattamente da quando. Cioè dal giorno in cui mia nonna me li presentò come contorno a non so più cosa: ero una bambina, e quei robi lì, grandi su per giù come un occhio umano, verdastri e lievemente maleodoranti, saltati così in padella, non mi piacquero per nulla. Ma, siccome in famiglia mi hanno trasmesso la cara e buona abitudine di provare tutto e di non criticare le altrui cucine (figurarsi quella di mia nonna, poverina, che era pure permalosa), non li scartavo mai e, da buona water toilet quale mi pregio tuttora di essere, li mangiavo tutti, e muta.

Così mia nonna ha continuato a cucinarli apposta per me (“perché ti piacciono tanto“) quasi ad ogni pranzo a casa sua. Nel tempo ho anche aumentato l’apprezzamento nei loro confronti, anche se non sono mai riuscita a trovare il coraggio di dirle che, cucinati così, proprio faticavano ad andar giù.

Ora che mia nonna non c’è più, dovevo riprendere il filo di quella sfida fra me e i cavoletti: li ho comprati, li ho puliti, mi sono ispirata al Cavoletto e gli ho dato un po’ di mordente, a suon di scalogno, pancetta e sciroppo d’acero.

E la sapete una cosa? Quanto sono buoni non si spiega.. mia nonna, in fondo in fondo e a modo suo, ci aveva azzeccato.

Cavoletti insieme

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Cavoletti primo piano

Venerdì pesce – Risotto con i polipetti

Tradizionalmente il venerdì è sempre stato il giorno dell’astinenza dalle carni (no, non in quel senso) e, anche se non mi ci attengo certo per osservanza ai dettami della Chiesa, trovo che sia una buona “scusa” (non me ne vogliano i credenti) per rispettare un concetto molto più laico ed incredibilmente più attuale, quello del consumo consapevole della carne.

Io non sono vegetariana, tanto meno vegana, e non credo in queste due tipologie di alimentazione, anche se le rispetto, molto più la prima che non la seconda, se proprio dovete strapparmelo dai denti. Credo che la specie umana sia onnivora per sua natura e che tale dovrebbe rimanere, ma ritengo che dovremmo toglierci i tubi di Mortadella dagli occhi (non le fette, i tubi) e metterci una mano sulla coscienza, viste le disumane tecniche di allevamento intensivo e tenendo conto di ciò che esse comportano in termini di inquinamento e di eccessivo sfruttamento delle (già abusate) risorse idriche.

Credo molto in un consumo critico della carne, che ne riduca la quantità e ne aumenti la qualità.

Ridurre la carne significa solamente sostituire a queste proteine quelle derivanti da pesce, uova, latticini e legumi, contribuendo anche ad una dieta più variegata ed equilibrata. Insomma, ci guadagna il pianeta, la nostra salute e pure il gusto.

Quindi bando alle ciance, e prepariamo un bel risotto con i polipetti per questo venerdì sera!

Risotto con polipetti

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Risotto con polipetti finale

È primavera – Orzotto con piselli, fave e luvertin

È primavera!!

Finalmente vedo asparagi, piselli, fave e fragole invadere i banchi del mercato, e vedo timidamente comparire le erbette di campo, le ortiche, la borragine e i luvertin, il luppolo selvatico (vivo in città, altrimenti li vedrei direttamente nei campi.. mi accontento del mercato, che è già gran cosa).

E così, all’urlo PRIMAVERAAAA ho messo tutto (o quasi) in un unico piatto, un orzotto con piselli freschi, fave e luvertin, una piantina che riserva delle fantastiche sorprese. E se non lo conoscete e ne volete sapere qualcosa in più, non basatevi su di me (che non è cosa), ma sulla bellissima scheda di Comandante Amigo, qui da Serena di Sere in cucina (che ha fatto delle frittelle di birra e verdisci, nome ligure del luvertin) o qui da Elisa di Sapori di Elisa (che ha fatto degli strepitosi gnocchi di patate e luvertin).

 

Orzotto blog

Come potete notare, nel corpo della ricetta, in fondo a destra, è comparso il tastino “Stampa ricetta”, uno strumento che spero vi sarà utile quando avrete bisogno di tenere la ricetta sotto mano!

