Cookies vs. Cookies

In questi giorni si fa un gran parlare di cookies, e no, non quelli a cui tutti noi siamo felici di pensare, quelli da pucciare nel latte al mattino, da sgranocchiare la sera davanti alla tv o da andare a cercare spasmodicamente per lo spuntino di mezzanotte.

Non quei cookies croccanti e golosi, insomma, ma i cookies che quotidianamente ci permettono di risparmiare tempo durante la navigazione in internet (i cosiddetti cookie tecnici), quelli che ci consentono di inserire sui nostri siti video di Youtube, widget di Facebook e altre amenità (cookie di “terze parti”), ma anche quelli che identificano i nostri gusti e ci mostrano banner e materiali più affini a noi (cookie di profilazione – che non ho ancora capito come funzionano, visto che a me fan sempre vedere cose di cui non mi importa una cippa).

In soldoni questo è ciò che ho capito dei cookies, e ho capito che la Legislazione Italiana in materia non solo si è adeguata alla Normativa Europea (cosa buona e giusta, visto che arriviamo con un certo ritardo), ma anche alla nostre care abitudini da “ufficio complicazioni affari semplici”, imponendo a tutti i detentori di siti di avvisare il visitatore dell’utilizzo di cookies con scritte ben evidenti e con una scelta a priori di accettazione dei cookies, che può essere efficacemente riassunta così:

Illustrazione di Daniel Cuello
Illustrazione di Daniel Cuello

Inutile dire che questa normativa ha gettato il mondo dei blogger (e non solo) nel panico più totale: chi ha cercato di raccapezzarsi leggendo a destra e manca, chi ha fatto quel che ha saputo/potuto, chi ha consultato una task force composta da esperti informatici, avvocati di grido e pure Mc Gyver (che con un gamberetto ed un elastico ci salverebbe da un Olocausto nucleare), e chi, come me, prima si è adeguato e poi ha deciso che, cookie per cookie, era meglio cominciare a pesare gli ingredienti giusti ed infornarne una trentina.

Chocolate Chips Cookies

La ricetta originale è di Marina de La tarte Maison, dei cookies adocchiati taaaanto tempo fa e finalmente provati.. e ne è valsa assolutamente la pena!

PS. Qui è anche dove vi consiglio spassionatamente di non buttare mai le scatole di latta, perché sono bellissime, sono utili sempre e per sempre, e perché di solito hanno colori e fantasie bellissime in grado di dare nuova vita anche alla più banale delle fotografie. In queste foto, la scatola dei Baicoli veneziani.

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Cookies finale

I love colazione – Brioche intrecciata alla confettura di fragole

Non è un caso se qui sopra una delle categorie più affollate sia dedicata alla colazione.

L’ho detto e l’ho ridetto, ma è proprio una mia fissazione: per la serie “toglietemi tutto, ma non la colazione“.

Possibilmente a base di latte, rigorosamente freddo, possibilmente con qualcosa di fatto in casa ad accompagnare, che siano biscotti (raramente) oppure torte, muffins, o brioche morbide e confortanti.

Non mi importa se la dieta prevede tre fette biscottate (colazione che secondo me basterebbe a malapena a nutrire un criceto; ma se avessi la stazza di un criceto non starei mica a far la dieta, vi pare?) e un caffè senza zucchero: io ci faccio il rinforzo, sensato, fatto di cose sane.. e la giornata prende tutta un’altra direzione.

E così via all’autoproduzione!

E vi basti sapere che questa brioche non solo l’ho impastata circa 10 ore dopo la pubblicazione sul blog di Marinella, aka Chat à Poche, ma l’ho anche rifatta pochi giorni dopo, riveduta e corretta, utilizzando al posto di cioccolato fondente e caffè (comunque buonissimo) la confettura di fragole, che si intonava di più alle mie inclinazioni mattutine. Il risultato è stato davvero ottimo, considerando anche il fatto che la brioche è molto leggera (appena 50 grammi di burro ed un uovo) e che si mantiene fragrante e morbida a lungo (in casa mia una settimana esatta). E con questa ricetta-bis festeggio anche il ritorno di Mari al blog, semplicemente perché mi è mancata moltissimo nei suoi lunghi mesi di (giustificatissima) assenza.. se ci penso, che è stata la prima blogger incontrata dal vivo, e mica in un evento, un raduno o robe così, ma alla sua festa di compleanno, a Milano, alla quale andai senza nemmeno sapere che faccia avesse, ormai tre anni e un tot fa, e quando ci ripenso mi viene ancora il sorriso adesso. Bentornata, cara!

