Una torta di mele rustica 100% made in Piemonte con Tastè

Non è certo una novità il mio amore per i prodotti piemontesi, nè la mia passione per la colazione e tutto ciò che si possa mangiare in quello che per me rimane il pasto più meraviglioso della giornata (sebbene spesso si riduca a 10 minuti di furore mattutino).

Per questo quando ho ricevuto il mio box di prodotti Tasté, un nuovo servizio che permette di far arrivare comodamente nella casa di città tutto il ben di Dio della campagna piemontese, non ho avuto dubbi: ci sarebbe stata una torta di mele nel mio futuro.

Foto dal mio stream Instagram @alterkitchen

Una di quelle torte come piacciono a me: rustiche, con lo zucchero di canna e la farina integrale (questa volta di orzo, che lascia un piacevolissimo aroma tostato alla torta), con la giusta quantità di burro e una bella (leggasi abbondante) dosa di mele.. la dose esatta per far sì che i capelli, quando spegni il forno, prendano un inequivocabile profumo di torta di mele (una delle mie fisse, chissà se ce l’ho solo io?).

Così mi sono ispirata a questa ricetta della mia amata Marina e, cambiando qui e là (che non ce la fo proprio a tenere una ricetta uguale), è venuta fuori questa torta rustica e piemontese, che ha illuminato le mie colazioni per qualche giorno. Morbida ma consistente, umida ma non troppo, con quei granellini di orzo e di zucchero di canna che ogni tanto si avvertono sotto i denti, e con la presenza confortante della mela, presente ad ogni morso.

Una torta capace di cambiare il verso ad una giornata, ecco cos’è.

Torta di mele rustica

Ingredienti (per una torta di 20 cm di diametro):

Procedimento:

  1. Separate i tuorli dagli albumi, quindi montate questi ultimi a neve ben ferma. Metteteli in frigo, mentre procedete con il resto della preparazione.
  2. Montate a lungo i tuorli con lo zucchero, finché spumosi.
  3. Aggiungete quindi il burro fuso a filo, continuando a montare, finché avrete un bel composto gonfio.
  4. Nel frattempo, setacciate le due farine insieme al lievito per dolci.
  5. Unite le farine al composto di uova, zucchero e burro (io ho usato il gancio a K dell’impastatrice, ma potete farlo tranquillamente con un cucchiaio di legno).
  6. Unite quindi un paio di cucchiai di albumi montati a neve e mescolate velocemente per ammorbidire il composto, quindi unite il resto degli albumi, a poco a poco e delicatamente.
  7. Pre-riscaldate il forno a 180°C.
  8. Sbucciate due mele e tagliatele a fettine sottili.
  9. Versate l’impasto in una teglia di 20cm di diametro precedentemente imburrata e infarinata, livellatelo, quindi disponete le fettine di mele di taglio sulla superficie, facendole affondare in parte nell’impasto.
  10. Spargete un cucchiaio di zucchero di canna sulla superficie e ultimate con qualche fiocchetto di burro
  11. Cuocete in forno già caldo per 35-40 minuti, quindi sfornate, lasciate raffreddare completamente, quindi sformate la torta.

Keep it simple – Torta di mele senza glutine

Quando ho voglia di un dolce o la necessità di prepararne uno per portarlo a casa di amici, o perché ho ospiti a cena, mi scatta l’ansia della novità.

Spulcio tutti i preferiti del mio browser (che sono mille mila, comprese ricette che sono lì da tempo immemore), i link salvati dai feed dei blog che seguo, sfoglio le riviste e i libri di cucina che mi capitano sotto mano, e quindi entro in crisi (cioè, incredibile a dirsi, ma quella finora NON era la crisi).

Se poi le difficoltà aumentano, causa intolleranze o allergie di un commensale, ovviamente la questione si fa più spinosa. Inizio ad eliminare ciò che non è fattibile, a pensare a mille sostituzioni astruse, a guardare ossessivamente la dispensa sperando che la risposta mi arrivi dai quei 50 pacchi di farina aperti “perché torneranno utili” e, fra le mille ipotesi vagliate, vince sempre lei… la torta di mele.

