Chachouka per il mio primo Starbooks redone

Vi ho appena parlato di una due giorni in onore della dieta mediterranea, quindi per dare  una chiosa sensata al discorso, mi cimento oggi con un piatto di origini tunisine, la chachouka.

Ho scoperto l’esistenza di questo piatto grazie allo Starbooks di settembre, dedicato al libro River Cottage Veg Every Day di Hugh Fearnley-Whittingstall, interamente dedicato alla cucina delle verdure, elementi essenziali (o almeno così dovrebbe essere) della nostra alimentazione.

Il mio frigorifero al momento scoppia di cavolo nero, spinaci, costine, broccoletti, finocchi e peperoni, quindi non penso di avere problemi in materia, ma quando vedo un modo nuovo e sfizioso di cucinare le verdure, non riesco proprio a farmelo sfuggire, specialmente in casi come questo, dove con poco sforzo si riesce a creare un piatto unico salva-cena, oppure salva-pranzo, nel caso in cui i peperoni la sera vi siano indigesti… per me è avvenuto il miracolo: anni fa nemmeno sognavo di mangiare i peperoni ma, dalla prova del nove in poi, ho fatto passi da gigante, e ora li mangio persino la sera.

Perciò, quando ho sentito la descrizione della chachouka fatta dalla viva voce di Daniela e, ancor più, quando ne ho visto la realizzazione, non ho saputo proprio dire no.

E fu così che Daniela e Hugh mi salvarono la cena!


Chachouka collage blog

Chachouka blog

Come dice giustamente Hugh, questa preparazione nulla ha da invidiare alla nostra classica peperonata… ma vi assicuro che le spezie utilizzate sono assolutamente ben calibrate e conferiscono un gusto tutto medio-orientale ed assai interessante ad un piatto che tutti ben conosciamo.

Inoltre, per me l’idea di abbinare peperoni e uova è un’assoluta novità, e devo dire che l’ho apprezzata moltissimo.. e non solo io.

Ricetta assolutamente PROMOSSA… e, anzi, da riproporre!

E con questa ricetta partecipo allo Starbooks redone di ottobre

Un pigro mercoledì: carote al cumino

Ok, sono arrivata alla frutta… beh, in realtà alla verdura, ecco!

Dico di essere arrivata alla frutta, perché oggi voglio condividere con voi una di quelle ricette che per me sono un chiaro indice di pigrizia pura: una di quelle ricette che preparo proprio quando sono a corto di idee, ma voglio comunque godermi un buon contorno semplice, veloce e diverso dal solito (cioè, per quanto mi riguarda, diverso dalle solite carote in padella con aglio e rosmarino, che continuo comunque ad adorare). Insomma, una volta scoperta questa ricetta su un libro di cucina araba regalatomi nella notte dei tempi, non l’ho più lasciata!

Vi sono solo tre requisiti per questa ricetta, ma tutti fondamentali: avere delle carote a disposizione, adorare il cumino (come me! Ah, cumino, I love you) e avere questa profumatissima spezia in casa (io ne avrò per i prossimi anni, dopo aver acquistato al mercato di Porta Palazzo -che, parentesi nella parentesi, è secondo me una delle tappe imperdibili di un giro a Torino- una busta da mezzo chilo di cumino da un macellaio arabo).

Se siete in possesso di tali pre-requisiti, potete andare avanti con la lettura… potete farlo anche se non ne siete in possesso, ma la cosa rimarrà priva di un’applicazione pratica.

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Un assaggio di cucina indiana: aloo naan e cheese naan

Oggi cambio totalmente registro e, dopo tanta cucina italiana e qualche sporadica incursione nella cucina cinese, spagnola e Tex-Mex, oggi passo a tutt’altra cucina etnica, e approdo in India.

Qualche tempo fa, infatti, un’amica con la passione per la cucina ha organizzato una cena a tema indiano e, come per tutte le nostre cene a tema (che languono da un po’… ne urge una nuova!), ciò implica rimboccarsi le maniche e sperimentare qualcosa di nuovo, a volte anche molto diverso da ciò che normalmente si è abituati a cucinare. Così, mentre altri si sono occupati di piatti a base di carne, dolci, polpette e frittelle di ceci, io ho deciso di sperimentare uno dei piatti indiani che amo di più, il cheese naan. Ma, siccome non mi accontento, mi sono fatta stregare anche dall’aloo naan, e ho deciso di buttarmi su una duplice sperimentazione. In realtà la base per queste due ricette è la medesima: in entrambi i casi, infatti, si tratta di un pane lievitato (ma di forma piatta) ripieno. Ed è proprio quest’ultimo a cambiare: mentre nel cheese naan il ripieno è composto, manco a dirlo, di formaggio, nell’aloo naan il ripieno è costituito da patate schiacciate e speziate.

Non sarà uguale a quello della tradizione (manca infatti il forno tradizionale di argilla, perché ciò possa accadere), ma ho cercato di essere il più fedele possibile, grazie a Manjula’s kitchen, un fantastico sito dedicato alla cucina indiana vegetariana, curato dalla precisissima signora Manjula, che correda ogni ricetta di video esplicativi.

Per quanto riguarda il piatto in oggetto, mi sono basata sulla ricetta che Manjula dà dell’aloo naan, mentre per il cheese naan ho elaborato quest’ultima a mio gusto, sostituendone il ripieno.

Per essere il più fedele possibile alla ricetta, mi sono servita della misurazione in cups (cioè la misurazione volumetrica utilizzata negli Stati Uniti e in altri Paesi), ma vi riporto fra parentesi le conversioni da me effettuate grazie ad un kit apposito trovato all’Ikea (non è esattamente quello che ho io, ma rende l’idea). Tali conversioni dovrebbero essere attendibili, ma un po’ approssimative: siccome però riguardano l’impasto ciò non dovrebbe costituire un problema, perché potrete aggiustare tutto aggiungendo acqua o farina.