L’ospite inatteso: risotto alla zucca con amaretti e salame piccante

Mi piace essere coinvolta in nuove iniziative, soprattutto quando queste hanno a che fare con la diffusione fra il grande pubblico della cultura del buon bere e del buon mangiare, e magari anche del giusto abbinare fra cibo e vino.

Per questo sono stata entusiasta di essere coinvolta nell’iniziativa della catena di supermercati Simply volta a promuovere la produzione vinicola del territorio fornendo ai suoi clienti gli strumenti per conoscere le etichette in vendita grazie ad una sezione dedicata sul sito e ad iniziative ad hoc nei negozi. Ma, in parallelo, hanno voluto creare delle ricette da abbinare alle etichette in vendita, ed è lì che entro in gioco io (ma non solo io).

Il tema di questa raccolta di ricette è l’ospite inatteso, che io ho interpretato come aggiunta di elementi inattesi, inusuali, all’interno di una ricetta della tradizione.

Io sono partita dal vino, scegliendo una bottiglia della mia regione, un Nebbiolo Langhe DOC Santa Vittoria, produttore Fontanafredda (una garanzia), e l’ho abbinato ad un primo piatto corposo e completo, giocato su un sottile equilibrio di contrasti.
Infatti, ho scelto una ricetta classica dell’autunno, il risotto alla zucca, l’ho arricchito di un’ulteriore nota dolce data dal Marsala e dagli amaretti, per aprire poi la porta all’ospite inatteso, il salame piccante (aggiunto sia dentro il risotto che al suo esterno, come una chip croccante) che, ve lo assicuro, conferisce un gusto del tutto nuovo ad uno dei risotti più classici di questa stagione.

Risotto zucca, amaretti e salame piccante blog

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Risotto birra e speck… alla faccia dell’estate!

Se vi aspettavate, per festeggiare l’inizio dell’estate, che so, un gelato, una cheesecake senza cottura, un’insalata di riso, avete sbagliato di grosso, signori miei!

Siccome oggi Torino mi accoglie con 21°C e un grigino da settembre inoltrato, glielo faccio vedere io come mi adatto nel giro di un nanosecondo! E così, imbracciata una bottiglia di Super-birra, mi appresto a darvi una ricetta poco estiva, ma dal grande appeal.

Infatti, reduce dall’esperienza di C’è fermento (appuntamento saluzzese dedicato alle birre artigianali), in cui in una sola serata sono riuscita ad assaggiare un numero imprecisato di birre (che si aggira intorno alle 16 birre diverse, grazie alla collaborazione con gli altri amici degustatori), a mangiare un piatto di formaggi che mi darà il calcio necessario per i prossimi 10 mesi (grazie alle Fattorie Fiandino, presentissi alla manifestazione con formaggi e burro -il famosissimo burro 1889, salato e non) e a godermi della buonissima musica (grazie alla Treves Blues Band)… ma torniamo alle birre.

Dei 15 birrifici presenti (molti dei quali piemontesi, ma c’erano anche rappresentanze di altre regioni d’Italia), due erano “volti notissimi” (Baladin e SorA’LaMA’), un paio li conoscevo di fama (Beba e Pausa Café) altri sono facilmente raggiungibili da qui (sappilo, Birrificio La Piazza), ma ci sono state tantissime ottime sorprese: birre originali, buone e dal sapore vero… insomma, una serata dall’alto tasso alcolico (tanto non si guidava… tiè -un plauso va al Bob della serata) e dal grande gusto!

Dopo questo inno ai birrifici artigianali (ma anche alla birra fatta in casa, eh?! Io non sono razzista), che io amo davvero in modo incredibile, giungiamo alla birra in questione, quella che ho utilizzato per rendere questa ricetta più buona di quanto non fosse già sulla carta. Infatti, invece di utilizzare della birra qualunque (giammai!!), per questo risotto ho utilizzato la birra del mio cuore, ovvero una Super (qui trovate una piccola descrizione) del birrificio Baladin (se non ci siete mai stati, fateci un salto! Io faccio almeno un pellegrinaggio all’anno, e qui sotto potete vedere qualche foto fatta in occasione dell’ultima visita, subito dopo la mia laurea).