Non faccio mai la stessa, la cambio, la giro, la volto, sperimento, ed è sempre dannatamente buona. I commensali apprezzano sempre e, alle volte, se la portano via per la colazione.
1 a 0 per la torta di mele, palla al centro.

Una semplicissima torta di mele, qui in versione senza glutine (senza utilizzare mix pre-confezionati, ma utilizzando farine naturalmente prive di glutine) e, volendo, trasformabile in senza latticini utilizzando olio extra-vergine di oliva al posto del burro e latte di riso (o soia o farro) al posto del latte vaccino.

Ora, non chiedetemela anche senza uova. Per quello, mi sto attrezzando!

Torta di mele gluten free

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Torta di mele gluten free finale

Ode ai nuovi stimoli – Blitz di mele senza glutine

Tra i miei innumerevoli difetti (sono permalosa, disordinata, ho la coda di paglia, sono irosa.. se volete posso continuare; quanto tempo avete a disposizione?!) non si annovera certamente la staticità. Mai ferma, sono più le esperienze fatte in questi pochi (sono pochi, guai a chi osi contraddirmi) anni di vita che i capelli che ho in testa.

Non ce la faccio proprio a stare immobile: che sia un cambio di direzione lavorativa o “solamente” fare mille cose tutte insieme, devo cercare sempre nuovi stimoli, anche a costo di esagerare, e finire per avere più giorni occupati rispetto a quelli che fisicamente sono sul calendario.

Così, per esempio, dopo un diploma al classico, una laurea in storia dell’arte, un blog in fermento e un lavoro che nulla ha a che fare con ciò che vi ho appena detto, quest’anno ho deciso di intraprendere quella che spero rappresenti una svolta epocale: un master in marketing e comunicazione.
E questo che c’azzecca?“, vi chiederete voi. Ci azzecca eccome, visto che la passione per la comunicazione l’ho scoperta proprio scrivendo qui sopra, a tutti voi che avete la pazienza di leggermi.
Alterkitchen è decisamente stato uno dei maggiori stimoli a cercare di migliorarmi continuamente e costantemente: nella ricerca di fonti e ricette, nella scrittura, in cucina, nella fotografia, nella gestione pratica del sito e dei social media (aspetto che amo e su cui spero di concentrarmi sempre di più).

Ed è proprio al master che ho trovato un nuovo stimolo quando, volendo portare una torta a lezione (per i compagni, eh, mica per fare la secchiona che porta la mela alla maestra) e avendo una compagna celiaca, ho colto la palla al balzo, sperimentando finalmente un po’ di bei dolci naturalmente senza glutine che, fatti in casa, sono buoni tanto quanto quelli a cui siamo abituati. E quando si parla di dolci senza glutine per me c’è una sola guru: Gaia, aka La Gaia celiaca (che mica per caso ha scritto Il dolce gluten free. Pasticceria senza glutine fatta in casa), da cui ho tratto la ricetta di questo blitz di mele senza glutine. Risultato? Non solo sfido a riconoscere che sia un dolce senza glutine, ma il giudizio in casa mia è stato “è pure più buona di quella che fai di solito”. Tiè, alla faccia mia!

Provare per credere.. e poi riprovare, perché finisce subito (e non solo quando si è in 16 a mangiarla).

Blitz di mele GF

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Blitz di mele GF finale

Buon compleanno, Alterkitchen! Crostata crema e mele caramellate

Un altro anno è passato.

Un altro anno è volato da quel perché e da quel babà rustico.

Ora sono immersa da capo a piedi in un trasloco, una casa e una vita da sistemare tra sogni e obiettivi, e oggi sono qui a festeggiare i quattro anni trascorsi da quando Alterkitchen è entrato a far parte della mia vita.

Ogni anno trascorso segna un traguardo in più, soddisfazione crescente e tanti nuove ambizioni.

Questo è il quarto anno, e se il primo anno avevo festeggiato con un grande classico, il tiramisù, per virare su una red velvet gluten free il secondo anno, l’anno che ha portato il mio ingresso all’MTC, e approdare lo scorso anno ad uno dei miei dolci-feticcio, la crostata di ricotta, quest’anno ho deciso di continuare questo dolce trend (d’altronde, senza dolce che compleanno è?!) con un’altra crostata, se possibile ancor più confortante di quella scorsa. Dalla ricotta passo all’asso della manica della torta della nonna, le mele caramellate che, insieme alla crema pasticcera compongono il ripieno di una frolla speciale, quella di una vera nonna, nonna Van Pelt.

