Incontestabilmente tu! Cheesecake con cagliata di capra e ricotta home-made, guscio di paste di meliga e composta di fragole al profumo di basilico

Tre giorni fa, grazie all’AIFB, ho scoperto l’esistenza di questo contest, dal titolo Incontestabilmente  tu, organizzato dal Digital Festival in collaborazione con la Piazza dei mestieri di Torino.

Un contest tutto torinese, con showcooking dei finalisti in Piazza Castello, per dire, ed io che a Torino ci vivo me lo stavo per perdere.. robe da pazzi!

Il regolamento è semplice, preparare un piatto (primo, secondo o dolce) utilizzando almeno due dei tre ingredienti selezionati dalla giuria. Sono andata sul sito, ho letto gli ingredienti per il primo, quelli per il secondo, ma appena sono arrivata al dolce ho saputo di essere arrivata, e che il mio sguardo non sarebbe tornato indietro. Gli ingredienti erano latte di capra, fragole e farina di monococco (o Enkir).

In quell’istante, al primo sguardo, ho saputo esattamente cosa avrei fatto, perché era da un anno che ci giravo intorno: sapevo che avrei fatto una cagliata casalinga di latte di capra e che avrei fatto la ricotta, per poi buttarmi a capofitto nella produzione di una cheesecake. E non è tanto per dire, davvero la sognavo da un anno, da quando ho visto questa torta della Patty in un vecchio Starbooks.

E finalmente l’ho fatta, ma l’ho fatta a modo mio e me ne sono innamorata perdutamente: il guscio è di paste di meliga, il biscotto piemontese che più amo (qui e qui la ricetta per farle da voi), il ripieno è un’ode all’auto-produzione che, a partire da un prodotto di altissima qualità, il latte di capra di razza Roccaverano, mi ha permesso di ottenere una cagliata a dir poco divina, idem la ricotta, fatta con siero di capra e latte vaccino. L’acidità di questi latticini fatti in casa (cagliati grazie al succo di limone) è bilanciata perfettamente dalla dolcezza del cioccolato al latte e dall’intensità della composta di fragole, profumata al basilico.

Una cheesecake che sa di primavera e che ammicca all’estate, una cheesecake che rimarrà a lungo nel mio cuore.

PS. Se vi piace la mia ricetta e volete votarla, cliccate qui e poi potrete mettere il vostro like utilizzando il profilo Facebook.

Cheesecake intera blog

Cheesecake finale blog

È senza? È buono! Plumcake rustico gluten free al profumo di mandarino

Questo plumcake non è nato per caso, ma sull’onda del contest di Patty sul tema della pasticceria naturale, sana ma golosa.

Via libera, quindi, a tanti dolci gluten free, ai grassi nobili, alla frutta secca, e un NO secco a coloranti, conservanti, grassi insalubri e compagnia danzante.

La maggior parte dei dolci che preparo e consumo sono dolci da colazione e, in essi, non uso pressoché mai gli ingredienti vietati dal contest (ad eccezione delle farine di frumento), quindi non mi veniva troppo difficile pensare ad un dolce ad hoc, ma ho deciso che avrei voluto preparare un dolce gluten free, perché non lo faccio quasi mai.

E così, ingrediente dopo ingrediente, è nato questo plumcake, estremamente rustico, per quel gusto tostato e quel colore scuro dato dal  grano saraceno, ma anche per il profumo del miele e dei mandarini. Appena appena dolce, e una consistenza che strizza l’occhio ad un pane morbido, più che ad una torta e, perciò, perfetto per essere tagliato a fette e spalmato con una marmellata di mandarini, il modo giusto per iniziare bene la giornata, in gusto e salute.

Plumcake rustico ai mandarini 2 blog

Plumcake rustico ai mandarini blog

Con questa ricetta partecipo al contest “È senza? È buono!” di Andante con Gusto e Cose dell’Altro Pane

Contest

.. e al 100% Gluten free (fri)day!