Chi di voi conosce questa birra magari si chiederà “ma la sprechi per un risotto?!“… Ma, credetemi, non è sprecata! Una piccola bottiglia di questa birra (25 cl) darà al risotto un retrogusto e una pienezza di sapore da 10 e lode. E naturalmente la bottiglia grande (da 75 cl) la potete benissimo usare per accompagnare il risotto (così sarete felici due volte). Per chi non avesse a disposizione questa birra (venduta anche on-line e da Eataly… ma ormai in Piemonte si trova anche in diversi locali), potete benissimo utilizzare un’altra buona birra ambrata dal sapore deciso… magari non sarà proprio la stessa cosa, ma sarà ugualmente buono!

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Sembra sugo ma non è… risotto ai peperoni arrostiti

Non mi capita di frequente di andare al ristorante, e mi capita di rado (eufemismo) di andare in ristoranti di livello, figurarsi di ottimo livello. Ma a volte capita, e se succede nel ristorante giusto, se ne esce rappacificati con il mondo, portando a casa una bella esperienza e dei gustosi ricordi.

Qualche tempo fa mi è capitato di essere invitata insieme ad alcuni amici al ristorante La Credenza a San Maurizio Canavese (provincia di Torino) per festeggiare un’occasione importante e, se devo essere onesta, si è rivelato il luogo perfetto per una ricorrenza del genere. Infatti, non solo la location è impeccabile, ma credo che in più di un’occasione si sia rischiata la disarticolazione delle mascelle dei commensali per lo stupore dato dalla bontà del cibo e del vino.

Nella lunga serie di pietanze, una ha colpito particolarmente tutti noi (io non faccio testo, perché ho continuato ad assumere un atteggiamento compito in presenza dello chef, del personale di sala e della sommelier, per poi esplodere in fragorosi oooooooh e fotografando l’impossibile non appena questi giravano le spalle), il risotto ai peperoni arrostiti. Premetto che io difficilmente mi abbandono all’amore sfrenato che provo per i peperoni per problemi digestivi, ma quella sera non potevo esimermi… e il destino ha fatto sì che quello fosse un piatto strabiliante! Infatti, il sapore deciso e affumicato del peperone arrostito era reso più delicato dall’unione con il risotto, mentre il gusto si sposava alla perfezione con i pezzetti di acciuga e la clorofilla di prezzemolo usati per guarnire il piatto. Davvero sublime!

E così, nel ricordo di quell’esperienza estatica, ho provato a riproporlo in versione casalinga e senza avere una ricetta di base, quindi sperimentando e andando a gusto. Il risultato è un risotto in cui convivono gli stessi contrasti e le stesse esaltazioni, ma ovviamente diverso da quello della Credenza (cosa che si nota anche dalle foto sottostanti: in alto vedete la loro realizzazione, in basso la mia).

Ma veniamo ora al dunque, con la mia ricetta, liberamente ispirata a quel risotto da  sogno.

Sui dolci de La Credenza non proferirò verbo… non vorrei fare morire d’invidia qualcuno dei miei lettori.

Risotto toma blu e pere.. e un pieno di awards

Domenica, dopo una votazione popolare avvenuta su Facebook (quindi, se non siete ancora fan della mia pagina, cosa state aspettando?!), ma pubblicizzata anche su Twitter (e anche qui, non seguite ancora i miei dolci cinguettii?! Ma allora lo fate apposta!!), il popolo dei miei lettori italiani e stranieri mi ha davvero stupito, scegliendo fra le quattro opzioni da me date il cavallo lento, ovvero la ricetta che ritenevo meno probabile… e invece, i 30 votanti (ok, questo esercizio di democrazia è ancora un po’ zoppicante, ma l’obiettivo è di aumentare il bacino dei votanti ed utilizzare sempre più spesso questo metodo, se vi piace) mi hanno colto alla sprovvista, scegliendo proprio il risotto con toma blu (vaccina) e pere: buongustai i miei lettori, eh?!

Come avrete già avuto modo di intuire leggendo anche solo distrattamente i miei post, quello fra me e il formaggio non è solo un amore passeggero, ma è una relazione stabile, felice e a lungo –anzi, lunghissimo– termine! E, sempre come avrete potuto notare dalla variegata presenza di prodotti caseari, li amo proprio, ma proprio tutti, anche quelli più puzzosi e difficili da amare! La toma blu rientra a pieno titolo fra questo nucleo di formaggi: questa toma, infatti, dall’odore deciso (eufemismo), molto piccante e saporita, si sposa perfettamente con il gusto dolce e delicato della pera: d’altronde, lo dice anche la saggezza popolare che cacio e pere sono un accostamento divino (e, lasciatemelo dire, i formaggi erborinati con le pere sono al di sopra del divino).

