W i compleanni (degli altri) – Tarte al caramello salato e mousse ganache al cioccolato

Chi non ha un rapporto conflittuale con il proprio compleanno alzi la mano.

Io la mano la tengo ben ben adesa al corpicino, perché riguardo al mio compleanno sono quanto di più schizofrenico ci sia. Non mi piace l’idea di invecchiare (crescere, ecco, crescere è meglio.. o stagionare, come i formaggi), ma mi piace il pensiero di essere festeggiata, di ricevere regali che sono stati pensati per farmi felice, di andare a cena fuori o di avere qualcuno che cucina per me qualcosa di speciale. Poi però quando arriva il giorno fatidico non è che proprio faccia i salti di gioia (la stagionatura mica sempre va a buon fine, d’altronde), mi infastidisce il pensiero di andare a lavorare (e che palle, anche al proprio compleanno) e magari di non poter fare qualcosa di diverso dal solito. E poi, diamine, sembra farlo apposta: appena si fa l’abitudine e si inizia a godere di quella giornata comunque un po’ speciale, finisce. Mapporc!

Invece adoro i compleanni altrui, specialmente quelli del Colui .. cercare di pensare al regalo più gradito, scrivere il biglietto (che per me è sempre la parte migliore, quella più importante), pensare a dove andare a cena fuori o a cosa cucinare, ma soprattutto al dolce di compleanno.

Tarte caramello salato e mousse al cioccolato fondente

Sì, perché quando si ha a che fare con un goloso, quello è il vero punto della questione.

Quale sarà il dolce di compleanno?

Conosci alla perfezione i suoi gusti, sai che con la pasta sfoglia, le creme e la panna non potrai mai sbagliare, ma ormai c’è una competizione in corso con te stessa per creare un dolce sempre diverso, sempre migliore. La millefoglie al pistacchio è stata la prima torta di compleanno, un classico che conquista sempre; l’anno dopo fu la volta della Saint Honoré, quella che ancora oggi ritengo il punto più alto delle mie sperimentazioni di pasticceria, l’anno scorso ripiegai nuovamente sulla millefoglie, ma alla crème brulèe (quella non arrivò sul blog non per carenza di bontà, ma perché non ero soddisfatta dell’estetica; ho ripreso però l’intuizione della crema di quella millefoglie in questa torta moderna, anche se sotto forma di mousse). Quest’anno mi è venuta la voglia di cambiare completamente registro, lasciar perdere la sfoglia, e buttarmi su qualcosa di più rustico all’apparenza, ma con una gran classe.. dentro. Non sono arrivata alla soluzione da sola, ma grazie alla consulto con la mitica Caris, che di dolci ne sa a palate, anzi, a spatolate. E, da un’intuizione all’altra, la torta giusta è arrivata: un guscio di frolla (burro francese a me!) con caramello salato (burro francese demi-sel a me! Benedette vacanze francesi) e mousse ganache al cioccolato fondente Domori.

Il registro è cambiato, ma fortunatamente il risultato no, torta buona e bella (non sono un raffinata decoratrice di torte, ma me la cavo con la semplicità) e festeggiato contento. E, diciamola tutta, questa tarte con caramello salato e mousse ganache fondente ha strappato più di qualche mugolio, e non solo dal festeggiato.

Tarte caramello salato e mousse al cioccolato fondente primo piano

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Tarte caramello salato e mousse al cioccolato fondente finale

PS. Ho deciso anche di immortalare uno dei momenti migliori di un compleanno: la colazione del giorno dopo con la torta.. è vero o no?

La tartrà piemontese per l’Italia nel piatto

Eccoci arrivati al 2 del mese, che come ormai saprete segna uno dei due appuntamenti mensili con l’Italia nel piatto. Con il bel tempo e la voglia di stare all’aria aperta in aumento, il tema scelto è quello dei rustici salati, un argomento all’apparenza facile, ma non per il Piemonte.

