I piaceri della carne: medaglioni di bovino abbracciati (dal lardo)

Non sono una consumatrice vorace di carne, non mi abbuffo di bistecche, spezzatini, hamburger, polli e polpette, non perché non mi piacciano (anzi, tutt'altro), ma semplicemente perché mangio molte più verdure rispetto a proteine o carboidrati. Oh, che ci posso fare se le verdure, di ogni tipo e forma, mi piacciono da impazzire?!

Però (e ve l'ho già detto che c'è sempre un però) non so dire di no ad un signor pezzo di carne cucinato come si deve, cioè rigorosamente non troppo cotto. Credo che, nelle giuste condizioni d'umore, sarei capace di uccidere per una Fiorentina come Dio comanda, o per una bella bisteccona di Frisona.

Ma mi accontento anche di "meno", per esempio di un bel pezzo di controfiletto, cucinato poco e con semplicità. Ecco, se cercate un piatto che risponda a queste due ultime caratteristiche, i medaglioni di bovino abbracciati (dal lardo) fanno proprio al caso vostro.

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Danubio: da dovunque arrivi, sei perfetto così

Come già vi dissi qualche tempo fa, ho la mania di orecchiare (neologismo che sta ad indicare quando, leggendo un libro o una rivista di cucina, si fa il fantomatico "orecchio" alla pagina) o di segnarmi su post-it volanti (che si accumulano irrimediabilmente e si mescolano agli altri memorandum che mi ritrovo sparsi per la scrivania) un'interminabile lista di piatti che prima o poi nella mia vita dovrò assolutamente provare. Da quando ho aggiunto anche in Google Reader i feed dei miei blog preferiti, sto raschiando davvero il fondo del barile… nel mio reader ci sono più stelline (con cui si indicano i preferiti, NdA) che nella via lattea.

Tra le ricette entrate da tempo immemore nella mia wish list culinaria figura il Danubio, che tutto ha, meno che origini nordiche (come il nome sembrerebbe suggerire): pare, infatti, che tale nome sia stato dato in onore della zia austriaca del pasticcere napoletano Mario Scaturchio, inventrice del lievitato in questione. Ci sono anche due altre storie legate a questo nome: la prima vedrebbe il nome del Danubio derivare dalla sua forma, simile a quella di una superficie increspata dalle onde (versione romantica); l'altra, invece, vedrebbe nel nome un riferimento all'arrivo di cuochi viennesi a seguito dei Borbone nella seconda metà del '700 (versione storica, un po' meno fascinosa, ma forse più veritiera). Indi per cui, nome a parte, questa è una bella ricetta meridionale, nello specifico campana, una di quelle ricette ricche, guduriose (ve lo ricordate il babà rustico, vero?), assolutamente adattabili ad ogni vostro gusto e preferenza (tra l'altro il Danubio esiste anche in variante dolce).

Di sicuro c'è che questo lievitato è perfetto per una cena in compagnia, in cui ogni commensale può staccare la sua pallina di Danubio e mangiarla con le mani (il genere di finger food che tutti amano), accompagnandola ad un buon prosecco, ad un'ottima birra o a quel che più preferisce. Io ho preparato il Danubio (anzi, i Danubi) a Capodanno, e devo dire che non ha deluso nessuno.. sarà che ho seguito l'infallibile ricetta di Tery?!

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Ho scoperto l’acqua calda (ovvero “l’idea stupida del martedì”): crostini rustici con battuto di lardo al pepe nero

Il week-end da poco passato potrebbe essere senza dubbio rinominato “paura e delirio in cucina“… un sabato intero (e per intero intendo intero) trascorso fra le quattro mura della cucina alle prese con cinque preparazioni natalizie diverse, con un multi-tasking esagerato e, ovviamente, con gli inevitabili sbagli da ansia da prestazione (non posso ancora rivelare il mio errore, ma sappiate che comprende della carta stagnola ed una lunghissima serie di improperi). Ma, quando si condivide tutto ciò con una buona amica, e lo si condisce con una gran dose di ironia (e vi assicuro che è stata assolutamente necessaria), anche le cavolate si trasformano in una risata e tutto passa, anche la stanchezza per una 12 ore di delirio culinario.

E poi, la domenica, un’epica polentata in montagna, con tanto di turni per girare la polenta sulla stufa, uno spezzatino come Dio comanda, funghi, formaggi e un buon vino rosso.

Ed è così che, in una cucina o intorno ad una tavola, con amici vecchi e nuovi, credo che tutto trovi il proprio equilibrio, che tutto torni al giusto posto.

Il prossimo week-end sarà Natale, molti di noi passeranno questa settimana a cucinare piatti elaborati, lunghi, corposi, e a digiunare (tranne che nelle immancabili cene/merende/dopo-cene per scambiarsi auguri e regali.. ok, quindi in fondo non si digiunerà mai) per prepararsi agli imminenti bagordi. Oggi non vi propongo una ricetta della tradizione (anche se in realtà in alcuni luoghi dell’astigiano si annovera tra gli antipasti più o meno tipici) nè una ricetta elaborata ma, appunto, una ricetta tanto stupida quanto efficace, velocissima e di sicuro impatto.

