Rimedi alle giornate al cardiopalma: le tortine alle carote e mandorle

Ieri doveva essere una giornata tranquilla, tanto più che non dovevo nemmeno andare a lavoro.

Sì, le solite cose da fare da donna-di-casa, magari un giro al parco con Olivia, una bella doccia, al massimo qualcosa di buono da cucinare.

E invece niente, quando una giornata è programmata per andare storta, non c’è nulla che potrà raddrizzarla.

Sì, perché in mattinata quel gran dritto del cane dei miei, Micky detto Pupi, età 15 anni, mezzo sordo, per l’altra metà cieco, incerto sulle zampine e, diciamolo, pure un po’ rinco (oh, vorrei vedere voi a quasi 100 anni), ha deciso che era ora di farsi una bella scampagnata in giro per il paese. Un cancello lasciato malauguratamente aperto, nessuno che si accorga del fattaccio per un’oretta buona, e lui, libero come il vento.

Per prima cosa, l’annuncio su Facebook, foto ovunque, condivisioni in lungo e in largo.

Poi, mi dico, carico Olivia in macchina e vado anche io a perlustrare la zona, sia mai che il recidivo (eh sì, il malandrino ha il vizietto della fuga) torni sul luogo del delitto. Arrivo in macchina, 45°C, Olivia con la lingua che ormai tocca il pavimento, e la batteria dell’auto dopo 6 anni di onorato servizio, è morta. Irrecuperabile.

Lascio Olivia, prendo la metro, mi faccio raccattare, aguzzo la vista, mi armo di smartphone con la foto segnaletica del fuggitivo, avvistato (Facebook santo subito) in un parco ad un Comune di distanza.. vecchio sì, ma con sprint! Da lì, confermato l’avvistamento, via dai Vigili Urbani, quindi al canile sanitario per il riconoscimento e la restituzione (dopo tanto di cattura, che nemmeno Cavallo Pazzo ha il suo curriculum vitae).

Caldo, ansia, preoccupazione per le condizioni in cui verserà la povera vittima… che se la ronfava beata in mezzo all’erbetta. Dalla contentezza, però, e in un evidente guizzo di gioventù ritrovata, ci ha persino accolto ritto sulle due zampe, come ai bei vecchi tempi di gagliardo cane/lemure… non c’è che dire, almeno non ha peccato di ingratitudine.

Dopo una giornata così c’è solo un rimedio: un bel dolcino, ma di quelli semplici e confortanti che piacciono tanto a me, perfetti come sfizio, come merenda e soprattutto per la colazione. Sono le camille di Assunta, da me trasformate in tortine di carote e mandorle (utilizzando questi deliziosi stampini, che io ho scelto in un bel verde pastello), di una morbidezza incredibile, e con un gusto che somiglia tanto alle camille di Antonio, gallina & CO., solo molto, ma molto più buone.

Tortine

Tortine primo piano

 

I muffin di Marsiglia per l’MTC – Pastis, mandorle, fichi secchi ed uva passa

Questa volta bisso, con l’MTC.. impossibile resistere alla tentazione di proporre un altro muffin ispirato!

Ma se l’altra volta era stata Parigi a contagiare i miei muffins, questa volta mi sono spostata verso il mare, verso la Provenza, e nei miei muffin ho voluto che si respirasse l’aria “carica di odori” e le genti diverse che popolano Marsiglia, non una Marsiglia qualsiasi, ma quella raccontata da Jean-Claude-Izzo. In particolare, questi dolci si ispirano all’ultimo libro della trilogia marsigliese di Izzo, “Solea“, quello che più mi è piaciuto dei tre e nel quale mi è parsa più vivo e vibrante il racconto di Marsiglia, anch’essa protagonista di questo splendido e struggente romanzo.