Sì, perché la mia regione, che è fortissima in fatto di antipasti (in Piemonte è semplicissimo organizzare una cena solo a base di antipasti tipici, da tanti che ne abbiamo), non ha nessun piatto che rientri nella categoria dei “rustici”, che io identifico con torte salate, pizze, lievitati salati e affini; noi tutt’al più abbiamo qualche frittata.

Allora ho deciso di interpretare il tema “rustico” in senso letterale, proponendo un antipasto di antica origine contadina, la tartrà. In origine questo piatto era una crema densa e vellutata nella quale si inzuppava il pane leggermente strofinato di aglio o che si serviva insieme alla polenta. La ricetta è pressoché identica ad oggi, ed è costituita di uova, latte, panna, erbe aromatiche, cipolla (o porri) e parmigiano; una volta esisteva anche la versione dolce, senza il soffritto e con l’aggiunta di scorza di limone e mandorle a decorare.

Nel tempo, però la tartrà è cambiata ed è diventata molto più simile ad un budino o ad una panna cotta salata, servita solitamente calda, ma che può essere mangiata anche fredda; secondo me la verità sta nel mezzo e la tartrà dà il suo meglio da tiepida.

Tartra decorazione

Questo piatto, pur essendo estremamente tradizionale e tipico, per lungo tempo è stato difficile da trovare nei menù dei ristoranti di cucina piemontese; negli ultimi anni, però, ha fatto nuovamente e timidamente capolino, segno della sua riscoperta e della volontà di valorizzare una tradizione troppo a lungo sopita: un piatto semplice e raffinato, un delizioso antipasto, ma anche un ottimo secondo se abbinato ad un contorno di verdure di stagione.

Tartra taglio

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Tartra finale

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E ora le altre regioni!

Trentino-Alto Adige: El Flam

Friuli-Venezia Giulia: Sassaka con pane di segale

Lombardia: Torta di melanzane e strachì tund

Valle d’Aosta: non partecipa

Veneto: non partecipa

Emilia Romagna: Le crescentine 

Liguria: Torta de Carlevà 

Toscana: Porrea, torta di porri dei monaci di S. Lorenzo in Firenze

Marche: non partecipa

Umbria: Crostata del pastore

Abruzzo: Torta Rustica Abruzzese

Molise: Torta al formaggio molisana

Lazio: Pizza coi frizzoli 

Campania: non partecipa

Basilicata: Pizza rustica

Puglia: Pitta di patate salentina

Calabria: Fraguni ‘e ricotta

Sicilia: non partecipa

Sardegna: non partecipa

Il nostro blog – http://litalianelpiatto.blogspot.it/

 

Ah, che sudisfasiun! Torta moderna con mousse alla crème brûlée per l’ #MTC

Mi unisco anche io al coro dei tanti che non amano il pan di Spagna, né da solo né accompagnato, se pur felicemente.

Ancor più nelle care e vecchie torte tradizionali con strati di pan di Spagna, creme e panna. Per la carità, non è che le rifiuti con sdegno, ma già non sono una grandissima consumatrice di dolci, per lo meno quelli che mangio devono piacermi davvero.. e allora sì a pasta sfoglia, frolla e basi di biscotti, ché quelle mi piacciono per davvero.
Che poi, non sono particolarmente golosa di dolci, ma Dio solo sa quanto mi piaccia prepararli, perché trovo una soddisfazione pazzesca nella riuscita di quell’alchimia perfetta che è la pasticceria.

Così, l’amore verso questa disciplina mi ha portato ad accettare di buon grado la sfida di questo mese dell’MTC lanciata da Caris proprio sul pan di Spagna (secondo le ricette di Iginio Massari e di Leonardo di Carlo). Un po’ più difficile è stato trovare l’idea che mi convincesse, escludendo a priori le torta con montaggio classico. Ho deciso fin da subito, quindi, di optare per il montaggio inverso e per una torta che avesse come base una mousse, qualcosa di soffice, da gustare più come un dolce al cucchiaio che come una torta, dove il pan di Spagna coprisse il ruolo dell’insostituibile spalla, ma non quello del protagonista.

