Buone Feste.. con l’augurio di non essere più un numero!

Ebbene sì, quest’anno non vi auguro pace, gioia e serenità.

O meglio, quelle sono cose “scontate”, che vi augurerei in ogni altro periodo dell’anno.

Questo Natale, in questa fine d’anno particolare, io vi auguro di riuscire a non essere più numeri, come ormai spesso capita: nel lavoro, in quel che conta per voi, nella vita in generale.

Io per troppo tempo mi sono sentita un numero nella mia vita lavorativa, a cui avevo deciso di dare una svolta lo scorso anno. E ora, un anno dopo, posso dire di esserci riuscita: saluto l’anno che se ne va con un “sei stato tosto, ma io di più” (questa è la versione “politically correct”, per quella fuori dai denti vi rimando alla fascia non protetta, e magari dopo un paio di bicchieri) e mi godo questo Natale sapendo di aver lasciato senza alcun rimpianto un lavoro che non sentivo più mio alle dipendenze di un’azienda grande (che, per citare un mitico spot del passato, non è “una grande azienda”) in cui mi sentivo solo un piccolo, insignificante ingranaggio, per diventare un ingranaggio più grande in una realtà più piccola, dove c’è un posto cucito su misura per me.

Saluto il 2016 a denti stretti, perché ci ha provato fino all’ultimo a piegarmi, persino con un’influenza intestinale.. ma non ci sto! E, a malapena rimessa in piedi, guardo a domani, impasto chili di pizza da friggere e compilo liste della spesa piene di panna, cioccolato e burro.. perché la speranza parte dalle piccole cose.

Di sicuro guardo al 2017 con un sorriso un po’ più largo, con un po’ di speranza in più e qualche chilo in meno … sui fianchi (grazie alla suddetta “amica” influenza last minute) e sul cuore.

Avrei voluto salutare quest’anno e voi che mi leggete sempre con tanto affetto con una ricetta dolce, qualcosa con cui coccolarsi nelle feste, ma i miei piani sono andati a rotoli.

Ma prendo in prestito un pizzico di quello spirito natalizio di cui spesso ci dimentichiamo, quello che si nutre di condivisione, e condivido con voi le ricette natalizie postate da alcuni miei amici di blog in questi ultimi giorni che mi hanno fatto sognare e sbavare!

Buone feste a tutti

…e ci sentiamo a gennaio (questa volta con una ricetta, lo giuro)!

La cucina Walser per il #calendariodelciboitaliano

Questa settimana del Calendario del Cibo Italiano AIFB è dedicata alla cucina di frontiera, di cui è portabandiera la carissima Madamoiselle Marina, e in Piemonte non si può parlare di popoli di frontiera senza parlare della comunità Walser.

La popolazione Walser (contrazione del tedesco Walliser, ovvero vallesano, abitante del canton Vallese), di origine germanica, nel corso del XII-XIII secolo conobbe una massiccia emigrazione dalla zona dell’alto Vallese in direzione dell’arco alpino, ed ancora oggi si ritrova in diverse località italiane, svizzere, austriache e francesi. Le spiegazioni di tale movimento vanno ricercate in una concomitanza di fattori: la sovrapopolazione della zona di provenienza, le condizioni climatiche che favorirono lo spostamento e la volontà dei signori feudali del Vallese di far fruttare le loro proprietà al di là delle Alpi.

Flussi migratori
Flussi migratori del popolo Walser fra XIV e XV secolo

Un tratto che accomunava le comunità Walser all’epoca delle emigrazioni era il forte spirito comunitario, rafforzato anche dal “diritto Walser” che, oltre a garantire l’autonomia amministrativa e giudiziaria al di qua delle Alpi, assicurava l’affitto ereditario dei terreni: il feudatario, cioè, concedeva in perpetuo la terra ai suoi coloni, atto che permetteva alle famiglie Walser di salvaguardare la propria autosufficienza.