100GlutenFreeFriDay1

“When life gives you bananas…” (forse è meglio che non continui) – Banana bread all’olio di oliva

Non so bene il perché, ma ho una stramba predisposizione ad utilizzare, spesso senza una volontà ben precisa, battute che contengono evidenti doppi sensi.

Sarà che mi diverto tanto a strappare un sorriso che il più delle volte mi viene naturale cercare ogni mezzo per farlo.

E così, quando ho iniziato a pensare al titolo giusto per questo post, mi sono detta che sarebbe stato carino iniziare con una rielaborazione di quel famoso detto inglese “when life gives you lemons, make a lemonade“, sostituendo ai limoni il frutto oggetto della ricetta del giorno, la banana.

Solo a metà frase ho colto che sarebbe stato difficile trovare una continuazione socialmente accettabile alla frase “when life gives you bananas“. Ma, se la vita vi offre davvero delle banane (e per di più in via di marcescenza), non pensate al peggio, fate un bel banana bread, che così farete contenti tutti con un ottimo dolce da colazione.

Inoltre, questo post vi ha offerto una preziosa lezione di vita: qualsiasi cosa vi offra la vita (o un acquisto sproporzionato di banane) si può trasformare in un’occasione positiva, almeno per la colazione.

La ricetta di questo banana bread è presa dal sito 101 cookbooks e da me lievemente modificata.

 

Banana bread blog

Risolatte, I love you

Mi davate forse per dispersa?! Ta-daaaa, riecchime! Non vi libererete così facilmente di me, cari miei! So che ormai mi vedete sempre meno su questi schermi, ma nella vita si va a periodi, e questo è un periodo in cui sto davvero poco davanti al pc, quindi il blog non può che risentirne un po’, ma come vedete torno sempre all’ovile.

E questa volta la parola “ritorno” si carica di nuovi significati… già, perché nel frattempo sono stata qualche giorno in Belgio, il mio primo viaggio in solitaria. Vi dirò, proprio perché in solitaria è stato un po’ strano, un po’ segnato dalle assenze, ma tutto sommato è stato un bel viaggio. Ed, essendo da sola, mi sono concessa dei ritmi forse un pelino massacranti (forse, eh): in 4 giorni ho visitato 4 città (Bruxelles, Anversa, Bruges e Gent), senza mai prendere un mezzo pubblico (se non il treno per viaggiare da una città all’altra), mangiando sempre cose un po’ al volo (che in Belgio equivalgono spesso a frites o a waffles) e vedendo quante più cose possibili, camminando, camminando, camminando e fotografando.

Non posso affatto lamentarmi e l’esperienza è stata assolutamente positiva, ma ammetto che questa volta il ritorno ha avuto un gusto tutto particolare, di gran lunga migliore di quello dolceamaro che di solito ogni ritorno da un viaggio ha.

E, per restare in tema di sapori dolci, ma non stucchevoli, esattamente come li amo io, ecco la ricetta del risolatte, un dessert che io amo oltre ogni ragionevole dubbio: fresco, leggero, delicato, personalizzabile, dal gusto pieno e semplice.. cosa potrei dire di più? Basta parole: mangiatelo, almeno con gli occhi o, preferibilmente, con la bocca.

I biscotti più pericolosi del mondo: biscotti con burro di arachidi e gocce di cioccolato

Credo fortemente che questo sia il biscotto più pericoloso del mondo, perché se vi piace il burro di arachidi non credo riuscirete a staccarvi da queste golosità tanto facilmente e, visto e considerato il loro apporto di burro (d’arachidi e non), non si possono certamente considerare dei biscotti leggeri ed adatti alla dieta… ma chissene.

La premessa è stata, appunto, se vi piace il burro di arachidi, poiché so benissimo che questo ingrediente non è gradito a tutti i palati, specialmente quelli italiani.