Pan di spagna tagliato

Mi sono quindi fissata che quel dolce dovesse essere, in buona sostanza, un tiramisù, che io identifico come il dolce confortante e insieme gudurioso per antonomasia. Ma qualcosa non tornava. Non era abbastanza d’impatto, abbastanza originale. E non lo pensavo solo io, ma anche il Colui (di solito più incline a smussare la mia eterna ricerca della perfezione).

E, così, di colpo, l’idea è venuta a lui: “ma perché non fai una torta alla crème brûlée?” (sua croce e delizia). Da lì è stato un attimo studiare nella pratica una ricetta che mi convincesse, ipotizzarne le dosi e stilare una lista delle cose da fare.
La realizzazione è venuta da sé, come in automatico, come se fosse sempre esistita nella mia mente.

La pasticceria per me è questo. È un’idea fulminea, un sogno, una trance in cui si entra, ma da cui si esce solo con studio, scrupolo, calcolo e precisione. È l’insieme di cuore e cervello, di pancia e ragione.

E quando sto montando una torta che ho sognato, studiato e realizzato e già intuisco che l’idea si è trasformata in forma e, ancor più, quando al fatidico momento del taglio, dell’affondo del cucchiaino e dell’assaggio ho la certezza che quello che ho immaginato ora si trova lì, alla mercé del mio palato, esattamente come lo volevo io, ecco, quella è la soddisfazione vera, la stessa di un pittore che vede davanti ai suoi occhi il suo quadro finito.

(Anche la similitudine è del colui: io è meglio che mi dia alla cucina, ché col pennello in mano son brava solo a copiare, o a imburrare le teglie… il ruolo di pittore di famiglia glielo cedo volentieri)

Torta moderna alla creme brulee

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Torta moderna alla creme brulee finale

Con questa ricetta partecipo all’MTC di aprile

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La voglia matta – Rotolo di pasta biscuit farcito di confettura e panna

Ci sono le diete, ci sono i buoni propositi.. e poi ci sono i raptus.

Quelli che appena vedi una ricetta hai già la mano che si porta istintivamente al pezzo di carta, pronta a stilare la lista degli ingredienti… e poi via a far la spesa.

Tipo questo rotolo, ad esempio. Complice il tema del mese dell’Mtchallenge, dedicato ai dolci fatti di masse montate, mi sono innamorata del rotolo di pasta biscuit farcito con confettura di fragole e panna preparato da Eleonora secondo la ricetta di Martha Steward contenuta in Scuola di cucina. E così, nel giro di due giorni dalla pubblicazione il rotolo era già bello che fatto, raffreddato, gustato e digerito.

Sabato sera scorso, infatti, avevo in programma una cena con una coppia di amici, che nei piani originali avrebbero dovuto portare il dolce, e invece li ho chiamati il giorno prima dicendo di lasciar perdere, che ci avrei pensato io. E questo solo per provare il rotolo.

Sì, perché so che un certo qualcuno di cui non farò il nome ma che, per proteggere la sua privacy, chiameremo “il mio Colui“, va pazzo (P-A-Z-Z-O) per il rotolo farcito, e non glielo avevo mai preparato, così mi sono lanciata. E, per la serie “buttati che è morbido“, l’atterraggio è stato perfetto, grazie alla semplicità ed infallibilità delle ricette della Martha.

Nella mia ingenuità, però, pensavo che quel rotolo fosse troppo grande per quattro persone, che ne sarebbe avanzato, ma non avevo tenuto conto che qualche IGNOTO ladro avrebbe potuto prendere di mira il povero rotolo prima, durante e dopo la cena, lasciandomi quasi a bocca asciutta per la colazione del giorno dopo.