In Italia sono tuttora presenti comunità Walser in Val d’Aosta (zona della Valle del Lys: Gressoney, Issime, Gaby e Niel) e in Piemonte (in Valsesia e nell’Ossola), che mantengono viva anche la tradizione linguistica. La lingua Walser deriva da un antico dialetto della Germania meridionale chiamato altissimo alemanno (molto simile all’antico dialetto della svizzera tedesca), e in Italia si possono contare ben tre varianti: il titsch di Gressoney-Saint-Jan, il töitschu di Issime e il titzschu di Alagna Valsesia e Rimella in Valsesia.

La tradizione Walser si mantiene viva non solo attraverso la lingua, ma anche attraverso le tradizioni gastronomiche. Si può infatti parlare di una cucina Walser: esistono ricette che possiamo definire “tipiche”, che rientrano allo stesso tempo nell’alveo della cucina tradizionale dei luoghi di montagna. Quella Walser, infatti, come tutte le cucina montanare, è una cucina “di sopravvivenza”: essenziale è garantire il massimo apporto nutritivo, sfruttando appieno ogni prodotto a disposizione e evitando il più possibile gli sprechi. Alimenti base erano il latte (e i suoi derivati, come burro e formaggio), il riso (portato in montagna dalla pianura ed utilizzato in moltissimi piatti) e la polenta; l’apporto di proteine animali era sporadico, e soprattutto legato a prodotti come il lardo. Scarsi i vegetali, soprattutto rape e patate, ma anche erbe come la cicoria e verdure a foglia come i farignun (simili agli spinaci). I vini e i dolci erano pochi ed erano riservati alle grandi occasioni, anche perché spesso richiedevano l’utilizzo di ingredienti di pregio, come l’olio (ovviamente di noci, non di oliva), indispensabile ad esempio per friggere i diffusissimi tortelli con le mele.

a

White long uncooked rice on wooden spoon

polenta1

Foto dal web

Proprio perché i dolci erano considerati un “di più” nelle austere tradizioni culinarie di montagna, in essi si può leggere una cura tutta particolare, l’attenzione che si riservava alla festa, alla grande occasione. I dolci di montagna rappresentano la poesia delle piccole cose.

Così si può rimanere incantati davanti alla ricetta della “Torta del primo latte“, detta anche “delle vacche”, un dolce realizzato con il colostro, ovvero il primo latte destinato allo svezzamento del vitellino, un alimento unico, ricco di sostanze, gustosissimo; ovviamente esiste una versione moderna di questa torta, per la difficoltà di reperire questo prezioso ingrediente e per renderla più appetibile al nostro palato.

Ma ci si può anche innamorare della storia semplice di un dolce che al giorno d’oggi ha perso parte della sua suggestività: la fioca (che viene accompagnata dai kruschli, dei biscotti secchi tipo novarini). La fioca in piemontese è la neve, e prende questo nome perché questo semplice dolce al cucchiaio (una crema a base di panna, uova, latte e zucchero) veniva messo nelle conche di rame circondate di neve per tenerlo al fresco. Ma il particolare che mi ha conquistato definitivamente è che le donne anziane lo preparavano solamente d’inverno, anche in tempi in cui già munite di frigoriferi e freezer, proprio perché senza la neve il dolce non sarebbe stato lo stesso. Come non innamorarsi di questo dolce, di questa storia, e come non immaginare quella vecchietta che attende la prima neve per iniziare a sbattere le uova con lo zucchero.

untitled-poster

Fonti:

Metti un week-end al Be-Wizard.. io ci sarò, e voi?

Ebbene sì, questo week-end me ne vado a Rimini!

Ma voi malpensanti che mi immaginate con i piedi a mollo, o in giro per discoteche, o con un cocktail in mano (ok, questo non lo posso escludere del tutto, ma solo in maniera marginale), beh, vi sbagliate di grosso!