Fino a qualche anno fa avevo visto il burro d’arachidi solamente nei film o nelle serie tv americane, chiedendomi spesso “ma lo mettono dappertutto?!” (e mi riferisco soprattutto alle frequenti immagini di panini con il burro d’arachidi e la marmellata). Ma, essendo un ingrediente così difficile da reperire in Italia, avevo rinunciato anche solo a capire, dovendo quindi mettere da parte il mio scetticismo e la mia curiosità.

Poi, nelle vacanze estive del 2007, trascorse fra le verdeggianti colline dell’Umbria e il lago Trasimeno, zone ad altissima frequenza di turisti provenienti da Germania, Inghilterra e altri paesi dell’Europa del nord, in un supermercato trovammo il famoso e temuto burro di arachidi, tra l’altro prodotto da una ditta notissima in Italia per salse e condimenti, la Calvé. Potevamo forse tirarci indietro di fronte a tale sfida del destino?! Giammai! Così, mossi da immenso amore per le arachidi e da grande curiosità, abbiamo comprato il misterioso barattolo e ci siamo accinti all’assaggio…

Inutile dire che, se oggi sono qui a proporvi una ricetta con questo ingrediente, per nulla italico (anche se mi dicono che ne esista una produzione Made in Italy, per la precisione catanese), il burro di arachidi mi ha conquistata… di certo non riuscirei a godere di un panino burro di arachidi e marmellata (rimango fedele al mio buon pane burro -di mucca- e marmellata o pane burro e zucchero che tanto ricorda la mia infanzia, o un fresco e sano pane e pummarola), ma ammetto che di tanto in tanto un po’ di burro di arachidi, anche solo sul cucchiaino, me lo pappo con gusto! E, ora che in Italia è assai più facile da trovare (potete reperirlo in qualsiasi supermercato o ipermercato fornito), entra nella mia dispensa con più facilità.

La ricetta che oggi vi propongo è tratta, ancora una volta, dal cavoletto di Bruxelles… e se il burro di arachidi (proprio quello della Calvé di cui vi parlavo, che sospetto quindi essere prodotto per Stati quali Belgio, Olanda e Germania) riportava Sigrid indietro alla fanciullezza, a me riporta alla mente una stupenda vacanza di relax in una delle regioni d’Italia che amo di più per le sue bellezze, la sua ospitalità, la sua pace e il suo cibo (ancora mi sogno i pici col ragù d’anatra e la torta al testo).

BISCOTTI AL BURRO DI ARACHIDI E GOCCE DI CIOCCOLATO

 

Italia o Spagna, purché se magna: crema catalana e lingue di gatto

Parafrasando il noto detto Francia o Spagna purché se magna, oggi vi presento la felice unione di una ricetta spagnola con una ricetta italiana.

Le due ricette non nascono insieme, ma semplicemente ho tentato l’abbinamento e il risultato mi ha assai convinto, quindi ve lo ripropongo! Ovviamente siete liberissimi di preparare e mangiare questi due dolci (ebbene sì, oggi si parla di dolci, e BEN DUE) separatamente, ma almeno così sapete già che mangiarli insieme non vi farà del male… anzi, tutto il contrario!

Inoltre, sono due dolci di semplice preparazione (quindi sono ricette che vi possono tornare utili in molte occasioni) e, cosa ancor più interessante, sono assolutamente complementari, poiché una prevede l’utilizzo di soli tuorli e l’altra di soli albumi… quindi, come nel maiale, non si butta via niente (che poi vi ho già fatto vedere qui che non si butta MAI via niente, nemmeno gli albumi)!

Vi ho almeno un po’ incuriositi?! E allora venite a scoprire di che dolci sto parlando!

…. rullo di tamburi… sto parlando di crema catalana e lingue di gatto! Sarebbe gradito un po’ di entusiasmo, un paio di applausi, che so, un sincero“oohh” di stupore. No, eh?! E allora per punizione (ma de che?!) vi lascio subito alla ricetta, mettendo al bando le mie ciance… Forse per punizione dovrei scrivere ancora una ventina di righe, ma mi sento buona, così vi grazio!

 Spero che questo accostamento soddisfi non solo la vostra vista, ma anche il palato…