Marsiglia, che io trovo abbia un fascino simile a quello di Napoli e di Genova, nei libri di Izzo non è lo sfondo sul quale si dipanano le vicende raccontate, è la cornice che diventa parte del quadro, il presupposto imprescindibile, senza il quale alla storia e ai personaggi mancherebbe qualcosa. La Marsiglia che si legge nelle pagine di “Solea” è patetica e poetica, senza speranza eppure alla ricerca di un riscatto, è sole ed ombra, è cibo e musica.

Il cibo nei romanzi di Izzo è un protagonista, perché il cibo occupa un ruolo importante nella vita del protagonista Fabio Montale, figlio di italiani, un eroe-antieroe figo e sfigato, donnaiolo impenitente e reietto dell’amore, che nel secondo libro della trilogia, “Chourmo”, afferma “[…] e poi adorava mangiare, e per me era essenziale. Non do nessuna fiducia a chi mangia poco e qualsiasi cosa“.. e io insieme a lui.
In questi libri è facilissimo imbattersi nella ricetta dell’orata ripiena ai finocchi, leggere di tapenade e di soupe au pistou, sognare i piatti greci e turchi e italiani che affollano i locali di Marsiglia frequentati da Montale, o sentire la gola secca a forza di “veder” sorseggiare vini di Provenza e Pastis.

Quello stesso Pastis che, per me, si lega ad una tradizione che sa anche di casa (lo sapevate che l’abitudine del pastis all’ora dell’aperitivo è anche piuttosto diffusa in Piemonte?), oltre che al ricordo di uno splendido viaggio on-the-road in Provenza e Camargue.

Per questo, per la duplice importanza del Pastis per Fabio e per me, sono partita dall’idea che questo alcolico dall’inconfondibile sapore di anice (che all’aperitivo di allunga con acqua e ghiaccio) dovesse fare la parte del leone nei miei muffins marsigliesi, lasciando una chiara traccia della sua presenza. Ma, al contempo, volevo che fosse percepibile l’anima profondamente mediterranea e multietnica di Marsiglia.. e così ho scelto di mettere l’olio extra-vergine, le mandorle siciliane, i fichi secchi greci (che non erano secchi come li intendiamo noi, a volte fino a parer rinsecchiti, ma conservano ancora tanto del rosa e del carnoso del frutto fresco) e l’uvetta turca.

Ho amato moltissimo il sapore e la consistenza di questi muffin, così come ho amato la Marsiglia di Izzo e Fabio Montale.

Sono in cammino verso la gente del mio silenzio. Lentamente, verso coloro presso cui posso tacere. Verrò da lontano, entrerò e mi siederò. Vengo a prendere quel che mi serve per ripartire

Vi lascio con questa frase tratta da “Solea” ma, mutatis mutandis, se volete prendere un muffin prima di ripartire, siete miei graditi ospiti.

Muffin al pastis blog

Muffin al pastis pp blog

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 43

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I muffin del capro espiatorio per l’MTC

In questi quasi due anni di MTC ne ho viste di ogni: dalla pasta al quinto quarto, dalle ricette straniere a quelle tradizionali, ma mai si era vista una sfida così, e solo la Francy di Burro e Zucchero insieme a quella mente geniale (ho sentito diabolica? Forse c’è un’eco strano, qui) della Van Pelt potevano partorire una tale, tanta e decisiva aggiunta.

Questo mese, infatti, non c’è solo il tema culinario, dedicato ai muffin dolci e salati, ma la loro realizzazione deve essere ispirata. Dal divino? No, da un testo, sia esso letterario, musicale o poetico. Eh, sembra facile (fare un buon caffè), e invece non lo è per niente.. anche perché trovo che sia sempre più difficile farsi ispirare, in generale nella vita; siamo sempre lì ad arrovellarci, a pensare, a gabolare, e non lasciamo tanto spazio a quell’ispirazione che, per definizione, dovrebbe essere immediata, come un fulmine a ciel sereno.