Orzotto finale blog

Oggi (non) cucino io – Il polpettone

 Ahhh, l’indicibile soddisfazione, ogni tanto, di non cucinare.

Di mollare gli ormeggi e lasciar fare a qualcun altro.

Soprattutto se quel qualcun altro è pure bravo a cucinare, ma da quando ti conosce si è un po’ adagiato preferendo la comodità di trovar pronto alla soddisfazione di fare con le proprie mani.

Questo polpettone non l’ho fatto io. Certo, ho partecipato di quando in quando, dopo gli ennesimi “Ma dov’è il pangrattato?” “Ma una terrina per l’impasto, dove la trovo?”. Ma il mio merito finisce qui, lo giuro.. il resto è farina del suo sacco.

Ormai per me questo polpettone era una chimera… penso di averne sentito tessere le lodi dal primo appuntamento (beh, oddio, magari proprio dal primo no, ma diciamo dal terzo) e ormai, dopo due anni, cominciavo a disperare che l’avrei mai assaggiato, il famoso polpettone della nonna paterna, quello con il ripieno di frittata e di prosciutto cotto.

E invece mi ha stupita

Ditelo con un fiore è roba vecchia… ditelo con un polpettone, magari con delle carotine di contorno.

Polpettone fetta blog


Polpettone finale blog

L’ospite inatteso: risotto alla zucca con amaretti e salame piccante

Mi piace essere coinvolta in nuove iniziative, soprattutto quando queste hanno a che fare con la diffusione fra il grande pubblico della cultura del buon bere e del buon mangiare, e magari anche del giusto abbinare fra cibo e vino.

Per questo sono stata entusiasta di essere coinvolta nell’iniziativa della catena di supermercati Simply volta a promuovere la produzione vinicola del territorio fornendo ai suoi clienti gli strumenti per conoscere le etichette in vendita grazie ad una sezione dedicata sul sito e ad iniziative ad hoc nei negozi. Ma, in parallelo, hanno voluto creare delle ricette da abbinare alle etichette in vendita, ed è lì che entro in gioco io (ma non solo io).

Il tema di questa raccolta di ricette è l’ospite inatteso, che io ho interpretato come aggiunta di elementi inattesi, inusuali, all’interno di una ricetta della tradizione.

Io sono partita dal vino, scegliendo una bottiglia della mia regione, un Nebbiolo Langhe DOC Santa Vittoria, produttore Fontanafredda (una garanzia), e l’ho abbinato ad un primo piatto corposo e completo, giocato su un sottile equilibrio di contrasti.
Infatti, ho scelto una ricetta classica dell’autunno, il risotto alla zucca, l’ho arricchito di un’ulteriore nota dolce data dal Marsala e dagli amaretti, per aprire poi la porta all’ospite inatteso, il salame piccante (aggiunto sia dentro il risotto che al suo esterno, come una chip croccante) che, ve lo assicuro, conferisce un gusto del tutto nuovo ad uno dei risotti più classici di questa stagione.

Risotto zucca, amaretti e salame piccante blog

Risotto zucca, amaretti e salame piccante finale blog

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Paccheri all’impiedi ripieni di zucca e salsiccia per #MangiareMatera

Eccomi alle prese con la mia ricetta per il contest Mangiare Matera in collaborazione con Scatti Golosi… diciamo solo che, dopo un mese di quasi totale assenza di carboidrati, questo fine settimana mi sono rifatta, e che pertanto questa non sarà la sola ricetta per il contest in arrivo questa settimana (se sarà “solo” un’altra oppure due, vedremo).

Questa volta ho sperimentato la pasta.. ed è semplicemente incredibile! Tenuta di cottura perfetta, consistenza spessa e porosa propria della pasta artigianale  e un gusto che non si può descrivere, si deve provare.

Io ho scelto di usare i paccheri come dei cannelloni, con un ripieno molto autunnale fatto di zucca e salsiccia, serviti poi “all’impiedi”, guarniti con besciamella, cacioricotta lucana e provola silana.

Un primo piatto ricco e gustoso che, servito in cocotte monoporzione, fa anche la sua bella figura a tavola.

L'attesa blog

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Paccheri ripieni blog

Con questa ricetta partecipo al contest Mangiare Matera

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