La Gubana sbagliata con zabaione alla šljivovica per l’MTC

L’MTC di questo mese è stato un colpo al cuore.

Perché Mari (aka lasagnapazza) ci parla di strudel, e di Friuli, e per me non poteva che essere un ritorno alle origini, a quella parte del mio sangue che arriva dalla Croazia.

Ma in Croazia lo strudel non si fa. O meglio, sicuramente si prepara (la distanza dal Friuli è così poca che è impensabile una mancata contaminazione), ma non è un dolce tipico: difficilmente lo troverete come dessert in un ristorante e, per essere precisi, difficilmente troverete un dessert nelle carte di una qualsiasi trattoria locale, o gostiona che dir si voglia. La Croazia ha infatti una cucina molto semplice, principalmente basata su cibi cotti alla griglia, soprattutto carni (già qui vi avevo parlato di ćevapčići, ražnjići e pljeskavica, che dominano questa cucina insieme all’immancabile maialetto allo spiedo), ma anche pesci e crostacei (mio grande rammarico è non aver mai assaggiato la granseola).

La verità è che per me lo studel è una ricetta del cuore, è una ricetta di famiglia, ma non è una ricetta di mia nonna, bensì di nonna Norma, la nonna dei miei cugini materni. Lei, friulana di Fiume, l’ha sempre preparata e proposta in tutte le grandi cene di famiglia, e il suo strudel per me è semplicemente LO strudel, che da qualche anno ho finalmente imparato a preparare grazie ad un corso intensivo tenuto da mio zio, suo figlio e unico depositario della ricetta e della tecnica. Quello strudel l’ho imparato sul campo (altro che corsi teorici, tsk) e ora l’ho fatto mio. La ricetta della pasta matta è diversa da quella di Mari, perché la “mia” ha l’uovo, e risulta quindi un po’ meno elastica e un po’ più difficile da stendere, ma è la ricetta del cuore, e al cuor non si comanda. Prima o poi la vedrete, lo giuro.

Però non mi andava di proporre uno strudel classico, e così l’ho contaminato con un altra ricetta storica del Friuli, la gubana, un dolce lievitato con un ripieno ricco di frutta secca e uvette ammollate nel liquore. Un dolce che nessuno nella mia famiglia ha mai preparato tranne me, e di cui mi sono follemente innamorata. La prima volta lo preparai che facevo la quinta elementare (anche se, ora che ci penso, forse preparai un presnitz, dolce triestino simile alla gubana, ma con un guscio di pasta sfoglia), e mi ci dilettai quando tutti, in classe, dovemmo preparare un piatto tipico delle regioni di appartenenza: mi rubarono il Piemonte, mi rubarono la Puglia (del nonno paterno) e la Croazia ovviamente non era contemplata, così ripiegai sul Friuli, ciò che andava più vicino, e così mi ritrovai a preparare questo dolce così ricco e delizioso. L’ho poi rifatta qualche mese fa, con la pasta lievita, ma non c’è due senza tre ed ora eccomi qua.

Ecco quindi la mia gubana sbagliata, un guscio di pasta matta che racchiude qualcosa che amo e qualcosa di me, Croazia compresa (grazie alla šljivovica, il distillato di prugne più diffuso nel Paese).

Strudel - Gubana collage blog

Strudel gubana finale blog

Con questa ricetta partecipo all’MTC n. 36

mtc36

 

 

Vai, primavera!

Foto di Eleonora

Oggi splende un bel sole su Torino, e dovrebbe reggere per l’intero week-end, molto opportunamente, visto che me ne andrò un po’ in girula, come si dice dalle mie parti. Voglio proprio godermi questi primi cieli azzurri, questo primo tiepido sole, percorrere in macchina strade di campagna e fermarmi quando mi va, in cerca di niente, magari solo di qualche suggestione fotografica… non ve l’ho detto che sto frequentando un corso di fotografia, vero?! Beh, lo sto facendo, così magari imparerò a sfruttare un po’ meglio i potenti mezzi tecnologico-fotografici di cui sono da poco fornita. Ne approfitto per salutare i miei compagni di tribù (la tribù di Reflextribe) e i miei docenti (quanto sono professionale), che forse bazzicheranno da queste parti… vi piacerebbe trovare questa torta alla lezione di martedì, eh?!

Ma (e l’avete ormai imparato, che c’è sempre un ma), per evitare che il tempo mi giochi qualche brutto scherzetto, vorrei fare una sorta di sacrificio ai numi del meteo, cioè proporre quella che spero sarà l’ultima vera ricetta invernale di questa stagione di blog … e se la prossima volta troverete la ricetta dello yak peperonato, date la colpa al clima, non alle mie intenzioni. Non sono riuscita a pensare a nulla che presentasse più suggestioni invernali rispetto ad una bella torta di frutta secca accompagnata da uno zabaione, per me aromatizzato al passito di Pantelleria (il mio tallone d’Achille)… dite che è abbastanza invernale?

Mi auguro che questo dolce possa essere considerato un sacrificio sufficiente, e che il sole ci accompagni sempre più, d’ora in poi, o almeno per questo fine settimana (mi accontento di poco, tutto sommato).

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