Ma basta abbassare la guardia, svuotare il cervello, che so, camminando un paio di chilometri nell’aria fresca di  un autunno/quasi inverno, e l’illuminazione viene da sé, e per me l’apparizione è stata istintiva, naturale, e mi ha parlato non tanto di un libro, ma di una serie di libri, che ho amato e divorato ai tempi dell’università, per me i tempi della lettura più vorace, spaziando da Saramago che mi ha rubato il cuore e qualche ora di sonno, alla poesia, da sempre mio grande amore, ai gialli di ogni genere e grado.

I libri che però hanno più segnato quegli anni (che mi sembrano ormai così lontani, sigh) sono stati senza dubbio quelli del “Ciclo di Malaussène” di Daniel Pennac, che con la sua penna leggera ed irriverente mi hanno fatto affezionare alla strampalatissima e adorabile famiglia Malaussène, facendomi versare ben più di qualche calda lacrima al termine della saga.

Per chi non avesse mai letto questa serie, che io consiglio caldamente, parla della Parigi di Belleville, in cui vive una famiglia allargata composta dai più sgangherati personaggi (dal cane epilettico al bimbo dagli occhiali rosa, dalla mamma sempre incinta alla ragazza preveggente), capitanati da Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, in un grande magazzino prima, in una casa editrice poi. Il malcapitato Benjamin, ovvero, fa da cuscinetto, da paraurti, a tutte le lamentele e i reclami di clienti, lettori e scrittori inferociti, piangendo a comando, e assumendosi responsabilità che mai ha avuto.

“Mi stia a sentire, Malaussène, l’ho assunta come capro espiatorio perché si beccasse le piazzate al posto mio, perché subisse le grane con un piantino al momento giusto, perché risolvesse l’irrisolvibile spalancando le sue braccia di martire, in poche parole, perché lei si facesse carico. E lei si fa carico in modo straordinario! Nessuno al mondo potrebbe farsi carico meglio di lei, e sa perché?”
Me lo aveva spiegato mille volte: perché, secondo lei, ero un capro espiatorio nato, ce l’avevo nel sangue, una calamita al posto del cuore ad attirare le frecce. Ma, quel giorno, aggiunse dell’altro: “Non solo, Malaussène, c’è un’altra cosa: la compassione, ragazzo mio, la compassione! Lei ha un vizio raro: compatisce. Poco fa soffriva, al posto del gigante infantile che faceva a pezzi i miei mobili. E capiva talmente bene la natura del suo dolore che ha avuto l’idea geniale di trasformare la vittima in carnefice, lo scrittore respinto in critico onnipotente. Era proprio quello di cui aveva bisogno. Solo lei può sentire cose tanto semplici.” […] ” Lei è il doppio dolente di questo basso mondo, Malaussène.”

Muffin alla tarte tatin collage blog

Io di questo personaggio e di questi libri mi sono innamorata, perché scanzonati, surreali (come le foto di oggi), divertenti, confortanti. Per mesi, forse persino anni, hanno rappresentato per me la coperta calda sotto la quale nascondermi e farmi delle grasse risate, un mondo parallelo e stralunato rispetto alla routine quotidiana. E proprio per questo aspetto di sicurezza e conforto io li paragono al dolce francese che, oltre a ricordarmi incredibilmente Parigi, per me rappresenta tutto questo, la tarte tatin. La tarte tatin, famosissima torta di mele rovesciata nata da un fortunato errore, ha per base (o meglio, prima per copertura e poi per base) una burrosissima pasta sfoglia, si serve calda, e profuma di mele cotte e di caramello, e giuro che non riesco ad immaginarmi nulla di più confortante.

Ho scelto quindi di portare nei miei muffin la tarte tatin, le mele caramellate al burro, la Parigi di Malaussène, i suoi bistrot con le tende bianche e azzurre (proprio come i pirottini scelti dal mio doppio in cucina). Ho scelto la semplicità di un muffin semplice e profumato di burro, mele e caramello, perfetto per consolare il buon Benjamin dalle fatiche di compatire il prossimo.

Muffin pp blog

Muffin interno blog

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 43

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