Ps. Per chi avesse dei dubbi su come fare gli intrecci che spiegherò nella ricetta, può guardare l’immagine qui.

Brioche

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Brioche finale

Un’epifania: quiche con cipolle ripiene di bechamel e Murazzano

Non so come avvenga il vostro processo creativo, ma il mio spesso e volentieri è connotato da due elementi fondamentali: il confronto e l’epifania.

Appena ho da ragionare su un tema, infatti, la prima cosa che faccio è parlare, e non solo perché lo farei in ogni caso, ma perché le idee migliori per me nascono dal confronto.  E se prima i malaugurati interlocutori dei miei deliri erano mamma e papà,  oggi la palla è passata al mio compagno,  che fortunatamente è dotato di una certa dose di pazienza (sopportazione?) e, cosa ancora più importante, di un buon palato, e che quindi spesso riesce ad essere molto utile in materia di confronti culinari.

Però non tutte le ciambelle vengono col buco, e quando mi sono trovata di fronte alla sfida n. 46 dell’MTC sulla pasta brisèe di Michel Roux lanciata da Flavia, non c’era ispirazione che reggesse.. volevo come sempre riferirmi alla tradizione piemontese, ma non riuscivo a trovare il collegamento giusto, un piatto o un accostamento che avrei visto e gustato al meglio in una quiche o torta salata.

Ormai pronta a rinunciare alla tradizione, volevo almeno mettere in questa quiche (sì, perché avevo deciso che dovesse essere una quiche) l’ingrediente che rende la quiche sempre degna di essere assaporata, la cipolla (fidatevi, una quiche alle cipolle fatta con tutti i crismi è uno di quei piatti che mia madre definirebbe “da piangere“.. e non mentre sbucciate le cipolle).

E così, appena ho pensato alle cipolle, ecco arrivare l’epifania: perché non mettere in una quiche le cipolle ripiene? Ma non quelle della tradizione, ripiene di carne (come le più classiche verdure ripiene), ma quelle scovate tempo fa in un libro di Ricette di osterie della Langa e mai scordata, perché quelle cipolle, cotte sotto sale, sono ripiene di besciamella e Murazzano, un formaggio a pasta semidura di latte crudo di capra, il cui sapore intenso difficilmente si dimentica. Così, in appena un secondo ho immaginato tutto: la forma della quiche (erano mesi che attendevo di fare una quiche con questo stampo), lo spessore della pasta e le cipolle ripiene che emergono dall‘appareil di panna e uova.. un sogno!

Estasiata, racconto la mia visione al Colui, testimone incredulo dell’epifania, il quale se ne esce con un “ah, quindi come i dolia* interrati dei Romani”.

[Vi lascio un secondo per immaginare la mia faccia.. fatto?!]

Sì, avrà pure il palato buono, ma chi nasce archeologo non muore cuciniere!

*grandi vasi utilizzati per contenere granaglie o vino

Impasto

QUICHE CON CIPOLLE RIPIENE -> DOWNLOAD THE ENGLISH RECIPE (PDF) BY CLICKING HERE

Quiche finale

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 46

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Buon compleanno, Alterkitchen! Crostata crema e mele caramellate

Un altro anno è passato.

Un altro anno è volato da quel perché e da quel babà rustico.

Ora sono immersa da capo a piedi in un trasloco, una casa e una vita da sistemare tra sogni e obiettivi, e oggi sono qui a festeggiare i quattro anni trascorsi da quando Alterkitchen è entrato a far parte della mia vita.

Ogni anno trascorso segna un traguardo in più, soddisfazione crescente e tanti nuove ambizioni.