Sì, perché andrò a Rimini per partecipare al Be-Wizard, una due giorni intensissima dedicata al digital marketing. Oltre 50 relatori, lezioni ed approfondimenti, con un programma denso, suddiviso in diversi panel (business, turismo, welcoming cities..) che sottolineano la vastità degli ambiti toccati da questa affascinante disciplina; quest’anno, poi, il focus sarà sul tema dell’automazione, che mi affascina non poco.

Per la prima volta si parlerà anche di digital food marketing: un’intera sessione in cui si approfondiranno strumenti e strategie per comunicare al meglio e diffondere la cultura del cibo mediante il web. La sessione è coordinata da Nicoletta Polliotto, che ho avuto il piacere di conoscere partecipando alla presentazione del suo libro (scritto a quattro mani con Luca Bove) Ingredienti di digital marketing per la ristorazione.

Inutile dirvi che seguirò questa sessione con particolare interesse, perché si parlerà di temi ormai sulla bocca di tutti come la prenotazione on line dei ristoranti o il servizio di consegna a domicilio tramite le piattaforme web, ma anche di Food Design (ovvero il valore estetico del cibo on line) e dell’importanza della local search in ambito food (ovvero il ruolo della rete nella ricerca dei ristoranti vicini alla propria posizione).

Un appuntamento imperdibile (e non solo per la sessione food)!

Dove e quando? A Rimini, al Palacongressi il 15 e 16 aprile.

Io ci sarò.. e voi?

digital-mktg-food-be-wizard-2016-700x400

Torta-a-torta tour alla Piazza dei Mestieri di Torino – Memorie di una tappa indimenticabile

Che la tappa torinese del tour di presentazione del quarto libro dell’MTChallenge, “Torte Salate”, sarebbe stata speciale, lo sapevamo fin dall’inizio, perché speciale è il rapporto che ci lega alla Piazza dei Mestieri.

Quella di lunedì alla Piazza non è stata solo la presentazione di un libro, ma è stata una giornata intensa, piena di emozioni e assolutamente da ricordare negli annali dell’MTChallenge.

La presentazione

Trovate un resoconto più dettagliato qui, su MTChallenge… un piccolo racconto che si conclude con un’immagine evocativa, il quadro “La gente della Piazza” di Alessandro Colonnetta.

Il quadro

SIAMO TOURNATI – LE TORTE SALATE & L’MTCHALLENGE IN TOUR

È giunta finalmente l’ora di annunciarlo, dopo averlo tanto aspettato e bramato.

Quando sai che l’oggetto del desiderio è finalmente così vicino da poterlo quasi sfiorare, l’attesa si fa spasmodica.

E oggi lui è qui. Fra noi.

Chi? Cosa!!

IL QUARTO LIBRO DELL’MTCHALLENGE!!!

Torte salate

“Torte salate – una sfida Torta a Torta” (ed. Gribaudo -gruppo Feltrinelli) rappresenta il nuovo appuntamento con l’MTChallenge nelle librerie e nelle edicole di tutta Italia (perché, qui, ci siamo sempre): oltre 100 ricette, tratte da una delle sfide più “affollate” della nostra storia, corredate di basi, glossari, storie, complementi, spiegazioni per “gnubbi” e per geni dei fornelli, tutte raccontate in pieno stile MTC, quello di chi fa le cose sul serio senza prendersi sul serio.

Rispetto ai libri precedenti, rimane immutato il fine benefico e l’ente al quale destiniamo parte dei proventi delle vendite del nostro libro, vale a dire la Piazza dei Mestieri, una realtà che per me che vivo a Torino è ormai “di casa”, e che mi è entrata nel cuore. Per questo c’è un’emozione speciale per me nel dirvi che il 4 aprile saremo proprio alla Piazza, a cucinare insieme ai ragazzi della scuola le torte del nostro libro, per offrirle a quanti vorranno partecipare alla presentazione.

Io ovviamente ci sarò, e sarei felicissima di vedere qualcuno di voi lì.

