Keep it simple – Torta di mele senza glutine

Quando ho voglia di un dolce o la necessità di prepararne uno per portarlo a casa di amici, o perché ho ospiti a cena, mi scatta l’ansia della novità.

Spulcio tutti i preferiti del mio browser (che sono mille mila, comprese ricette che sono lì da tempo immemore), i link salvati dai feed dei blog che seguo, sfoglio le riviste e i libri di cucina che mi capitano sotto mano, e quindi entro in crisi (cioè, incredibile a dirsi, ma quella finora NON era la crisi).

Se poi le difficoltà aumentano, causa intolleranze o allergie di un commensale, ovviamente la questione si fa più spinosa. Inizio ad eliminare ciò che non è fattibile, a pensare a mille sostituzioni astruse, a guardare ossessivamente la dispensa sperando che la risposta mi arrivi dai quei 50 pacchi di farina aperti “perché torneranno utili” e, fra le mille ipotesi vagliate, vince sempre lei… la torta di mele.

Non faccio mai la stessa, la cambio, la giro, la volto, sperimento, ed è sempre dannatamente buona. I commensali apprezzano sempre e, alle volte, se la portano via per la colazione.
1 a 0 per la torta di mele, palla al centro.

Una semplicissima torta di mele, qui in versione senza glutine (senza utilizzare mix pre-confezionati, ma utilizzando farine naturalmente prive di glutine) e, volendo, trasformabile in senza latticini utilizzando olio extra-vergine di oliva al posto del burro e latte di riso (o soia o farro) al posto del latte vaccino.

Ora, non chiedetemela anche senza uova. Per quello, mi sto attrezzando!

Torta di mele gluten free

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Torta di mele gluten free finale

Dammi la forza! Motivational cookies all’olio d’oliva

Le mie giornate da un po’ di tempo a questa parte scorrono via con una velocità incredibile, a forza di incastri impossibili fra una quantità di impegni che a stento ricordo: c’è il lavoro, certo, poi c’è il corso di fotografia, quello di cucina araba, le ripetizioni, e poi c’è la vita privata, quella fatta di uscite con gli amici, di telefonate, e-mail ed sms. Poi c’è il blog, e non devo certo dirvi quanto la mia presenza qui si sia via via attenuata, diventando ormai un appuntamento settimanale, che per me mantiene però sempre la medesima importanza.

Eppure mi pare di dimenticare qualcosa che concorre a riempire le mie giornate… ah, certo, poi ci sono i sogni, quelli notturni e quelli ad occhi aperti, quelli che mi fanno sospirare come un’eroina di qualche romanzo ‘800esco pensando a Parigi in primavera, quelli per cui sono assolutamente convinta di dovermi iscrivere ad un corso di canto o ad un corso professionale di cucina… questi sogni (e molti altri ancora, che non sto qui ad elencare) rimangono sempre lì, come un sottofondo alle mie giornate, pronti ad insinuarsi nei miei pensieri mentre attendo il verde al semaforo o che si smaltisca la coda alle casse di un supermercato. E sono proprio loro a farmi capire che, nonostante l’attuale frenesia, per non dire caos (che non sono ancora riuscita a verificare se generi o no stelle danzanti), ho ancora tanto da fare, tanti posti da vedere e persone che vale la pena di conoscere. Bisogna “solo” incanalare meglio le proprie forze, inseguendo i sogni giusti, piccoli o grandi che siano.

Ma quando le forze non bastano, quando vorremmo una parola di conforto e non c’è nessuno che possa darcela, nessuno che possa darci una spalla cui appoggiarci?

Ecco, allora, i motivational cookies, i biscotti che sanno dire ciò che vorremmo sentirci sussurrare… da un semplice “buongiorno” quando ci si sveglia da soli e si vorebbe qualcuno al proprio fianco, ad un “daje” per darsi una scossa (un incitamento tutto romanesco che io adoro), ad un “alegher” per ricordarsi che in fondo andrà tutto bene (e qui rimaniamo in Piemonte) fino ad un “resisti” per i momenti più bui.

La ricetta è tratta da Jul’s Kitchen, cui rimando per l’ottima spiegazione relativa all’uso dell’olio extra-vergine d’oliva in pasticceria

[Per i nemici del buonismo (eccomi!), però, si ho anche pensato ai de-motivational cookies, cioè a tutti quei biscotti che infondono un colpo gratuito all’autostima altrui, come il sempreverde “epic fail” o “fai schifo“. Per i più coraggiosi, invece, ho pensato ad una serie di biscotti “ditelo con un biscotto“, ovvero “tutto ciò che avreste sempre voluto dire, ma ve lo siete tenuto per voi“: i biscotti con gli insulti (dal semplice “fuck” in poi), da regalare a chi vi sta veramente sull’anima. Se siete particolarmente infami, i biscotti con gli insulti potreste anche renderli disgustosi al palato.. dite che è troppo?]

Rimango sempre stupita dal potere delle parole… basta togliere una lettera o, nel mio caso, spezzare un biscotto, e da un già potente “resisti” si ottiene molto, ma molto di più. Dite voi se non è un segno della bellezza e della poeticità della lingua…

Benvenuta estate: sorbetto al pompelmo rosa (senza gelatiera)

No, non sono impazzita saltando quasi un mese dell’amato/odiato calendario… so che mancano ancora tre settimane almeno all’avvento dell’estate! Ma, visto che da giorni ormai le temperature a Torino (nella fredda ed uggiosa Torino) sono fisse sui 30°C, mi sa che almeno di fatto l’estate è qui con noi..

E cosa c’è di meglio per rinfrescarsi dall’arsura rispetto ad un buon sorbetto fatto solamente con frutta fresca, zucchero e acqua?!

Fino ad oggi non mi ero mai confrontata con questa preparazione, non possedendo una gelatiera, ma poi, complice una puntata particolarmente esplicativa de La prova del cuoco (che però riguardava il sorbetto fatto con la gelatiera) e un post dedicato a questo fantastico spezza-caldo, mi sono detta: è ora che ci provi!

Così ho preso gli ingredienti consigliati da La prova del cuoco, il procedimento di Le ricette di Nicola e ho creato il mio personale mostro (per modo di dire, visto che il risultato mi ha assolutamente soddisfatta): un fresco e salutare sorbetto, che io ho scelto di aromatizzare al pompelmo rosa (così, se non fosse riuscito alla perfezione, avrei potuto dare la colpa a questo cambio di ingrediente.. diabolica).

Giusto per fare un riassunto sugli ingredienti (in base a quanto detto a La prova del cuoco), per fare un chilo di sorbetto alla frutta bisogna tenere a mente delle percentuali (che valgono per la frutta contenente l’8% di zuccheri: nella puntata di faceva l’esempio delle fragole): bisogna sempre usare il 50% di frutta (500 g), il 28% di zucchero (cui va tolto l’8% di prima, quindi in tutto 240 g) e l’acqua va per differenza, quindi 260 g (in tutto 1 kg di ingredienti); inoltre, come addensante, si usava un cucchiaino di farina di carrube.

Ovviamente queste percentuali non valgono per gli agrumi, che contengono meno zucchero e di cui non si usa la polpa, ma il succo.

Quindi, dopo questa “introduzione alla matematica da sorbetto”, seguitemi per la ricetta del MIO sorbetto!

Naturalmente il tutto va gustato bello fresco, in modo da trovare un po’ di frescura da questa precoce estate!

Con questa ricetta partecipo al contest di About Food dal titolo Gelati e Semifreddi. Trovate il link al contest cliccando sull’immagine qui sotto.