Gateau o gattò (ma non ditelo a Pupi) di patate e zucca

Zucca zucca zucca… questo è il leit motiv dell’ultimo periodo, vissuto intensamente alla ricerca di preparazioni sempre nuove in cui impiegare questo ortaggio adorabile per la sua versatilità e, diciamolo, anche per il suo colore, che mette subito allegria.

E così, dopo una parmigiana di zucca e gli gnocchi di zucca al Castelmagno (di cui non ho messo ancora parlato.. interessano?), ecco qui anche un gateau di patate e zucca. Non differisce di molto da un normale gateau di patate: è ugualmente delizioso (anzi, secondo me ancor PIÙ delizioso), ugualmente versatile e ugualmente confortante.

Piccola notazione sul nome. Si chiama gateau, come torta in lingua francese, anche se chiaramente più che ad una torta lo si può paragonare ad uno sformato. Sta di fatto, però, che questa pietanza è diventata di uso comune nell’Italia meridionale, e soprattutto in Campania, dove il nome si è trasformato in gattò. Insomma, chiamatelo un po’ come vi pare, perché la sostanza non varia… ma, se decidete di chiamarlo gattò, non ditelo a Pupi (il mio cane, che avete già avuto modo di vedere in tutta la sua canina beltà qui), ché altrimenti sono guai!

Con questa ricetta partecipo al contest di Farina, lievito e fantasia dal titolo Con un po’… di zucca, nella sessione “prodotti da forno

 

Pizza party con la pizza di Gabriele Bonci

Alzi la mano chi non ama la pizza! Scommetto che nessuno ha osato alzare la mano… ammettiamolo, è impossibile non amare la pizza, e non solo in quanto italiani, ma in quanto esseri umani dotati di stomaco e papille gustative.

La pizza è una delle meraviglie del mondo, una delle cose che mette d'accordo un po' tutti, data la sua incredibile versatilità. Questo è sempre stato il mio pensiero, ma ne ho avuto ulteriore conferma da quando ho scoperto la pizza di Gabriele Bonci (scoperta grazie all'amica Elisa del blog Kitty's Kitchen), notissimo mastro pizzaiolo romano, la cui pizza è ormai leggenda. Purtroppo non ho ancora avuto il piacere di assaggiare la pizza fatta di suo pugno, ma ho in mente di rimediare con un giretto da Pizzarium la prossima volta che passerò nuovamente da Roma (momento che non dovrebbe essere poi così lontano).

In realtà, però, grazie a degli ottimi video trovati su Dissapore e ai consigli reperiti grazie ad alcune foodblogger, mi è stato possibile tentare di imitare la pizza del Maestro, con il grosso vantaggio di non aver mai assaggiato l'originale… in questo modo non potrò mai sapere se rispecchia davvero la sua. Ciò detto, io mi sono proprio innamorata di questa pizza, molto idratata (come vedrete, contiene un'altissima percentuale di acqua), molto lievitata (ma molto lentamente) e molto, molto leggera. Così non dovrete sentirvi in colpa quando ne mangerete una fetta in più… e credetemi, lo farete, ah se lo farete!

Ma fate come me, organizzate un bel pizza party, così dividerete la vostra colpa con i vostri commensali.

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Cosa mi passa per la zucca?! Crostata di zucca, patate e prosciutto crudo

Ottobre è arrivato, e con lui l’autunno… nonostante i quasi 30°C di questa prima settimana, l’altro ieri pare essere cambiato il vento, e in questi ultimi due giorni le temperature si sono decisamente abbassate, conformandosi alla stagione reale. Pare che la prossima settimana saranno di nuovo in aumento, ma intanto mi godo qualche giorno di zuppe e piatti caldi. Poi, se la prossima settimana sarà di nuovo ora di insalata di riso, faremo l’insalata di riso, ma sarà un problema della me della prossima settimana.

Ma, temperature in rialzo o in calo, c’è finalmente un ortaggio che fa nuovamente la sua comparsa sulla scena: l’amata, coloratissima, versatilissima zucca. Io la amo in maniera particolare per il suo sapore dolciastro ed inconfondibile, che si sposa bene sia con la salsiccia che con il cioccolato.. quanti altri ingredienti hanno questa innata capacità? Ben pochi.
E poi, diciamolo, la zucca sta anche bene circondata da altri compagni ortaggi, per esempio in un sempreverde (o semprearancione.. ok, pessima battuta) passato di zucca, un vero e proprio must della mia collezione autunno-inverno in cucina (ma, grazie al freezer, anche in primavera fa la sua comparsa sulla mia tavola… e un’amica mi ha consigliato il passato di zucca in versione estiva, da mangiare freddo con una spolverata di cannella… quindi avrò zucca per tutto l’anno).

Insomma, io la zucca la adoro proprio in ogni sua forma ed abbinamento.. e quest’anno due fattori contribuiranno a portarla ancor più sulla mia tavola, in ogni pietanza possibile: ai miei produttori di fiducia, i contadini al mercato, se ne aggiunge uno d’eccezione, un’amica che le coltiva nel suo orto (ne ho già potuta assaggiare una… semplicemente fantastica) e un corso di cucina interamente dedicato alla zucca che frequenterò a fine mese. Credo proprio che vedrete questo ortaggio ancora e ancora su questi schermi, per continuare la saga di “che cosa mi passa per la zucca?!“.

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