Il risultato è uno di quei dolci non troppo dolci come piacciono a me, dal sapore di una volta, di uova, vaniglia, mele, zucchero e burro.. uno di quei dolci che al mio compleanno, in luglio, non farei mai, ma che sono perfetti per un compleanno (o una merenda, o un dessert domenicale) in pieno febbraio… vedi la fortuna di compiere due compleanni l’anno?!

Buon compleanno, Alterkitchen: brindo ad un nuovo anno insieme, sperando che porti tante nuove esperienze e che segni un passo ulteriore verso un nuovo futuro.

PS. della frolla ho già detto (e provatela, perché è fenomenale), mentre la crema è quella adatta per la ricottura in forno di Luca Montersino; questa crema differisce da quella “normale” per un maggiore contenuto di grassi e zuccheri, che la rendono più stabile per la sua ricottura, alla fine della quale la crema non si “straccerà”, ma rimarrà perfettamente liscia, come una crema pasticcera dovrebbe essere. Proprio perché la crema è più dolce del solito, consiglio di utilizzare delle mele un po’ asprigne, così da equilibrare maggiormente la torta.

 

Crostata crema e mele

Crostata crema e mele finale

Io dico NO ai sensi di colpa! Bread alle mele e noci pecan da colazione

Non so se capita solo a me, ma tutti gli anni a Feste finite mi trovo a giocare al senso di colpa: “Oddio, ho mangiato troppo” “Oddio, quanti dolci” e così via..

Certo, per quanto mi riguarda faccio la stessa cosa ogni singolo giorno dell’anno, però dopo le Feste un po’ più del solito.

Ma, come dicevo, diventa quasi un gioco (perverso), il modo per farsi dire “ma noooooooo, che non hai mangiato troppo” e alleggerirsi la coscienza, più che il giro-vita.

Io, in realtà, a parte l’occasionale fetta di panettone, il cioccolatino o il bicchiere di vino di troppo, lo dico a gran voce: io nelle Feste non è che mangi poi chissà che! Sì, sicuramente la mia tavola è imbandita più riccamente che in un normale lunedì lavorativo, ma a casa mia non è che si facciano quelle mangiate pantagrueliche da banchetto matrimoniale, in cui ti siedi a mezzogiorno e ti alzi al tramonto. Qualche sfizio che normalmente non mi permetterei, qualche golosità di troppo, ma nulla di più.

Quindi dico NO ai sensi di colpa, e nonostante i pandori da finire, i cioccolatini lì a far bella mostra di sé sulla credenza, mi preparo un bel dolce da colazione di quelli che piacciono a me, con le mele a renderlo umido, le noci pecan a dare croccantezza e il succo d’arancia ad alleggerire giusto quel po’ di burro che alla fine, in un dolce, ci sta tutto. La ricetta è presa da Manuela di Sweetie’s Home, io ho solo apportato qualche piccolissima modifica.

Buon ritorno alla routine e felice abbandono dei sensi di colpa.. e buon fine settimana.

Bread blog

Bread finale blog

I muffin del capro espiatorio per l’MTC

In questi quasi due anni di MTC ne ho viste di ogni: dalla pasta al quinto quarto, dalle ricette straniere a quelle tradizionali, ma mai si era vista una sfida così, e solo la Francy di Burro e Zucchero insieme a quella mente geniale (ho sentito diabolica? Forse c’è un’eco strano, qui) della Van Pelt potevano partorire una tale, tanta e decisiva aggiunta.

Questo mese, infatti, non c’è solo il tema culinario, dedicato ai muffin dolci e salati, ma la loro realizzazione deve essere ispirata. Dal divino? No, da un testo, sia esso letterario, musicale o poetico. Eh, sembra facile (fare un buon caffè), e invece non lo è per niente.. anche perché trovo che sia sempre più difficile farsi ispirare, in generale nella vita; siamo sempre lì ad arrovellarci, a pensare, a gabolare, e non lasciamo tanto spazio a quell’ispirazione che, per definizione, dovrebbe essere immediata, come un fulmine a ciel sereno.

