Aria di Torino – Grissini torinesi stirati delle Sorelle Simili

Torino = Grissino

I grissini qui sono un’istituzione. Trovarne di buoni e fragranti, però, non è sempre così facile. E, chi lo ha provato lo sa, un grissino gnecco, vecchio e molliccio, è veramente un affronto alla loro infinita e semplice bontà.

Così, se non sapete dove procurarvi degli ottimi grissini stirati a mano, se non siete di Torino o se volete togliervi uno sfizio per l’ora dell’aperitivo (e si sa che qui a Torino di aperitivo ne sappiamo qualcosa), eccovi la ricetta per farli da voi (che poi, come si dice…”chi fa da sé fa per tre“).

La ricetta non è mia, ma delle sorelle Simili, anche se io l’ho rubata impunemente alla Greg.. da quando ho visto il suo post sui lunghi lunghi (come li chiamerebbe la sua pulce) ho vissuto come un affronto il fatto di essere torinese e di non aver mai fatto i grissini con le mie mani… ma ora mi sento decisamente a posto con la mia coscienza.

Abbastanza veloci da fare, facili e ci si diverte pure. Ma, soprattutto, vi garantisco che rimarrete sbalorditi dal risultato.

Grissini così buoni è difficile trovarli!

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Grissini finale blog

Comfort dessert di fine inverno – Pere al vino rosso per il #GFFD

Ariecchime!

Non ci si vedeva da fine febbraio, complice un week-end lungo in Val d’Aosta, fra sole, neve, fontina e lardo d’Arnad.

Riemergo che è già marzo, ed inaspettatamente questo inizio mese ha portato con sé un’aria ed un tepore che hanno tutto il profumo della primavera che attende impaziente alle porte.

Ma è ancora inverno, quindi perché non concedersi un dessert confortante come le pere al vino rosso, un grande classico qui in Piemonte. La ricetta che ho scelto di proporvi è quella dell’Osteria del Boccondivino di Bra (Cuneo), che ho tratto da Ricette delle Osterie d’Italia. Cucina Regionale.

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Con questa ricetta partecipo al Gluten Free (fri)Day

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Il comfort food perfetto – Pasta e ceci

Ci sono gli antipasti, i primi piatti, i secondi, i contorni e i dolci.

E poi ci sono quei piatti che, a prescindere dalla portata, riescono a risollevare il tuo umore dopo una giornata nera, o a riscaldarti al primo assaggio quando torni a casa infreddolito e tutto ciò di cui hai bisogno è un piatto fumante.

Sono quei piatti che profumano di casa, di famiglia, di tradizione.

Si chiamano comfort food, e non a caso, perché la loro capacità di conforto (nostro e del nostro stomaco) è semplicemente innata.

Uno di questi piatti, almeno per me, è la pasta e ceci, preparata nel modo più semplice possibile, in modo da apprezzare i legumi nella loro bontà.

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MTC reloaded: zuppa di lenticchie e castagne

Eh già, questa volta faccio il bis.. di cosa? Di castagne, e di MTC! E ringraziate che in questo periodo sono un filino oberata di lavoro/i, altrimenti vi avrei deliziato con altre due ricette (due e mezza, via), ma ve le beccherete fuori concorso (ma in tempo per Natale, mi auguro).

Questo piatto è nato per caso, discutendo di questo MTC con una collega, che mi ha parlato di una zuppa siciliana di lenticchie e castagne. Sull’onda di questa suggestione, l’ho reinterpretata a modo mio, arricchendo semplicemente la mia “solita” zuppa di lenticchie (che a casa mia è un must della stagione) con le castagne secche, togliendo invece il rosso del pomodoro (che di solito, invece, c’è).

Il risultato è una zuppa molto semplice, ma estremamente confortante, in cui le lenticchie si sposano alla perfezione con la dolcezza e il sentore lievemente affumicato delle castagne secche.

Una zuppa che sa di autunno.

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Con questa ricetta partecipo all’MTC di novembre.

MTC

Di radici e di focaccia pugliese per #MangiareMatera

Non so se l’ho mai detto, forse non così apertamente, ma credo di non avere radici. Almeno non radici ben piantate in una sola terra, e a questo ci tengo.

Sì, sono piemontese, io sono nata qui e i miei pure, qui vivo e questa è la terra che sento casa mia, ma non mi sento del tutto piemontese (e neppure gli altri mi vedono e credono tale), forse perché non lo sono.