Questo è il quarto anno, e se il primo anno avevo festeggiato con un grande classico, il tiramisù, per virare su una red velvet gluten free il secondo anno, l’anno che ha portato il mio ingresso all’MTC, e approdare lo scorso anno ad uno dei miei dolci-feticcio, la crostata di ricotta, quest’anno ho deciso di continuare questo dolce trend (d’altronde, senza dolce che compleanno è?!) con un’altra crostata, se possibile ancor più confortante di quella scorsa. Dalla ricotta passo all’asso della manica della torta della nonna, le mele caramellate che, insieme alla crema pasticcera compongono il ripieno di una frolla speciale, quella di una vera nonna, nonna Van Pelt.

Il risultato è uno di quei dolci non troppo dolci come piacciono a me, dal sapore di una volta, di uova, vaniglia, mele, zucchero e burro.. uno di quei dolci che al mio compleanno, in luglio, non farei mai, ma che sono perfetti per un compleanno (o una merenda, o un dessert domenicale) in pieno febbraio… vedi la fortuna di compiere due compleanni l’anno?!

Buon compleanno, Alterkitchen: brindo ad un nuovo anno insieme, sperando che porti tante nuove esperienze e che segni un passo ulteriore verso un nuovo futuro.

PS. della frolla ho già detto (e provatela, perché è fenomenale), mentre la crema è quella adatta per la ricottura in forno di Luca Montersino; questa crema differisce da quella “normale” per un maggiore contenuto di grassi e zuccheri, che la rendono più stabile per la sua ricottura, alla fine della quale la crema non si “straccerà”, ma rimarrà perfettamente liscia, come una crema pasticcera dovrebbe essere. Proprio perché la crema è più dolce del solito, consiglio di utilizzare delle mele un po’ asprigne, così da equilibrare maggiormente la torta.

 

Crostata crema e mele

Crostata crema e mele finale

I canederli in Langa per l’ #MTC44

Un mese di distanza dall’ultimo MTC, e si riparte più carichi che mai..

Abbiamo lasciato novembre con i muffins (i miei, questi e questi) e ritorniamo a bomba con i canederli ampezzani di Monica, che devo dire sulle prime mi hanno dato del filo da torcere, per un semplicissimo motivo: non ho (almeno a mia memoria) mai assaggiato, figurarsi preparato, dei canederli.

Così il mio dilemma era quello di azzeccare delle componenti del ripieno che fossero in pieno equilibrio e s armonizzassero, non solo fra loro, ma anche con il condimento. E, dopo pensieri e ripensamenti, ho pensato di portare i canederli a fare una gita in Langa, utilizzando prodotti tipici di quel territorio. Così, dentro i miei canederli ci sono il salame cotto, un prodotto tipicissimo del Piemonte, e l’immancabile toma, e ho deciso di servirli su un letto di crema di lenticchie (anche quelle di Langa, rossastre e piccoline).

E sapete qual è l’ironia della sorte? Che al primo assaggio di questi canederli, che per inciso sono favolosi (tanto che li ho rifatti due volte in due giorni), mi hanno ricordato.. il babà rustico campano. Ma sapete che c’è? Io il babà rustico lo amo e lo adoro, quindi ne sono pure contenta!

Canederli

Canederli finale

Con questa ricetta partecipo al MTC n. 44

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Buon Natale.. e una fetta di Pandoro per festeggiare

Oggi sarò brevissima, poiché saremo tutti impegnatissimi fra preparativi, regali e cibo.

Ma non posso e non voglio farvi mancare né i miei auguri né una bella fetta di Pandoro fatta in casa per festeggiare insieme. La ricetta è quella di Adriano aka Profumo di Lievito (con le dosi modificate per ottenere un solo pandoro da chilo), e il risultato è stato al di sopra delle mie aspettative; è solo rimasto un po’ palliduccio rispetto a quanto mi aspettassi, ma nulla che una generosa spolverata di zucchero a velo non possa risolvere.

Poche parole, ma un grande pensiero per augurarvi un Sereno Natale.

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