San Valentino Gluten Free – Seppie con carciofi e pinoli

Oggi è San Valentino e, se posso essere completamente sincera, non me ne può fregare di meno.

Infatti, non ho l’abitudine né l’intenzione di festeggiarlo con regali, uscite a cena, cioccolatini e nemmeno fiori (no, non è un lapsus, mi piace regalare fiori, anche ad un uomo). Se proprio oggi volessi dare una dimostrazione d’amore, lo farei cucinando, come spesso mi capita.

E, se proprio volessi qualcosa di speciale, preparerei un menù di pesce, perché per me pensare e realizzare un menù interamente di pesce è un gesto d’amore, ricercato, curato e anche romantico (certo, ammetto che pulire le seppie non sia il gesto più romantico a cui riesca a pensare, ma prendetemi così come sono).

Così oggi ho deciso di consacrare questo San Valentino a due cause, quella Gluten Free per il 100% Gluten Free (Fri) day, e quella della pesca sostenibile, promossa da ConsuMare giusto.

Quindi, oggi trovate la mia proposta per un secondo piatto di pesce e, in calce alla ricetta, i link per un menù di pesce interamente Gluten Free (sì, dolce compreso.. specifico che però il dolce non è a base di pesce, ché non si sa mai).

Buon San Valentino a tutti… a chi lo festeggia e a chi no…

Seppie, carciofi e pinoli blog

Seppie, carciofi e pinoli finale blog

Ecco la mia proposta di menù Gluten Free di pesce

Antipasto: Carpaccio di polpo

Primo piatto: Risotto al nero di seppia (e seppie)

Secondo piatto (alternativo a quello qui proposto): Involtini di pesce spatola (unica accortezza, utilizzare pane grattugiato gluten free)

Dolce: Red velvet cake gluten-free

Per chi fosse interessato ad altre proposte di menù per San Valentino, date un’occhiata qui.

Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (Fri) Day

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Fideuà in bianco e nero per l’MTC

 Sono solo tre mesi che partecipo all’MTC, ed ogni mese è una sfida maggiore. Questo mese Mai ci ha sfidato giocando in casa, proponendo la fideuà, un piatto spagnolo (catalano, per la precisione, ché Castigliano e Catalano non sono la stessa cosa, questo l’ho imparato), un piatto di pesce, un piatto elaborato e allo stesso tempo semplice, perché nato al bordo di un peschereccio, e quindi di preparazione necessariamente facilitata dall’utilizzo di pochi ingredienti e strumenti (credetemi, cucinare su una barca non è cosa semplice).

Inoltre questo piatto è stato richiamare alla memoria un passato (quello del 2009) ormai molto lontano, un viaggio a Barcellona in pieno inverno, in una città alla quale forse non ho permesso di affascinarmi, di catturarmi con la sua eccentricità, le sue forme sinuose, la sua vita pulsante. Un periodo tanto diverso della mia vita, in cui la bellezza dell’eccentrico, del particolare, aveva su di me un potere minore, un periodo in cui non ero pronta a vedere l’essenza di Barcellona. Credo pertanto di avere un ricordo sfalsato di questa città: nella mia mente la rivedo come una città del colore della sabbia, in cui nulla mi è parso finito o definitivo (ma, mentre ora ciò mi appare come segno della speranza, dell’evoluzione, una volta mi pareva come semplice mancanza). Non ne rivedo i colori, non ne risento gli odori, i gusti, e la ricordo algida (e fredda lo era, almeno climaticamente, quando vi andai, sferzata da un vento gelido) e lontana, lontanissima dalla Barcellona vista con gli occhi di Pepe Carvalho, letta tante volte come calda, pulsante, fremente di profumi e di vita.

Incredibile come gli stati d’animo o le fasi della vita possano mutare a tal punto la propria percezione, tanto da cambiare un’intera città. E dire che io sono un’amante del mare, e di solito le città di mare mi piacciono a prescindere: anche nella più infima, nella più banale riesco a trovare qualcosa da amare, di cui serbare un ricordo positivo. Per Barcellona, invece, sento poco o niente (e non è strano come, per un problema informatico accaduto tempo fa, le foto di questo viaggio siano le uniche andate perdute?), è tutto sfocato, confuso, ovattato.

Ma ora ho qualcosa da cui partire, prima di tornare a Barcellona con occhi mi auguro mutati: ho questo piatto di mare, un piatto che ho cercato di trasformare senza trasfigurare, aggiungendo i carciofi (reperibili anche per un peschereccio del 1915 che attracchi in qualsiasi porto spagnolo – mi sono documentata, la Spagna produce carciofi) ed utilizzando quasi esclusivamente seppie nere (eccezion fatta per i gamberoni) con il loro nero (idea di mia mamma, devo riconoscerne il merito).

Una sorta di foto in bianco e nero della fideuà originale, come è in bianco e nero la mia foto di Barcellona. Chissà che prima o poi non vada aggiungendo i necessari colori.

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