Per una parte il mio sangue è istriano, perché da lì veniva mia nonna materna, una donna giunonica e solare che con purtroppo non ho mai conosciuto, non ho avuto la fortuna di poter imparare da lei a fare la pasta fresca, tirata fine fine col mattarello, né le sue sarme o il baccalà alla vicentina pestato a mano (ma quello per fortuna è rimasto in famiglia, dovrò solo impararlo a mia volta). Non ho mangiato le sue patate allo strutto cotte nel forno a legna, ormai entrate nella leggenda, né ho mai sentito la sua contagiosa risata. Ma non posso farci nulla, la vita è anche questo, e mi devo accontentare di avere imparato i suoi Ćevapčići o di aver visto per la prima volta quest’anno il suo paese natale. È così, certe persone (sempre quelle sbagliate, lasciatemelo dire) se ne vanno troppo presto, lasciando dei vuoti che si ripercuotono anche a distanza di tanto tempo.

Ma una parte del mio sangue è pugliese, da parte di un nonno paterno anch’egli mai conosciuto, se non per le foto da cui è lampante la somiglianza con Gino Cervi e per i racconti fatti da mio padre e soprattutto da mia nonna sui tempi lontani, su un barbiere di un paesotto barese che le faceva la serenata.

Forse è scorretto dire che non ho radici, ne ho diverse, e sono per questo un frutto nato da terre diverse, del nord, del sud e dell’est, dell’Italia e di fuori (anche se per poco), e forse da lì mi viene quell’essere tutto e non essere niente che tanto mi caratterizza, quello stare sempre in bilico fra diverse passioni, progetti, aspirazioni di grandezza. Quel non essere né carne né pesce, che per tanti è motivo di diffidenza e per me lo è di orgoglio; mi piace non essere scontata, prevedibile, e voglio poter avere le radici che ho, esserne onorata, ma poterne costruire di altre e trovare così il mio posto nel mondo.. si spera.

Però dovete ancora sapere che il paese di mio nonno si chiama Santeramo in Colle, e che dista appena una ventina di chilometri da Matera, così ho deciso di chiudere la mia partecipazione al contest Mangiare Matera con una ricetta che non sarà forse molto originale, ma che è un omaggio a questa mia radice: si tratta di una focaccia pugliese con pomodorini e cipolle, ma fatta con la ricetta di un romano (tal Gabriele Bonci, per capirci), ricetta per cui ringrazio infinitamente Elisa, che ha condiviso questa meraviglia sul suo blog.

E, grazie alla semola rimacinata di grano duro Senatore Cappelli, il risultato è strabiliante, una focaccia morbida e insieme croccante, con tutto il gusto buono e semplice del grano.

Focaccia grano duro intera blog

Focaccia grano duro blog

 Con questa ricetta partecipo al contest Mangiare Matera, in collaborazione con Scatti Golosi

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Un’insalata di ceci che profuma d’estate, con zucchine grigliate, olive taggiasche, sedano, pomodorini, menta e basilico

Riecchime! Ogni volta riesco a superare me stessa in quanto ad assenza.. ma non è ingiustificata, lo giuro. In questo periodo, infatti, vivo con un piede in due case, dovendo fare da dog-sitter al cane dei miei (beh, è lì che ha la residenza) che, ormai in piena crisi di identità canina, vive col guinzaglio sempre al collo.

Insomma, spesso e volentieri dormo in una casa, a pausa pranzo sono nell’altra e a cena … Dio provvederà! Ovviamente la macchina fotografica si trova sempre nella casa sbagliata, ma possono esserlo anche pentole e cibarie (una goduria andare avanti e indietro con borse e borsoni). Dicono che sia bello avere due case, ma non fatevi fregare, ciò è vero solo se la seconda è una casa di villeggiatura, possibilmente al mare o in montagna.

In ogni caso è un periodo intenso in cucina e, incredibile ma vero, ogni tanto riesco persino a scattare qualche foto (quando mi trovo nella stessa location della macchina fotografica)… anche perché c’è un nuovo meraviglioso ingresso in famiglia: un obiettivo fisso 50mm Nikon. Presto vi farò federe i risultati, e mi auguro che ciò comporti dei miglioramenti.. ma questo sarete voi a dirlo!

Nel frattempo, però, se siete alla ricerca di un modo estivo per mangiare i legumi, siete nel posto giusto: una bella insalata di ceci con aggiunta di zucchine grigliate, pomodorini, olive taggiasche, con una bella aggiunta di basilico e menta… moooolto estivo, provare per credere!

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