Per la #giostradeisapori in #piazzaberetta1812 – Mini quiche alla “frittata rognosa”

Quando l’AIFB mi ha scelta per tenere uno dei cooking show per Piazza Beretta ad Expo 2015, passata l’ovvia euforia iniziale, hanno iniziato a tremarmi seriamente le gambe.

Passi il cucinare 100 porzioni di “qualcosa” (il che ormai è cosa normale), passi pure mostrare il procedimento seguito ad una platea (cosa che mi è già capitato di fare), passi il rispetto dei tempi (che con quello ci combatto fin dall’università), ma il vero dilemma per me era utilizzare al meglio i prodotti (nel mio caso i salamini italiani alla cacciatora DOP ed il salame Brianza DOP)  e allo stesso tempo cucinare un piatto che mi rappresentasse.

E, se io parlo di rappresentazione di me stessa in cucina, parlo inevitabilmente della cucina della mia regione, che non potevo non portare con me anche in Expo.

Così, pensando e ripensando ai piatti piemontesi in cui si utilizza il salame, ad esclusione di quelli espressamente invernali, quello più rappresentativo a cui sono riuscita a pensare è la frittata rognosa.

La “frittata rognosa” è un piatto contadino tipico delle campagne piemontesi; si preparava soprattutto in primavera inoltrata quando, per prepararsi alla calda stagione estiva, ci si liberava degli avanzi dei salumi prodotti nelle stagioni più fredde. Era un piatto semplicissimo, composto solo di uova, sempre a disposizione nelle aree rurali, e di questi avanzi di salumi, e la frittata così composta (nel tempo arricchita al massimo da pepe e formaggio grattugiato) veniva quindi fritta nel burro.

Io ho voluto ricreare questo connubio di sapori semplici e schietti, rivoluzionandone un po’ la forma: il burro che finiva la preparazione in cottura si trova ora nel guscio di pasta brisée alla francese che racchiude un ripieno composto da un semplice appareil di uova, salame Cacciatore DOP e Brianza DOP ingentilito dalla panna e aromatizzato da pepe nero e Parmigiano Reggiano grattugiato.

Delle mini quiche che trasformano il rustico in raffinato, unendo le radici contadine piemontesi all’eleganza delle preparazioni dei nostri cugini d’oltralpe.

Mini quiche alla frittata rognosa

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Mini quiche alla frittata rognosa finale

Danubio: da dovunque arrivi, sei perfetto così

Come già vi dissi qualche tempo fa, ho la mania di orecchiare (neologismo che sta ad indicare quando, leggendo un libro o una rivista di cucina, si fa il fantomatico "orecchio" alla pagina) o di segnarmi su post-it volanti (che si accumulano irrimediabilmente e si mescolano agli altri memorandum che mi ritrovo sparsi per la scrivania) un'interminabile lista di piatti che prima o poi nella mia vita dovrò assolutamente provare. Da quando ho aggiunto anche in Google Reader i feed dei miei blog preferiti, sto raschiando davvero il fondo del barile… nel mio reader ci sono più stelline (con cui si indicano i preferiti, NdA) che nella via lattea.

Tra le ricette entrate da tempo immemore nella mia wish list culinaria figura il Danubio, che tutto ha, meno che origini nordiche (come il nome sembrerebbe suggerire): pare, infatti, che tale nome sia stato dato in onore della zia austriaca del pasticcere napoletano Mario Scaturchio, inventrice del lievitato in questione. Ci sono anche due altre storie legate a questo nome: la prima vedrebbe il nome del Danubio derivare dalla sua forma, simile a quella di una superficie increspata dalle onde (versione romantica); l'altra, invece, vedrebbe nel nome un riferimento all'arrivo di cuochi viennesi a seguito dei Borbone nella seconda metà del '700 (versione storica, un po' meno fascinosa, ma forse più veritiera). Indi per cui, nome a parte, questa è una bella ricetta meridionale, nello specifico campana, una di quelle ricette ricche, guduriose (ve lo ricordate il babà rustico, vero?), assolutamente adattabili ad ogni vostro gusto e preferenza (tra l'altro il Danubio esiste anche in variante dolce).

Di sicuro c'è che questo lievitato è perfetto per una cena in compagnia, in cui ogni commensale può staccare la sua pallina di Danubio e mangiarla con le mani (il genere di finger food che tutti amano), accompagnandola ad un buon prosecco, ad un'ottima birra o a quel che più preferisce. Io ho preparato il Danubio (anzi, i Danubi) a Capodanno, e devo dire che non ha deluso nessuno.. sarà che ho seguito l'infallibile ricetta di Tery?!

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