Altro che topi d’appartamento, la specie si è evoluta in topi da frigorifero, signori miei!

Rotolo

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Rotolo con fetta

Associazioni a delinquere e WOW krapfen (di Justin Gellatly)

Tutti voi avrete ben presente cosa si intenda per “associazione a delinquere“.

E ovviamente pensate che la definizione si applichi solo ad attività come furti in banca, giri di prostituzione, concussione e annessi e connessi.

Nulla di più sbagliato, perché si applica anche allo spaccio di ricette, e io ne sono la prova.

In principio fu Fede ad iniziare la mania, con quegli WOW krapfen galeotti, la ricetta “da wow” tratta da Bread, Cake, Doughnut, Pudding di Justin Gellatly (che ha queste bakery londinesi qui, che ora sono nella mia top 10 di “posti dove andare a Londra quando ci tornerò.. ah, se ci tornerò”) e loro belli paffuti e pieni di crema, tanto da parere lì lì per scoppiare da un momento all’altro.

Poi ci si è messa la Patty, che a Siena me li ha decantati a tal punto che glieli avrei comprati su due piedi, staccandole un assegno in bianco.. ormai l’idea di quella libidine si stava facendo strada in me, e quando li ho visti sul suo blog ho saputo che diceva il vero definendo questi bomboloni afrodisiaci, che nemmeno l’aragosta tartufata con fragole e ostriche sarebbe all’altezza.

Ma, siccome non c’è due senza tre, è arrivata anche l’Araba che, lapidaria, li definisce “perfetti“, tali da scalzare tutti quelli provati fino a quel momento (e pare che non siano pochi, per dire).

Ditemi voi.. io in questo panorama di invito al peccato, potevo forse resistere, signori della Giuria?

Non ce l’ho fatta, e ho peccato. Non una, ma 24 dolci, guduriose volte. E se per una erano da WOW, per l’altra afrodisiaci e per l’ultima perfetti, io vedo e rilancio: questi krapfen sono da proposta di matrimonio! Al secondo morso, quando si incontra il clou del cuore cremoso, scatterà l’anello e la richiesta di unione per la vita, se non altro per garantirsi il futuro approvvigionamento di queste assolute meraviglie del creato.

(Lasciatemi parafrasare l’originale, e anche la copia)

PASSA AL LATO OSCURO DELLA FORZA… ABBIAMO I KRAPFEN!

Krapfen

Due piccole premesse: io ho fatto i 2/3 della dose, cambiando qualche proporzione (ma per la dose intera trovate tutto in uno dei blog che vi ho segnalato) e ho preferito una pezzatura più piccola (30 grammi invece di 50) perché più facile da gestire nel passaggio fra seconda lievitazione e cottura, come consigliato da Patty.

La ricetta per la crema pasticcera è semplicemente la mia preferita, quella del cuore; ho scelto un quantitativo di farina che permettesse di ottenere una crema liscia e vellutata, ma della giusta consistenza, non troppo liquida (per evitare l’effetto eruzione incontrollata) e non troppo soda (che non vi permetterebbe di godere appieno dell’approccio gudurioso al krapfen).

Krapfen finale

Buon Natale.. e una fetta di Pandoro per festeggiare

Oggi sarò brevissima, poiché saremo tutti impegnatissimi fra preparativi, regali e cibo.

Ma non posso e non voglio farvi mancare né i miei auguri né una bella fetta di Pandoro fatta in casa per festeggiare insieme. La ricetta è quella di Adriano aka Profumo di Lievito (con le dosi modificate per ottenere un solo pandoro da chilo), e il risultato è stato al di sopra delle mie aspettative; è solo rimasto un po’ palliduccio rispetto a quanto mi aspettassi, ma nulla che una generosa spolverata di zucchero a velo non possa risolvere.

Poche parole, ma un grande pensiero per augurarvi un Sereno Natale.

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