Ma basta abbassare la guardia, svuotare il cervello, che so, camminando un paio di chilometri nell’aria fresca di  un autunno/quasi inverno, e l’illuminazione viene da sé, e per me l’apparizione è stata istintiva, naturale, e mi ha parlato non tanto di un libro, ma di una serie di libri, che ho amato e divorato ai tempi dell’università, per me i tempi della lettura più vorace, spaziando da Saramago che mi ha rubato il cuore e qualche ora di sonno, alla poesia, da sempre mio grande amore, ai gialli di ogni genere e grado.

I libri che però hanno più segnato quegli anni (che mi sembrano ormai così lontani, sigh) sono stati senza dubbio quelli del “Ciclo di Malaussène” di Daniel Pennac, che con la sua penna leggera ed irriverente mi hanno fatto affezionare alla strampalatissima e adorabile famiglia Malaussène, facendomi versare ben più di qualche calda lacrima al termine della saga.

Per chi non avesse mai letto questa serie, che io consiglio caldamente, parla della Parigi di Belleville, in cui vive una famiglia allargata composta dai più sgangherati personaggi (dal cane epilettico al bimbo dagli occhiali rosa, dalla mamma sempre incinta alla ragazza preveggente), capitanati da Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, in un grande magazzino prima, in una casa editrice poi. Il malcapitato Benjamin, ovvero, fa da cuscinetto, da paraurti, a tutte le lamentele e i reclami di clienti, lettori e scrittori inferociti, piangendo a comando, e assumendosi responsabilità che mai ha avuto.

“Mi stia a sentire, Malaussène, l’ho assunta come capro espiatorio perché si beccasse le piazzate al posto mio, perché subisse le grane con un piantino al momento giusto, perché risolvesse l’irrisolvibile spalancando le sue braccia di martire, in poche parole, perché lei si facesse carico. E lei si fa carico in modo straordinario! Nessuno al mondo potrebbe farsi carico meglio di lei, e sa perché?”
Me lo aveva spiegato mille volte: perché, secondo lei, ero un capro espiatorio nato, ce l’avevo nel sangue, una calamita al posto del cuore ad attirare le frecce. Ma, quel giorno, aggiunse dell’altro: “Non solo, Malaussène, c’è un’altra cosa: la compassione, ragazzo mio, la compassione! Lei ha un vizio raro: compatisce. Poco fa soffriva, al posto del gigante infantile che faceva a pezzi i miei mobili. E capiva talmente bene la natura del suo dolore che ha avuto l’idea geniale di trasformare la vittima in carnefice, lo scrittore respinto in critico onnipotente. Era proprio quello di cui aveva bisogno. Solo lei può sentire cose tanto semplici.” […] ” Lei è il doppio dolente di questo basso mondo, Malaussène.”

Muffin alla tarte tatin collage blog

Io di questo personaggio e di questi libri mi sono innamorata, perché scanzonati, surreali (come le foto di oggi), divertenti, confortanti. Per mesi, forse persino anni, hanno rappresentato per me la coperta calda sotto la quale nascondermi e farmi delle grasse risate, un mondo parallelo e stralunato rispetto alla routine quotidiana. E proprio per questo aspetto di sicurezza e conforto io li paragono al dolce francese che, oltre a ricordarmi incredibilmente Parigi, per me rappresenta tutto questo, la tarte tatin. La tarte tatin, famosissima torta di mele rovesciata nata da un fortunato errore, ha per base (o meglio, prima per copertura e poi per base) una burrosissima pasta sfoglia, si serve calda, e profuma di mele cotte e di caramello, e giuro che non riesco ad immaginarmi nulla di più confortante.

Ho scelto quindi di portare nei miei muffin la tarte tatin, le mele caramellate al burro, la Parigi di Malaussène, i suoi bistrot con le tende bianche e azzurre (proprio come i pirottini scelti dal mio doppio in cucina). Ho scelto la semplicità di un muffin semplice e profumato di burro, mele e caramello, perfetto per consolare il buon Benjamin dalle fatiche di compatire il prossimo.

Muffin pp blog

Muffin interno blog

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 43

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