La toma blu utilizzata in questa occasione non è la classica toma blu ovina, più solida e compatta (che vedete comunque nella foto qui sopra, a destra, nella sua fulgida bellezza), ma è una toma blu vaccina, molto simile per consistenza (ma più intensa nel gusto) ad un gorgonzola naturale piccante (sempre nella foto, ma sulla sinistra), entrambe souvenir da un breve soggiorno in Langa.

Quindi, una volta trovato il formaggio giusto (che credo sia la parte più difficile) e avendo a disposizione delle dolcissime pere, avrete tutto (o quasi) ciò che vi serve per questa ricetta.

Come avete potuto notare in questi mesi di blog, tendo spesso ad utilizzare (a volte persino in ricette etniche) prodotti della mia regione o, più in generale, prodotti italiani, sia per la loro incredibile varietà e qualità, ma anche per l’amore che provo per loro. Mi auguro che questo amore traspaia da queste pagine e che, grazie a mio blog inglese, spero possa arrivare anche all’estero (sto lavorando ad una sorta di guida agli ingredienti italiani per gli amici stranieri, per venire incontro ad alcune probabili difficoltà).

Dopo questo iniziale preambolo (e vi chiederete ma che c’entra?!), colgo l’occasione per ringraziare Manuela di Manu’s menu per la pioggia di awards che mi ha gentilmente passato… ma, ancor più, vi consiglio vivamente di visitare il suo blog (in inglese): Manuela è un’italiana trapiantata in Australia, e il suo blog di cucina è un fantastico vademecum culinario per gli amanti della VERA cucina italiana (e non di quella che spesso vediamo spacciata per tale in giro per il mondo, ma che tale non è). Il suo è un lavoro rigoroso e curato da cui emerge un grande amore per la nostra cucina, ma con “doverose” concessioni alla cucina australiana ed indiana.

Come già accaduto per gli altri awards ricevuti, il regolamento vuole che io dica 7 cose che forse non sapete di me (e chissà se vi interessano) e che io passi questi premi ad altri 15 blog.

7 cose che forse non sapevate di me (anche se vivevate benissimo senza).

  1. Ho lavorato per due anni nelle cucine degli asili statali della mia città (sia scuole materne che asili nido), cosa che mi porta ancora adesso a tagliare tutto in formato “bimbo di 2 anni che potrebbe strozzarsi con un pomodoro tagliato troppo grosso”.
  2. Possiedo ben 3 numeri di telefonia mobile, con 3 operatori diversi ed “installati” su due differenti cellulari (uno normale ed un dual sim)… tutto ciò perché sono fissata con il risparmio telefonico. Ebbene sì, anche se ai più può sembrare strano, ciò mi permette di dimezzare (almeno) la mia spesa telefonica.
  3. Ho praticato il nuoto per la maggior parte della mia vita, fermandomi solamente prima del passaggio all’agonismo (sarebbe stato un impegno per me inconciliabile con la vita studentesca). Ancora adesso amo alla follia nuotare, e considero l’acqua il mio elemento.
  4. Fino al 2008, esclusi alcuni brevissimi periodi della mia vita, ho sempre portato i capelli cortissimi (taglio a spazzola).. dal 2008 ad oggi non li ho mai spuntati più di qualche centimetro.
  5. Mangio praticamente di tutto (e in cucina mi piace sperimentare e/o assaggiare tutto)… l’unica cosa che ancora oggi mi rifiuto di mangiare è la barbabietola, perché mi ha sempre fatto ribrezzo il suo odore terroso. Ma prima o poi la ri-assaggerò.
  6. Dall’età di 6 anni fino ai 17 ogni estate della mia vita ho trascorso 15 giorni in colonia, lontano dai miei genitori. Ogni anno sono stata in un luogo diverso e, nel mio ultimo “viaggio” ho trascorso 15 giorni in crociera in barca a vela viaggiando dalla Basilicata fino ad alcune isole della Grecia (tra cui Corfù), toccando diversi porti e porticcioli dell’Italia meridionale.
  7. Amo molto dipingere, ma sono assai più brava a copiare quadri famosi che non ad  eseguire composizioni personali… sarà perché raramente ho avuto grandi ispirazioni artistiche!

