Stasera cucina lui – Il pollo alla mediterranea

Questa settimana nel Calendario del Cibo Italiano si festeggia il pomodoro, di cui è ambasciatrice Betulla.

Il pomodoro per me è il frutto per eccellenza dell’estate, una stagione che ancora si fa attendere, almeno qui al nord.

Niente di meglio, quindi, per propiziarne l’arrivo, di un bel Flash Mob dedicato proprio ai pomodori, anzi, a dei pomodori speciali, quelli di Pachino IGP. Non stupitevi, quindi, se oggi la rete sarà invasa di pomodori in ogni salsa (il gioco di parole qui era d’obbligo).

Io amo e adoro i pomodori e, ancor più, i pomodorini Pachino IGP, quelli a grappolo, per intenderci: non appena arriva la stagione giusta, infatti, comincio a mangiarne in quantità industriale, a pranzo, a cena, e pure come snack (io li mangio così, come fossero ciliegie). Anche perché, considerando che è un periodo “intenso” (per usare un eufemismo) e pure di dieta (per non farmi mancar nulla), i pomodorini sono anche comodi da portare in giro con me, il che non guasta mai!

In più, mi tocca ammettere che, al di fuori del week-end, raramente riesco a cucinare qualcosa di sensato.. così ho appaltato la cucina al Colui che, nelle poche volte in cui riesco a tornare a cena in settimana, cucina per tutti e due. E dalle sue sperimentazioni ai fornelli è nato questo ottimo pollo alla mediterranea, con tanti buoni pomodorini Pachino a grappolo, tante erbette fresche (del mio balcone), qualche cappero e nemmeno un filo d’olio (l’ho detto, sono a dieta). Tutto cuoce insieme in teglia (senza perderci molto tempo, per giunta) e si insaporisce grazie ai grassi del pollo, la cui pelle si caramella per benino, rimanendo croccante e colorata. Una goduria, e senza nemmeno i sensi di colpa.

Scusate, eh, ma se mi sono scelta il Colui, ci sarà un perché!!!

Pollo alla mediterranea

Pollo alla mediterranea finale

Con questa ricetta partecipo al primo flash mob “A tutto Pachino”, organizzato da AIFB in collaborazione con il Consorzio dei Pomodori Pachino

CONTEST A TUTTO PACHINO

L’antipasto è una cosa seria – Il vitello tonnato per il Calendario del Cibo Italiano

Oggi nel Calendario del cibo italiano AIFB è la Giornata Nazionale del Vitello Tonnato, di cui è ambasciatrice Antonella del blog Cucino Io.

La ricorrenza mi ha solo fornito l’occasione di proporre uno degli antipasti che vanno per la maggiore in casa mia. E non lo dico con leggerezza, perchè in Piemonte l’antipasto è una cosa seria, ma seria davvero.

Non so se vi sia mai capitato di mangiar fuori per un pranzo o una cena importante in Piemonte, ancor più se in ristoranti o osterie di campagna. Ecco, se vi è capitato, saprete benissimo che il numero medio degli antipasti proposti è superiore alla decina: c’è la carne cruda, i tomini elettrici o al verde, l’albese, l’insalata russa, la lingua al verde, i peperoni con la bagna caoda, i flan di verdure e il vitello tonnato. E ho detto solo i primi che mi sono venuti in mente.

Non è la prima volta che lo dico, ma si potrebbe davvero fare (e senza troppo sforzo) una cena piemontese solo a base di antipasti!

In casa mia, però,  ce ne sono alcuni che occupano un posto speciale nella “hall of fame” (dove fame si legge all’italiana) degli antipasti e, non a caso (vista una certa “fissa” dell’uomo di casa con la maionese) si tratta di insalata russa e vitello tonnato.

Lo so, molti puristi inorridiranno a sentir pronunciare “vitello tonnato” e “maionese” nella stessa frase, visto che il “tonnato” del nome, almeno in origine, probabilmente nulla aveva a che fare col tonno, e figurarsi con la maionese. Infatti “tonnato” o “tonnè” pare provenga dal francese “tanné“, ovvero “acconciato“, forse un espediente linguistico per conferire un’aura di nobiltà ad un piatto invece popolare (in cui la carne veniva cotta a lungo per ottenere morbidezza); alcuni, però, ipotizzano che il tonno abbia giocato un suo ruolo nell’etimologia della parola, perché stava ad indicare che il vitello “veniva cotto come un tonno”. Non so se sia vero o no, o se l’utilizzo del tonno nella ricetta sia stato in qualche modo “causato” da questo equivoco linguistico, ma sta di fatto che ad un certo punto della storia di questo piatto le acciughe utilizzate in origine lasciarono il posto al tonno e sempre più spesso comparvero le uova, dapprima sotto forma di tuorli e poi, più prosaicamente, sotto forma di maionese.

La versione con la maionese è infatti ormai sdoganata da tempo e posso tranquillamente dire che è la più diffusa, ben più delle altre quattro versioni attestate: quella calda con salsa di acciughe, quella fredda con salsa tonnata senza uova e quella con tuorli sodi, senza contare la versione in cui tonno e vitello vengono cotti insieme.

Anche per quanto riguarda la cottura della carne, ce n’è per tutti i gusti: c’è chi la fa bollire (tipo… io), anche se è il metodo in cui è più difficile controllare la temperatura, chi la cuoce in forno, chi la fa brasare e, ultimamente, chi la cuoce sotto vuoto a bassa temperatura, forse la tipologia di cottura che permette di ottenere la carne più tenera in assoluto.

Poi, se avete un’affettatrice avrete compito semplice e fette perfette, altrimenti con tanta pazienza e un buon coltello otterrete fettine più spesse, ma ugualmente buone.

Credo di avervi detto tutto.. no, dimenticavo la cosa più importante: non fate mai mancare il pane!

Vitello tonnato

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Vitello tonnato finale

L’estate sta finendo – caponata di melanzane

Come diceva la canzone, l’estate sta finendo (quasi mi spaventa il numero di canzoni trash che riesco a riesumare -e con quale facilità!), ma sono dell’idea che valga la pena di godersela finché ce ne rimane almeno un pezzettino: oggi secondo i calendari è l’ultimo giorno d’estate, l’aria si è già fatta più fresca, ma ho ancora voglia di camminate all’aria aperta, di giri in bicicletta, di pic-nic (mamma mia, quanto mi piacciono i pic-nic) e di piatti freschi e colorati (ma, non temete, nel frigo c’è già la zucca per il passato, e non è mica il primo della stagione).

Oggi è l’ultimo giorno d’estate e voglio festeggiarlo con un piatto che da qualche anno segna costantemente (e piacevolmente) le mie estati: la caponata di melanzane. La ricetta è di mio nonno (i legami di sangue non sono mai stati molto importanti per me, quindi questo nonno che non è mio nonno è più nonno del mio vero nonno.. sembra uno scioglilingua, ma io mi sono capita -poi elaborerò un test per capire chi abbia compreso questo strambo giro di parole) ed è ormai per me LA ricetta per eccellenza della caponata, l’unica che io abbia assaggiato finora che mi facesse venir voglia di rubare la terrina e di nasconderla sotto le coperte, per poterla gustare fino ad inverno inoltrato.