Locandina invito

Accanto alla tappa torinese ci saranno altre 11 presentazioni, lungo tutta la Penisola, secondo il calendario che segue

Tour MTCsmall

.. e nello specifico

  • Milano Giovedì 31/3 ore 18,30 Libreria Mondadori Megastore via Marghera 28 interviene Fernanda Roggero 
  • Torino Lunedì 4/4 ore 18,30 La Piazza dei Mestieri, Via Jacopo Durandi 13
  • Genova  Martedì 5/4  ore 18 la Feltrinelli Libri e Musica Via Ceccardi 16r–interviene Sergio Rossi
  • Verona  Mercoledì 6/4 ore 18 la Feltrinelli Librerie via Quattro Spade 2 interviene Stefania Berlasso
  • Padova Giovedì 7/4 ore 18 la Feltrinelli Librerie via S.Francesco 7 interviene Antonino Padovese
  • Firenze Venerdì 8/4  ore 21.00 – la Feltrinelli RED piazza Repubblica 26 interviene Raffaella Galamini
  • Bologna Martedì 12/4 ore 19 Librerie Coop Eataly via Orefici 19  interviene Gino Fabbri
  • Parma Mercoledì 13/4 ore 18 la Feltrinelli Libri e Musica via Farini 17 interviene Arianna Gandolfi
  • Roma Giovedì 14/4 ore 18 la Feltrinelli Libreria via Orlando 78/81 interviene Eleonora Cozzella
  • Napoli Venerdì 15/4 ore 18 la Feltrinelli Librerie P.zza Dei Martiri 23 interviene Luciano Pignataro
  • Catania Sabato 16/4 ore 18 laFeltrinelli Librerie via Etnea 285 interviene Andrea Graziano

Noi siamo tournati, siamo ovunque (come il prezzemolo) e vi aspettiamo numerosi, ovunque voi siate!

Non avete scuse!

La Cucina dell’Unità d’Italia per il Calendario del Cibo Italiano

Vi ho già parlato qualche tempo fa del progetto targato AIFB del Calendario del cibo italiano. È un progetto entusiasmante, che si propone di diffondere la cultura e la tradizione gastronomica dell’Italia attraverso l’istituzione di un calendario in cui si celebrano (in 366 giornate e 52 settimane nazionali) i nostri  piatti e i prodotti più tipici, scelti sulla base della loro diffusione e dei loro legami con la cultura popolare e organizzati sulla base del calendario delle stagioni e delle ricorrenze litugiche o istituzionali.

E così questa settimana non poteva che essere dedicata all’Unità d’Italia, un traguardo inseguito a lungo e raggiunto solo assai tardi, in quel Risorgimento che ha visto enormi cambiamenti segnare profondamente il nostro Paese.

Ma che cosa accadde nella cucina?

Si riuscì a costituire una cucina veramente italiana o si rimase ancorati alla cucina di campanile di cui ci ha parlato Stefania la scorsa settimana? La cucina dell’Unità d’Italia e la cucina di campanile sono due opposti inconciliabili o due facce della stessa medaglia?!

Se volete scoprire qualcosa in più su questo affascinante argomento vi invito a leggere il mio piccolo excursus storico sulla cucina dell’Unità d’Italia, oggi online sul sito di AIFB, a questo link.

Ma, nello spirito del calendario del cibo italiano, mi spingo più in là, con un invito.
Vi invito a partecipare ai festeggiamenti per questa settimana: avete infatti tempo fino a domenica per condividere sul vostro blog una ricetta dell’Unità d’Italia (pensate a quanti piatti della nostra tradizione sono dedicati a Cavour, a Mazzini o a Garibaldi, per esempio, o a quanti piatti tricolore esistano) e a lasciare il link nei commenti al mio post in AIFB. Sui social vi invito ad utilizzare e a cercare l’hashtag #cucinaunita

Così potrete prendere parte ad un progetto che non è di AIFB, non è mio o di nessun altro. È di tutti noi, proprio come il Paese in cui viviamo.

Copertina di "A tavola nel Risorgimento"
Immagine tratta dalla copertina del volume A tavola nel Risorgimento (Schena-Ravera)