Per quanto riguarda il passaggio di awards, sono lietissima di poter trasmettere questi numerosissimi premi a questi 15 blog che seguo ed amo (avvertimento: sono tutti in lingua inglese):

  1. Nami di Just One Cookbook
  2. Isabelle di Isabelle At Home
  3. Amie di My Retro Kitchen
  4. Christina di Dessert For Two
  5. Paula di Bell’Alimento
  6. Rochelle di Pretend Chef
  7. Lindsay di Rosemarried
  8. Dara di Cookin’ Canuck
  9. Gourmantine
  10. Kristen di Frugal Antics of a Harried Homemaker
  11. Micheal di The Culinary Lens
  12. La bella coppia di Do not call it Bolognese
  13. Chris di Gourmet Fashion
  14. Purabi di Cosmopolitan Currymania
  15. Krista di Budget Gourmet Mom

 

 

Fascino in nero: risotto al nero di seppia

Ultimamente mi sono concessa troppa allegria, troppi colori, troppa primavera! Quindi oggi dico basta, e mi depuro con un post total-black, in cui il nero, proprio lui, la fa da padrone.

E questo per quanto riguarda la vista, ma per il gusto?!

Il gusto rimane primaverile, fresco e deciso, che fa pregustare l’estate con le sue note di mare, ma che rimane ancora in questa terra di mezzo che è la primavera, visto l’utilizzo del risotto (che io non vedo affatto come piatto estivo, se si esclude la sempreverde insalata di riso).

Sull’olfatto non mi dilungo, visto che di pesce si tratta, e il pesce o lo si ama o lo si odia, odore incluso… certo non acquisterei un’eau de toilette alla seppia, ma per cucinare e, quindi, mangiare pesce (e non mi veniate a dire che la seppia non è un pesce, ma un mollusco cefalopode, che il concetto l’avete capito benissimo) sono pronta a sopportare anche il non profumatissimo odore (sebbene, in realtà, le seppie non abbiano poi questo gran olezzo).

Sul tatto che dire?! Se proprio ci tenete a saperlo, le seppie sono abbastanza scivolose e durette, non possiedono quindi una consistenza particolarmente piacevole, ma tant’è, come per l’odore, c’è di peggio! Sul nero di seppia, invece, posso solo dirvi che, in presenza di strani desideri legati a tinte atipiche per capelli, potrebbe andare bene!

Direi che ci manca solo l’udito… ma siccome nella mia –pur breve– vita non ho mai sentito una seppia parlare nè, ancor meno, cantare, dovrete attendere che sviluppi dei poteri sovrannaturali appositi.

Finita questa filippica immotivatamente lunga sui cinque sensi, vi lascio in pace e vi presento questa semplice ricetta per un buon risotto al nero di seppia e seppie.

Il sud nel piatto (del nord): risotto ‘nduja e scamorza affumicata

Se ieri ho chiuso culinariamente l’inverno con una ricetta settentrionale per origine (Trieste) e per influssi (piatto tipico ungherese, ma diffuso in tutta l’Europa centro-orientale), oggi apro ufficialmente la  bella stagione con una ricetta –quasi– del tutto meridionale. Infatti, ho preso alcuni di quei prodotti dell’amato Sud che non mancano mai in casa mia (non perché facciano parte del mio bagaglio d’origine, ma per semplice amore incondizionato: la ‘nduja di Spilinga e  la scamorza affumicata), e li ho innestati su una radice tipicamente del Nord, quella del risotto.

Ne nasce, a mio avviso, un piatto completo, ricco ed equilibrato nei sapori, con un’affascinante unione fra il piccante della nduja calabrese e l’affumicato della scamorza, due gusti che si sposano alla perfezione… poi, starà a voi giudicare!

Aggiornamento di aprile 2016: sono rimasta piacevolmente stupita di scoprire, grazie ad una replica di “Cucine da incubo” intercettata per caso a tarda sera, che lo chef Canavacciuolo (che io adoro! Da anni sogno di andare ad assaggiare i suoi piatti nel suo ristorante Villa Crespi ad Orta san Giulio) ha preparato proprio un risotto con questi due ingredienti, la nduja calabrese e una provola, che lui ha utilizzato sotto forma di colatura.

Ora vi siete convinti che l’abbinamento è davvero vincente? E non perché lo dico io, ma fidatevi di Antonino Canavacciuolo!

Partecipo al contest “ Il Sud nel piatto ” di Sapori dei Sassi con la ricetta

Risotto ‘nduja e scamorza affumicata